Una scelta di libertà

Tratto dall’ordinanza del Tribunale di Trento, 19 agosto 2014 (qui) di rimessione alla Corte costituzionale dell’art. 1, primo comma, della legge 14.04.1982, n. 164, nella parte in cui subordina la rettificazione di attribuzione di sesso alla intervenuta modificazioni dei caratteri sessuali della persona istante, con riferimento ai parametri costituzionali di cui agli artt. 2, 3, 32 e 117, primo comma, Cost.

La concezione per cui al fine di vedersi riconosciuto il proprio diritto all’identità sessuale, una persona debba – per forza – sottoporsi a trattamenti clinici altamente invasivi, tali da mettere in pericolo la propria salute, confligge insanabilmente sia con il cit. art. 8 CEDU, sia con l’art. 2 Cost., i quali entrambi, come visto, consentono incondizionatamente ad ogni soggetto di vedersi riconosciuta la propria identità sessuale. Detta concezione confligge anche con l’art. 32 Cost., poiché, al fine dell’esercizio di un proprio diritto fondamentale (quale il diritto all’identità sessuale), impone al soggetto di sottoporsi ad un trattamento chirurgico, del tutto non pertinente né necessario al fine del libero esercizio del diritto in esame. Imporre al soggetto di sottoporsi ad un trattamento chirurgico o sanitario doloroso e pericoloso per la propria salute, equivale a vanificare o rendere comunque eccessivamente gravoso l’esercizio del diritto alla propria identità sessuale.

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