Russia e Giappone, sempre vivo il dibattito sul risarcimento delle vittime di Chernobyl e Fukushima

Pubblicata sul Quotidiano Giuridico del 29 ottobre 2014

Le conseguenze sulla salute delle catastrofi nucleari di Chernobyl e Fukushima, seppur provocate da eventi diversi tra loro, hanno dato vita a contenzioso giudiziario tanto in Russia, quanto in Giappone.

In Russia, con la sentenza del 1 luglio 2014, la Corte Costituzionale russa si è pronunciata sulla costituzionalità dell’art. 1.2 della delibera dell’alloraSoviet Supremo sull’estensione degli effetti della legge sulla sicurezza sociale dei cittadini esposti alle radiazioni provocate dal disastro della centrale atomica di Chernobyl. Il ricorrente aveva partecipato ad operazioni di particolare rischio durante il servizio militare nel 1995 e gli era stato riconosciuta la disabilità. Successivamente la legge del 22 agosto 2004, n. 122 non prevedeva alcuna estensione degli effetti della norma sull’indennità mensili a risarcimento dei danni della salute (Art. 15 della Sezione 1 dell’articolo 14 della legge della Federazione Russa “Sulla sicurezza sociale). Egli impugnò siffatta previsione legislativa che negava ai soggetti che come lui erano stati esposti alle radiazioni a causa di mansioni di particolare rischio per il contatto diretto con le radiazioni. La Corte costituzionale ha riconosciuto che siffatta disposizione normativa non fosse conforme alla Costituzione della Federazione russa proprio per i limiti al risarcimento in essa contenuti.

In Giappone le sentenze rilevanti note sinora sono due: una proviene dalla Corte distrettuale di Fukushima che ha ritenuto TEPCO (Tokyo Electric Power Co Inc), titolare dell’impianto colpito dal terremoto del 2011 e dal conseguente tsunami, responsabile del suicidio della moglie dell’attore. La donna, costretta come altre 150 mila persone a lasciare la propria abitazione di Yamakiya, a 50 chilometri da Fukushima, era caduta in una profondissima depressione. La Corte distrettuale ha riconosciuto al ricorrente un risarcimento di 49 milioni di yen.

La Corte distrettuale di Kyoto, invece, ha ordinato a TEPCO di versare a titolo di risarcimento la somma mensile di 400 mila yen per un anno a un uomo che a causa del suo trasferimento da Fukushima a Kyoto provocandogli un disturbo da stress post-traumatico e rendondolo incapace di lavorare. Le cronache riportano che nella valutazione del danno subito, la Corte di Kyoto si è basata sul reddito che il ricorrente guadagnava in precedenza al disastro.