Consenso medico informato: gli orientamenti delle Corti straniere

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 5 novembre 2014

In Inghilterra, una delle più discusse decisioni in materia di fine vita riguarda l’autorizzazione richiesta dalla madre e concessa dalla Justice King della Family Division della High Court of Justice alla sospensione dei trattamenti vitali a una adolescente affetta da gravi patologie invalidanti. Come riportato dai giornali inglesi, la ragazza soffriva di tali malattie croniche fin dalla nascita e che ne hanno deteriorato irreversibilmente la salute. Si tratta di una decisione importante per due ragioni: da un lato essa costituisce precedente innovativo, perché per la prima volta la paziente incapace in questione era in grado di respirare autonomamente, dall’altro lato la ragazza non era ancora da considerarsi una malata terminale, portando così ulteriore linfa al dibattito pubblico sul tema del rapporto tra la qualità della vita del paziente e il suo diritto a morire dignitosamente

Sempre in materia di espressione del consenso medico informato al trattamento sanitario in caso di pazienti minorenni, si segnala il caso di un neonato prematuro partorito da una giovane tossicodipendente. Il bambino è venuto al mondo con gravi sofferenze renali, polmonari e cardiache che lo avrebbero portato ad una altrettanto prematura morte. La questione posta di fronte al giudice inglese della Family Division della England and Wales High Court nel caso Kirklees Council v RE and others [2014] EWHC 3182 (Fam) concerneva la legittimità del consenso alla sospensione dei trattamenti che mantenevano in vita il neonato manifestato dalle autorità pubbliche, nello specifico il Kirklees Council. Infatti, veniva sostenuto dall’autorità pubblica e dai medici da essa consultati che il mantenimento di tali trattamenti non fosse nel best interest del minore, poiché da un lato non ne miglioravano le condizioni, dall’altro la somministrazione di cure palliative non era sufficiente per il minore di vivere una condizione adeguata, dignitosa e non angosciante. Il giudice, valutate tutte le circostanze, ha asserito che non fosse nel miglior interesse del minore continuare a ricevere le cure vitali e che le procedure del caso siano state appropriatamente seguite.

Nel caso Derbyshire County Council v AC, la England and Wales Court of Protection ha trattato il caso di una donna di 22 anni che ha un IQ di 53, nonché significativi problemi di comprensione, come se si trattasse di una bambina che non sia in grado di trattare un argomento alla volta. Altresì, essa soffre di depressione, è sottoposta a cure ormonali tiroidee ed ha un comportamento scostante e aggressivo, tuttavia ha intrapreso delle relazioni sessuali ed è rimasta incinta partorendo una bambina nel 2012, successivamente dichiarata adottabile. La causa verte sulla necessità di allocare la giovane dalla casa dei genitori, dove ha vissuto finora nonostante i contrasti, sopratutto con la madre, in un istituto di cura, dove la ragazza possa essere seguita sia sotto un profilo comportamentale sia sotto quello medico. A questo proposito, il giudice afferma che corrisponde alla tutela del best interest della paziente il suo trasferimento nella prescelta casa di cura per lo svolgimento delle terapie, affinché possa sviluppare la capacità di vivere in modo indipendente, tuttavia suggerisce un controllo delle sue relazioni interpersonali pur nel rispetto della sua riservatezza.

In Canada, la Supreme Court of Nova Scotia ha deciso una controversia tra i quattro figli, due maschi e due femmine, di una anziana signora sofferente di demenza senile. La donna ha delegato i suoi due figli maschi, con atto formale ai sensi del Personal Directives Act S.N.S. 2008, c. 8, relativo ai casi in cui debba essere sospeso un trattamento medico, anche vitale, nonché la procura agli stessi due figli per rappresentarla negli affari. La peculiarità della legge vigente concerne il fatto che essa non prevede che i due figli delegati debbano consultarsi con altre persone nella decisione in materia della cura della madre. Le figlie, esautorate dalla cura della madre e dalla gestione del suo patrimonio secondo il documento dalla stessa predisposto, hanno agito in giudizio questionando sulla incapacità della stessa al momento della stesura dell’atto. Tuttavia la corte canadese ha dato loro torto confermando la capacità di intendere e volere della madre e la buona fede dei figli procuratori nella gestione patrimoniale.

Negli Stati Uniti, il caso deciso dalla Supreme Court of Minnesota riguarda il potere di dare consenso alla sospensione dei trattamenti salvavita del tutore di un uomo incapace con diversi problemi di salute a seguito dell’anossia celebrale provocata da un arresto cardiorespiratorio conseguente ad una occlusione delle vie respiratorie da parte di un boccone di cibo.

Dopo decisioni contrastanti in primo grado e in appello, la Corte Suprema del Minnesota ha affermato che, ai sensi del Minn.Stat. § 524.5–313(c)(4)(i) (2012), riscontrato il best interest del paziente il tutore non deve essere autorizzato giudizialmente alla sospensione dei trattamenti vitali, se tutte le parti interessante concordano. Va osservato che la Corte si è divisa nella decisione e la sentenza contiene due opinioni dissenzienti.