Autorizzazione del trasferimento del minore all’estero: i criteri elaborati dal Tribunale di Milano

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 29 luglio 2014

 Introduzione
Questo provvedimento è rilevante perché specifica nel dettaglio i criteri previsti dal 337 ter c.c. in caso di separazione dei genitori coniugati ovvero conviventi. Siffatto articolo, infatti, impone di adottare i provvedimenti relativi alla prole nell’interesse morale e materiale esclusivo dei figli minori, di garantire il mantenimento di un rapporto continuativo ed equilibrato con entrambi i genitori e di conservare relazioni significative con i parenti di entrambi i rami genitoriali. Si tratta di un compito molto delicato, specie nel caso in cui sia presente una richiesta di trasferimento dei figli in tenera età a notevole distanza dal genitore non collocatario.

Fatto
Due persone di nazionalità e religione diverse si conoscono e, una volta che la partner rimane incinta, vanno a convivere insieme. Tuttavia la convivenza dura soltanto pochi mesi dopo la nascita del figlio. La madre, francese trasferitasi in Italia, cambia residenza e lavoro, ma successivamente lo perde, tuttavia riceve una proposta di impiego che la renderebbe economicamente indipendente presso un’azienda di Parigi, sua città di origine, e ricorre affinché venga autorizzata a trasferirsi colà insieme al figlio. Il padre, italiano agente di commercio, si oppone perché, con la collocazione del bambino presso la madre a Parigi, sarebbe per lui di fatto impossibile instaurare un rapporto diretto e continuativo con il figlio, avente l’età di due anni al momento dello svolgimento dei fatti. Nella motivazione del decreto il collegio giudicante specifica nel dettaglio l’analisi della personalità dei genitori, effettuata attraverso CTU e con l’ausilio di consulenti di parte. Al fine di decidere sull’accoglimento ovvero sul rigetto dell’istanza della madre, i giudici milanesi elaborano alcuni criteri per stabilire quale sia la soluzione migliore per l’affidamento del minore.

L’elaborazione dei criteri di allocazione del minore.
Seppure i giudici riconoscano come “fin troppo ovvia” la libertà delle parti di muoversi e scegliere il proprio luogo di residenza al fine di realizzare le proprie aspirazioni sociali e lavorative, garantite dalle leggi nazionali e internazionali, occorre bilanciare siffatte garanzie con la tutela del miglior interesse del minore. A questo proposito, i criteri elaborati dai giudici si possono elencare come segue:
a) il primo criterio riguarda l’analisi delle motivazioni del trasferimento del genitore collocatario. Questi deve avere “sostanziali ragioni per trasferirsi altrove non determinate (solamente) da più remunerative chance lavorative ovvero da un mero ‘cambio di ambiente sociale’ che offra (all’adulto e solo all’adulto) una più generale sicurezza rispetto a quella offerta dall’ambiente in cui ha convissuto con la prole fino al momento della richiesta”;
b) un secondo criterio concerne i tempi e le modalità di visita e di frequentazione tra il figlio e il genitore non collacatario; modalità e tempi che il genitore collocatario deve poter garantire in vista del suo trasferimento e che devono presentare profili di fattibilità realistiche, le quali non costringano il genitore non collocatario a stravolgere le sue abitudini di vita o ad affrontare costi economici sproporzionati ai propri redditi;
c) un terzo criterio, in un certo senso collegato con quello precedente, concerne la disponibilità del genitore non collocatario nel trasferirsi all’estero per mantenere la continuità della propria funzione genitoriale, benchè questi non possa essere costretto a effettuare un passaggio del genere, tuttavia occorrerebbe “saggiare” la capacità e la volontà di costui di cambiare (se possibile) i propri riferimenti lavorativi e sociali al fine di mantenere i rapporti con il figlio. Insieme, va valutata l’ipotesi che il trasferimento all’estero del genitore collocatario non sia adottato al solo fine di rendere difficoltoso ovvero di danneggiare la relazione del figlio con l’altro genitore;
d) il quarto criterio riguarda la necessità di verificare la possibilità e la modalità di garanzia e salvaguardia delle relazioni del minore con le altre figure importanti della sua vita di relazione, che ne consentono la costruzione dell’identità familiare e sociale, come parenti ed amici;
e) il quinto criterio si riferisce alla valutazione dell’impatto del trasferimento e dei suoi effetti sulla psiche del minore, in considerazione del suo bisogno di stabilità ambientale, relazionale, emotiva e psicologica;
f) il sesto criterio concerne l’analisi delle caratteristiche dell’ambiente familiare in cui il genitore collocatario vuole trasferirsi rispetto a quelle ove si trova il minore in precedenza al suo trasferimento. Quali esempi si possono elencare la diversità della lingua, di cultura, di organizzazione sociale e scolastica, nonché altri modelli di vita che “possono trasformare il padre e il figlio in stranieri che percepiscono l’altro come appartenente ad un altro mondo”.
g) un ulteriore criterio concerne l’età dei figli. Infatti, minore è l’età e minore è la probabilità, ovvero il rischio, di una completa compromissione di un significativo legame con il genitore non collocatario.
h) infine, il desiderio del minore di volersi trasferire, infatti maggiore sarà l’età e con essa maggiore il grado di maturazione e di sviluppo psicofisico del minore e quindi maggiore rilevanza avranno nella decisione il suo parere e i suoi desideri.

La decisione dei giudicanti sul trasferimento a Parigi
Alla luce dei summenzionati criteri, i giudici del Tribunale ambrosiano negano l’autorizzazione al trasferimento a Parigi alla madre del minore. Infatti non devono esclusivamente essere tenute in conto le chances lavorative e reddituali della madre. A questo proposito, i giudici osservano che queste riguardano soprattutto la volontà di riallacciare rapporti che la madre sente rassicuranti “per sé soltanto”, in conseguenza della rottura con il padre, indipendentemente dalle esigenze di questo di mantenere i rapporti con il figlio e soprattutto del figlio di mantenere i rapporti con il genitore. Quest’ultimo rilievo emerge in considerazione della tenera età del figlio minore e della distanza che separa la località di residenza del padre con Parigi, elementi che portano al presumibile attenuarsi dei rapporti tra padre e figlio. Oltre a negare l’autorizzazione del trasferimento del figlio minore a Parigi insieme alla madre, i giudici ambrosiani dettagliano con minuzia la disciplina del diritto di visita tra padre e minore, tanto durante i periodi settimanali, quanto in quelli di vacanza, ulteriormente stabiliscono l’entità del mantenimento del figlio minore, anche in considerazione della perdita di chances in relazione all’impossibilità materna di accettare l’offerta di lavoro parigina.

Tribunale ordinario di Milano, 11 giugno 2014