Copyright: gli orientamenti più recenti delle Corti internazionali

pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 21 ottobre 2014

La violazione del copyright di musica attraverso Internet continua ad essere oggetto di contenzioso nelle corti nazionali straniere, ad esempio in Nuova Zelanda essa è stata oggetto della decisione emanata dal Copyright Tribunal of New Zealand con la sentenza Recorded Music NZ v VOD02014-D-R-9488397. In questo caso, i detentori dei diritti d’autore lamentavano una violazione avvenuta attraverso il file-sharing. L’interesse della decisione riguarda il riconoscimento del file sharing come strumento neutro, non illegale di per sé, osserva la Corte, tuttavia attraverso di esso potrebbero venire illegalmente scambiati materiali protetti come musica, film, trasmissioni televisive, libri o software. La legge neozelandese segue il modello dei c.d. “three strikes”, ovvero dapprima viene richiesto l’identificazione dell’Internet Protocol al service provider del presunto violatore, poi la notifica a questi dei tre avvertimenti sull’illegalità della condivisione dei materiali protetti e infine l’apertura del contenzioso di fronte al giudice specializzato. Siffatto modello, tuttavia, presenta la irrisolta questione sulla natura dell’Internet Protocol del convenuto, ovvero se questo debba essere considerato o meno un dato personale. La soluzione neozelandese propende verso la negazione di siffatta natura. La legge neozelandese sul copyright attribuisce al giudice il potere di comminare una sanzione a carico del convenuto giudicato colpevole fino a 15.000 dollari neozelandesi, mentre in questo caso essa è stata valutata nell’importo di 738,96 dollari.

In Canada, la Supreme Court of British Columbia ha deciso il complesso caso Animal Welfare International . v. W3 International Media Ltd.. Relativamente al copyright, la Corte ha accertato l’avvenuta violazione del medesimo attraverso il plagio dell’intero sito web dei ricorrenti, dei loro materiali pubblicitari e informativi. Trattandosi di una parte soltanto delle allegazioni e delle domande attoree, il giudice valuta in modo complessivo il danno subito, riconoscendolo tuttavia come voce risarcitoria autonoma per un importo di 20.000 dollari canadesi. Sempre in Canada si stanno manifestando i prodromi di un nuovo interessante contenzioso relativo a Netflix, il servizio americano che fornisce programmi on demand attraverso Internet, noto anche per la produzione di contenuti in via autonoma come le serie di successo House of Cards o The Square, sviluppando quindi un servizio ulteriore ed indipendente rispetto al mero servizio provider. A questo proposito la CRTC (Canadian Radio-Television and Communication), l’Autorità Canadese che in quel Paese ha giurisdizione in merito alla trasmissione di contenuti attraverso Internet, ha chiesto chiarimento sulle sue attività. Anche se Netflix ancora non ha ufficialmente comunicato la propria posizione, va sottolineato che essa è una compagnia di diritto statunitense e non ha alcun collegamento con il territorio canadese. Pertanto, parrebbe delinearsi un contenzioso sulla giurisdizione della stessa autorità canadese di controllo.

Negli Stati Uniti, la Corte Suprema non tratterà il c.d. Superman Case perché i litiganti, da un lato gli eredi di Jack Kirby, il creatore di molti dei supereroi come Superman, Thor, Captain America e Hulk e dall’altro lato la Marvel, hanno raggiunto un accordo definitivo del quale, però, non è stato reso noto il contenuto. La questione concerneva la circostanza se i noti personaggi fossero stati creati dal loro autore mentre questi era freelance o mentre era sotto contratto con la Marvel stessa. La decisione impugnata, emanata del 2nd US Circuit Court of Appeals di New York, e che mantiene la sua validità, aveva accolto le ragioni della Marvel affermando che le creazioni di Jack Kirby appartenevano all’editore ai sensi del Copyright Act 1909.

Uno dei contenziosi più longevi in materia di copyright, Capitol Records v. MP3Tunes, ancora in corso presso la Southern District Court di New York, sta volgendo al termine con una significativa riduzione dell’ammontare dei danni punitivi riconosciuti a favore dei querelanti a 750 mila dollari rispetto ai 7 milioni e mezzo di dollari a carico dell’ex Chief Executive dell’azienda.

In Francia, il servizio Playtv.fr, edito da Playmedia, è stato condannato per concorrenza sleale, contraffazione di marchio, violazione del diritto d’autore e di diffusione non autorizzata dei programmi di France Télévisions. A questo proposito il condannato, che in realtà processualmente era il ricorrente, si è visto imputare la condanna al versamento di un milione di euro richieste dai convenuti in via riconvenzionale. Playtv.fr rivendicava la legittimità delle sue trasmissioni online attraverso il servizio “must carry” previsto dalla legge francese del 30 settembre 1986 sulla libertà di comunicazione, tuttavia questa legge impone la conclusione di un contratto di licenza che tra le parti non è mai intercorso.