Adozione e orientamento omosessuale del genitore: sì alla step-child adoption anche in Italia

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 2 settembre 2014

Il caso

La famiglia della quale si è occupato il Tribunale per i Minorenni di Roma è composta da una bambina di cinque anni, la sua madre biologica e la sua cónyuge, infatti le due donne si sono sposate in Spagna ai sensi della legge colà vigente, nonché registrate come coppia convivente presso l’apposito registro delle unioni civili tenuto dal municipio della città di residenza. La minore, concepita in Spagna, è figlia della più giovane delle cónyuges che l’ha partorita cinque anni fa. Durante la causa il Tribunale per i Minorenni romano ha effettuato una approfondita istruttoria per verificare come la bambina sia affettuosamente legata ad entrambe le donne, da lei ambedue chiamate “mamma”, e stia crescendo serena e amorevolmente seguita. La coppia ha già preso degli accordi di natura privatistica per disciplinare la loro relazione, anche con riguardo alla bambina, tuttavia la partner della madre ha presentato domanda di adozione della bambina ex art. 44 lettera d) Legge 184/1983.

L’adozione in casi speciali ex art. 44 lett. d) Legge 184/1983 e la c.d. “step-child adoption”.

L’art. 44 della legge 184/1983 disciplina l’adozione c.d. “in casi particolari”. Come ha osservato autorevole dottrina esperta della materia, siffatta norma è già stata oggetto di interpretazione giurisprudenziale al fine di consentire l’adozione da parte di singoli ovvero di coppie non sposate “nel caso in cui sussista di fatto una relazione genitoriale con il minore” (M. Gattuso, Tribunale per i minorenni di Roma: sì all’adozione del figlio del partner ed al doppio cognome, l’omogenitorialitá é “sana e meritevole d’essere riconosciuta”, pubblicato sulla rivista telematica online “Articolo 29, il 30 agosto 2014). Pertanto, se tale adozione è ammissibile per le coppie eterosessuali non coniugate e per i singoli, sarebbe tanto discriminatorio quanto illegittimo rifiutarla a persone omosessuali singole ovvero stabilmente conviventi. Inoltre, come già stabilito dalla giurisprudenza di Cassazione con la nota sentenza 601/2013, l’orientamento sessuale del genitore non incide negativamente sulla crescita dei minori, né vi è ragione alcuna per dubitare in astratto della capacità genitoriale delle persone omossessuali.

Per quel che concerne nello specifico l’istituto dell’adozione, va sottolineato che non bisogna confondere l’adozione legittimante con quella in casi particolari. La prima riguarda “l’adozione”, nel senso comune del termine, ovvero quella (nazionale o internazionale) che consente l’adozione di minori in stato di abbandono ai sensi dell’art. 6 della legge 183/1984. Essa è consentita solo alle coppie sposate da almeno tre anni, pertanto è interdetta a singoli o conviventi, siano questi etero ovvero omosessuali.

L’”adozione in casi particolari” è invece prevista dall’art. 44 della medesima legge che ne disciplina compiutamente i casi specifici nelle lettere a), b), c) e d), le quali concernono ipotesi in cui sia già presente un legame tra il minore e l’adulto che si prende cura di lui come se ne fosse il genitore, pertanto essa è consentita anche alle persone singole e alle coppie conviventi. In questi casi lo Stato dà rilevanza giuridica e protegge una relazione tra il bambino e chi si occupa di lui. Non vi è situazione di abbandono, al contrario, vi è necessità di formalizzare una situazione di cura e di accoglienza attribuendo piena efficacia giuridica.

Questa situazione è comparabile con la “step-child adoption” (ovvero l’adozione del figlio naturale ovvero adottivo da parte del partner del genitore), già conosciuta in diritto comparato. Essa ricorre in diverse pronunce giurisprudenziali della Corte europea dei diritti umani su questo tema. A questo proposito si ricordano la decisione X e altri contro Austria del 19 febbraio 2013, dove si affermava la discriminazione e la violazione degli artt. 8 e 14 CEDU a sfavore delle coppie omosessuali conviventi che non potessero accedere all’analogo istituto al pari delle coppie eterosessuali conviventi; ovvero la decisione Salgueiro da Mouta da Silva contro Portogallo del 21 dicembre 1999 secondo la quale l’omosessualità non influisce sulle capacità genitoriali, come riscontrato in numerosi studi scientifici. Accanto a questi precetti convenzionali va ricordato ed applicato anche l’art. 3 della Convenzione di New York di protezione dei diritti del fanciullo (recepita in Italia con Legge 27 maggio 1991, n. 17).

La decisione del Tribunale per i Minorenni di Roma

Questa decisione del Tribunale per i Minorenni di Roma si evidenzia per la dettagliata ed esaustiva spiegazione del ragionamento logico giuridico effettuato in relazione al caso concreto al fine di giungere al riconoscimento dell’adozione ex art. 44 lett. d) legge 183/1984 nei confronti della conyuge della madre della bambina. I giudici analizzano concretamente e compiutamente le circostanze di questa vicenda e decidono secondo il miglior interesse della bambina a veder tutelato il rapporto con la persona che insieme a sua madre ne segue la crescita e lo sviluppo, curandola, istruendola, educandola e mantenendola come se fosse il suo genitore biologico, indipendentemente dal suo orientamento sessuale. La miglior risposta alla canea di critiche ideologiche e astratte contro questa decisione risiede proprio in siffatta analisi concreta e fattuale effettuata alla luce del miglior interesse del minore seguendo la normativa vigente e i precetti costituzionali e convenzionali europei nonché internazionali relativi ai principi di non discriminazione e della tutela del miglior interesse del minore.

Tribunale per i Minorenni di Roma, 30 luglio 2014, Pres. Est. Dott.ssa Cavallo.