Il miglior interesse

In questi giorni d’agosto il dibattito sulla nascita dei gemellini figli dello scambio di provette sembra appassionare di più della raffazzonata e autoreferenziale riforma costituzionale.

Indubbiamente si tratta di un argomento che tocca le corde essenziali dell’umanità: concepimento in provetta, genitorialità, discendenza, nascita, futuro. Il fatto è noto: a seguito di un errore durante una procedura di fecondazione artificiale effettuata in un noto ospedale romano, una coppia di coniugi si è ritrovata a portare avanti la gravidanza di due embrioni formati dal materiale ganetico di un’altra coppia di coniugi, ai quali l’analoga operazione di impianto di materiale genetico “scambiato” non è andata a buon fine.

Semplificando: si tratta del caso di una donna incinta di figli non suoi senza alcuna sua volontà di surrogazione di  maternità. Di conseguenza si è realizzata una fattispecie del tutto scoperta da regolamentazione giuridica.

A questo punto parrebbero aprirsi le  porte dei tribunali, tant’è che i genitori biologici hanno dato mandato affinché con provvedimento d’urgenza si impedisca la formazione dell’atto di nascita dei neonati e la sua registrazione con i dati degli “altri” genitori. Tuttavia la notiizia della nascita dei bambini ha reso quest’azione superflua. Va altresì segnalato che i tentativi di contatto tra le coppie di genitori siano risultate inani.

Ora, sappiamo che la legge italiana è molto “tradizionalista”, che ha “regolato” le gravidanze in provetta con la legge 19 febbraio 2004, n. 40, oggetto di plurime decisioni nazionali e sovranazionali per il dogmatismo e l’irrazionalità di molte delle sue prescrizioni. Ma nè la legge in questione, nè le decisioni giurisprudenziali hanno scalfito il principio aureo della tradizione giuridica in tema di filiazione: mater semper certa est.

Molti commentatori si sono rifatti, consciamente o inconsciamente, a questo principio per giustificare il fatto che il legame tra il concepito e la donna che lo porta in grembo rappresenta la forma d’amore più pura e disinteressata in assoluto, che è ineludibile, eccetera, eccetera; a volte rasentando la ripetizione di stereotipi, altre volte negando l’evidente realtà, ma comunque divagando rispetto a quello che è il vero cuore del problema: la tutela del miglior interesse dei minori.

Ecco, nei vari commenti a questa vicenda che, seppur nella sua unicità, rappresenta molto bene la essenzialità di quanto affermato, manca una seria considerazione del seguente quesito: di chi dobbiamo prenderci maggiormente cura: delle due coppie di aspiranti genitori o della coppia di nascituri?

A me la risposta sembra piuttosto evidente. A mio sommesso avviso non è sempre possibile garantire la tutela del miglior interesse dei minori attraverso quello dei genitori. In altri termini, non si può limitare la soluzione di questo problema “scegliendo” a quali genitori assegnare la maternità (quella biologica o quella naturale?) e di conseguenza la paternità.

Apparentemente, per risolvere la questione sembra profilarsi inevitabile una battaglia legale, la quale, a mio parere, non rappresenta il miglior interesse dei minori. La questione è come attuare concretamente questo principio. Banale, forse, ma tra questa alluvione di parole e di istanze giudiziarie, manca proprio questo tipo di presa d’atto e di responsabilità.