I cinguettii di Twitter nelle aule dei tribunali stranieri

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico il 29 settembre 2014

Twitter è uno dei social network più diffusi attraverso il quale è possibile divulgare velocemente e con immediatezza fatti e opinioni dei generi più vari. Le sue caratteristiche principali sono la sintesi del messaggio che deve essere contenuto in 140 caratteri e la modalità di reperimento sul social network che avviene attraverso specifici hashtag anche tra titolari di account che non siano direttamente connessi tra loro, al contrario di Facebook. Seppure coinvolto meno sovente in casi giudiziari rispetto a Facebook o Google, le fattispecie ad esso relative risolte dalle corti presentano sempre interessanti spunti.
In Francia un noto uomo politico ha citato Twitter di fronte al Tribunal de Grande Instance de Paris affinché rivelasse i dati e le password di un account fake che, usurpando la sua identità, annunciava falsamente il suo ritiro dalla vita politica. La falsa notizia venne ripresa dalla stampa. Twitter si è difesa affermando che secondo le disposizioni contrattuali del servizio i dati personali dei sottoscrittori degli account vengono cancellati dopo 30 giorni dalla chiusura del medesimo. Nel caso di specie detto periodo è spirato prima che il ricorrente depositasse la sua istanza, pertanto Twitter chiede il rigetto dell’istanza attorea. Il Tribunale parigino accoglie la domanda attrice e, insieme, condanna Twitter al risarcimento del danno per 4000€ poiché la richiesta informale del ricorrente era stata reiteratamente presentata antecedentemente al termine di cancellazione dei dati.
Anche negli Stati Uniti, presso la Supreme Court of New York, Kings County, è stato affrontato il caso di un account fake di Twitter. In questa specifica fattispecie il fake ha usurpato l’identità di un soggetto e pubblicato sul profilo twitter di questi la foto di abusi su minori mostrati durante un processo per violenze su bambini in corso presso una corte newyorkese, nonostante la proibizione del giudice di scattare immagini durante le udienze. Con questa sentenza il giudice newyorkese, oltre a scagionare completamente l’attore-vittima del falso account, ordina a Twitter di svelare i dati personali del gestorre dell’accont fake.
Il caso affrontato dalla High Court of New Zealand riguarda la campagna “Climate Voter” organizzata da Greenpeace nel giugno 2014 in vista delle elezioni del 20 settembre 2014. La campagna consisteva nel lancio di un sito web (www.climatevoter.org.nz) e con collegati profili Facebook e Twitter (nello specifico, @ClimateVoterNZ). Secondo la Electoral Commission neozelandese, siffatta campagna aveva ad oggetto argomenti politici, nonché costituiva propaganda elettorale e pertanto doveva obbedire alle disposizioni dell’Electoral Act 1993. Tuttavia la Corte ha accolto le regioni di Greenpeace affermando che le campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica in materia ambientale non costituiscono propoganda elettorale e sono protette della libertà di manifestazione del pensiero.
In Sudafrica, la North Gauteng High Court ha affrontato un caso relativo alla diffusione via blog e Twitter di allegazioni e insinuazioni negative sulle capacità professionali del ricorrente, un soggetto piuttosto noto a livello locale, secondo le quali il ricorrente era coinvolto in frodi ovvero condotte illegittime. Prima che la causa giungesse in decisione, il convenuto ha pubblicato una rettifica sui contenuti diffamatori precedentemente diffusi insieme alle scuse, pertanto il convenuto instava per lo stralcio del contenzioso, rimanendo tuttavia in sospeso la questione delle spese legali. Il giudice ha preso atto delle scuse e delle rettifiche, tuttavia ha posto a carico del convenuto l’intero costo delle spese legali sostenute dall’attore.
Presso la Court of Final Appeal di Hong Kong è giunta in decisione una causa relativa alla diffusione online di un messaggio ritenuto istigatore alla violenza politica. Oltre al rigetto dell’appello del condannato autore del suddetto messaggio, questa decisione è interessante per la critica alla carenza di stringenti norme sul controllo della decenza, offensività e opportunità dei contenuti pubblicati, facendo specifico riferimento a due norme legislative che, seppur rivolte a regolare i mezzi di comunicazione, non contengono alcun riferimento a Internet, lasciando la Rete senza appropriata regolamentazione. Nelle note a piè pagina, si fa riferimento a Twitter proprio come caso esemplare nella divulgazione incontrollata di contenuti.