Matrimoni same-sex, nulla di fatto. La Corte d’appello di Firenze annulla la trascrizione

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 2 ottobre 2014

Il caso

Il decreto del 3 aprile 2014 impugnato presso la Corte d’Appello di Firenze dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Grosseto riguardava l’ordine di trascrizione di un matrimonio tra persone del medesimo sesso celebrato a New York nei registri dello stato civile del comune di Grosseto. Il giudice di prime cure rilevava che in presenza di una forma corretta, in mancanza di espressi impedimenti e di violazione dell’ordine pubblico internazionale, “si impone(va)” nella specie la trascrizione del matrimonio come richiesto dall’articolo 65 della legge n. 218 del 1995, per cui hanno effetto in Italia i provvedimenti stranieri relativi alla esistenza di rapporti di famiglia di diritti purché non fossero contrari all’ordine pubblico. Il tribunale toscano rilevava che la trascrizione “non ha natura costitutiva ma soltanto certificativa e di pubblicità di un atto già valido”. A questo proposito, il medesimo giudice sottolineava che non poteva essere considerata contraria all’ordine pubblico una prescrizione giuridica, come la nozione di vita familiare contenuta negli artt. 8 e 12 CEDU, interpretata dalla Corte di Strasburgo (nella sentenza 24 giugno 2010, Shalk e Kopf contro Austria) afferente ad un ordinamento sovranazionale al quale l’Italia ha aderito ormai da molti anni.

Tuttavia, siffatta ricostruzione era occasione per aprire un vivacissimo dibattito sul tema: da un lato le voci contrarie si rifacevano alle note sentenze 138/2010, e successivamente 170/2014, secondo le quali il paradigma eterosessuale del matrimonio fosse insuperabile, dall’altro alcuni sindaci (come nel caso dei comuni di Fano, Napoli e Bologna, registravano di propria spontanea iniziativa siffatti matrimoni nei registri di stato civile comunali, ai sensi di legge nell’apposita sezione dedicata ai matrimoni celebratisi all’estero con la loro trascrizione sull’atto di nascita.

In dottrina si è iniziato a discutere sulla produzione di effetti di siffatti provvedimenti di trascrizione (sia spontanea, sia ordinata dai tribunali) alla luce delle interpretazioni apportate dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 4184/2014, il cui principio giuridico si ricorda affermare che: il matrimonio contratto all’estero da due cittadini italiani dello stesso sesso non può essere trascritto nei registri di stato civile italiano non in quanto ”inesistente” bensì in quanto inidoneo a produrre effetti giuridici in ambito nazionale”. Nel frattempo va segnalato che il Tribunale di Milano ha rigettato due istanze analoghe a quella grossetana di trascrizione di same-sex marriage celebrati all’estero proprio fondandosi sull’esclusiva inefficacia nazionale di siffatti matrimoni, tralasciando del tutto la loro rilevanza in ordine al diritto dell’Unione Europea.

La decisione della Corte d’Appello di Firenze

La decisione della Corte d’Appello di Firenze è interessante sia per quanto afferma sia per ciò che tace. Infatti, i giudici d’appello fiorentini hanno annullato il decreto rinviando gli atti al Tribunale di Grosseto che dovrà nuovamente pronuciarsi dopo aver sanato un preciso vizio procedurale. Nello specifico, la Corte di appello ha ritenuto che di fronte al Tribunale il ricorso sia stato erroneamente notificato al Comune nella persona del Sindaco, mentre avrebbe dovuto essere notificata al Sindaco in qualità di ufficiale di Governo. Secondo siffatta ricostruzione normativa, la questione era di competenza statale, in quanto inerente ai registri di stato civile, e non comunale. Siccome tale vizio non è sanabile in appello, la causa è stata rinviata al giudice di prime cure, tralasciando completamente di pronunciarsi sul merito e sulle specifiche motivazioni addotte dal giudice grossetano nella sentenza annullata in merito alla validità in re ipsa dei matrimonio same-sex celebrati all’estero.

Le conseguenze

Come avveniva per la tela di Penelope, il giudice d’appello ha disfatto il provvedimento sulla trascrivibilità nei registri dello stato civile del matrimonio tra persone dello stesso sesso celebrato all’estero, ma non ha potuto influire sulla valenza “sociale” e culturale di siffatto provvedimento. Esso, infatti, è stato l’apripista di un dibattito di natura giuridica aperto tra gli operatori del diritto, magistrati ed avvocati, in merito agli effetti interni riconoscibili a detti provvedimenti stranieri. Tale dibattito, per il solo fatto di esistere, comporterà una evoluzione e quindi un perfezionamento dell’esperienza degli operatori in materia ai fini di riconoscere efficacia giuridica concreta nella quotidianità delle persone coinvolte nella richiesta di tutela delle loro situazioni giuridiche.

Corte d’Appello di Firenze, 23 settembre 2014, decreto, De Simone, Pres e rel.