La ricerca della prova sui devices elettronici senza mandato vìola la privacy dell’arrestato?

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 29 dicembre 2014

Dopo la nota sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti Riley v. California del 25 giugno scorso, secondo cui vanno applicate le norme del IV Emendamento del Bill of Rights in tema di garanzie della difesa nella ricerca della prova su strumenti elettronici quali telefoni cellulari, smartphones, tablet e così via, sarebbe interessante verificare qual è l’orientamento che si sta formando nelle corti straniere. Come si ricorderà, la decisione Riley, presa all’unanimità dai supremi justices americani, afferma che viola il diritto alla privacy la ricerca di prove della colpevolezza dell’arrestato sui suoi devices elettronici effettuata senza un mandato di perquisizione.
Sullo stesso punto si è pronunciata la Corte suprema del Canada nella decisione Fearon v. The Queen in modo opposto. Infatti, con una decisione presa a maggioranza di quattro favorevoli e tre contrari, i giudici supremi canadesi affermano che non è contrario alla Canadian Charter of Rights and Freedoms l’indagine sui contenuti degli strumenti elettronici dell’arrestato anche senza mandato. Secondo l’opinione maggioritaria siffatta indagine è accessoria all’arresto, mentre le opinioni dissenzienti hanno evidenziato le gravi violazioni della riservatezza che possono venire realizzate da ricerche senza autorizzazione giudiziaria, pertanto esse andrebbero effettuate solo in casi eccezionali come l’esistenza di una minaccia alla sicurezza oppure la distruzione di prove, poiché la polizia potrebbe comunque ottenere un mandato in tempi brevi e senza danni per le indagini.
La Corte Suprema della Nuova Zelanda condivide l’orientamento autorizzativo della ricerca di informazioni su strumenti elettronici senza mandato giudiziario. Il caso si riferisce a delle indagini relative allo spaccio di droga. La polizia aveva trovato e sequestrato senza mandato delle immagini ritraenti gli accusati sulla memory card di una macchina fotografica digitale. Nonostante l’impugnazione della decisione della Corte d’Appello, la Corte Suprema neozelandese ha affermato che seppure la specifica questione del sequestro della memory card costituisca un elemento generale di importanza pubblica, tuttavia essa deve essere affrontata all’interno del processo per i reati per i quali i ricorrenti sono stati arrestati e, eventualmente, in sede di appello del verdetto sull’imputazione principale. In altri termini, la Corte suprema neozelandese, citando anche precedenti canadesi, ha stabilito che la violazione della privacy a seguito del sequestro senza mandato giudiziario di una mermory card è una questione ancillare rispetto al processo principale della colpevolezza degli imputati di spaccio di droga.
In Inghilterra, lo United Kingdom Investigatory Powers Tribunal ha deciso una importante causa proposta da una nota organizzazione inglese per la protezione dei diritti umani in merito a due questioni: da un lato se il programma americano PRISM di sorveglianza e intercettazione delle conversazioni telefoniche e email riguardasse anche gli scambi di informazioni tra utenti inglesi. Dall’altro lato, se ciò violasse le disposizioni relative all’art. 8 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti umani, recepita in diritto inglese dallo Human Rights Act 1998. I giudici hanno sottolineato che, qualunque siano le circostanze di raccolta dei materiali intercettati dai servizi di intelligence i seguenti elementi di diritto sono di fondamentale importanza: 1. L’utilizzo da parte dei servizi di intelligence di tutto il materiale intercettato all’estero è sempre illegale a causa dell’assenza di un mandato, poiché in questo modo, deliberatamente, verrebbero eluse le disposizioni di legge del Regno Unito incaricando un altro Stato a fare ciò che per i servizi di intelligence inglesi non sarebbe legittimo ottenere; 2. “La pesca a strascico indiscriminata di informazioni intercettate”, sia di massa o in altro modo, è illegittima, in quanto inutile e sproporzionata. In questo contesto, il materiale può essere legittimamente intercettato solo in presenza di mandato giudizario in caso di interesse e salvaguardia della sicurezza nazionale, al fine di prevenire o individuare forme gravi di criminalità o al fine di salvaguardare il benessere economico del Regno Unito (“le finalità statutarie”); ed è proporzionato soltanto se è proporzionata all’obiettivo che si chiede di essere raggiunto da un comportamento lecito; 3. una volta che sono stati analizzato dai servizi di intelligence, i dati legittimamente intercettati, inclusi i dati di comunicazione, possono essere conservati solo per il tempo necessario per le finalità statutarie; successivamente devono essere distrutti. 4. Per quanto concerne le informazioni intercettate, esse sono conservate sotto la responsabilità di servizi di intelligence. La ricevuta, manipolazione e distruzione del materiale devono essere gestiti con attenzione, monitorati e registrati e devono essere sempre a disposizione delle preposte autorità di controllo per le dovute ispezioni.