Uber viola davvero la concorrenza? La risposta dei Giudici delle Corti straniere

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 20 gennaio 2014

Negli ultimi tempi nelle cronache locali di importanti città come Milano, Roma, Genova, Torino e altre ancora si sono moltiplicate le notizie relative alle proteste dei gestori dei servizi privati di trasporto pubblico come i taxi, contro l’utilizzo di Uber e dei servizi da questa resi disponibili attraverso la relativa app scaricabile su smartphone. Vi sono diversi servizi proposti da Uber, ad esempio UberBlack e Uber Van che riguardano il noleggio di automezzi con autista e “UberPop”. In questo ultimo caso, attraverso il GPS il guidatore specifica la sua posizione all’applicazione che lo mette in contatto con il cliente, il quale può verificare chi sia il guidatore e come sia stato valutato dagli altri passeggeri, quanto tempo effettivamente impiegherà a raggiungerlo, la strada percorsa e quindi quale tariffa il cliente dovrà pagare. Il pagamento viene effettuato via carta di credito attraverso la stessa app. Si tratterebbe di un servizio violativo della concorrenza e delle norme sul trasporto di passeggeri, anche se le opinioni sul punto sono vivacemente contrapposte. Secondo i fautori del servizio, Uber riguarderebbe l’applicazione dei principi dell’”economia della condivisione” ai servizi di trasporto. Infatti, i guidatori non professionisti che mettono a disposizione le proprie auto per il servizio di UberPop offrirebbero un servizio assimilabile al car pooling, nel quale le spese relative a pedaggi e benzina si dividono tra i passeggeri. Tuttavia, tale opinione non è condivisa tra gli operatori dei servizi di trasporto pubblico che non hanno esitato a fronteggiare Uber di fronte alle autorità amministrative e giudiziarie. Tra le varie criticità comunemente lamentate vi sarebbero: 1. l’intervento di Uber che opera come intermediario cui pagare la corsa con carta di credito attraverso l’app scaricata sullo smartphone e quale garante della qualità del servizio; 2. il non professionismo degli autisti, che esercitano di fatto un servizio di trasporto pubblico senza avere la licenza prevista dalla legge; 3. le conseguenti criticità in materia di responsabilità civile e concorrenza sleale, anche in considerazione del costo ribassato del servizio, che non segue il piano tariffario previsto all’uopo dalle pubbliche autorità preposte.

Al momento risultano essere state decise alcune delle controversie giudiziarie sollevate in Europa.

In Germania, le corti, seppure con provvedimenti provvisori, hanno accertato la violazione del diritto alla concorrenza, sanzionabile con una ammenda amministrativa che può raggiungere i 250.000€. Il Landgericht di Berlino ha stabilito l’illiceità di UberBlack (che effettua il servizio con Limousine e chaffeur) poiché la Personenbeförderungsgesetz (PBefG, la legge tedesca sul trasporto dei passeggeri) stabilisce che l’auto noleggiata debba partire dalla sede del noleggiatore e non intercettare i passeggeri mentre è già in circolazione in strada. Anche il Landgericht di Francoforte si è occupato di UberPop su istanza di una cooperativa di taxi che lamentava la concorrenza sleale. I giudici di Francoforte hanno affermato che siffatta applicazione è contraria alla PBefG poiché i guidatori non hanno i requisiti per condurre veicoli a motore per il trasporto passeggeri a scopo di lucro e perché il corrispettivo versato dai clienti non supera il costo del viaggio.

In Olanda, il College van Beroep voor het bedrijfsleven (organo collegiale decisorio questioni di diritto commerciale, societario, in materia di concorrenza e amministrativo) ha respinto la richiesta di sospensiva dell’interdizione a Uber poiché esercita un servizio di taxi illegale, in quanto senza licenza. L’aspetto interessante di questa decisione concerne l’applicazione del Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea in merito alla libertà di circolazione dei servizi, invocata da Uber e rigettata dal College. Infatti, siffatta libertà, seppur fondamentale per l’Unione Europea, è sottoposta a bilanciamenti e limiti, giustificati in questo caso dalla prevalenza dell’interesse pubblico al rispetto delle norme in materia di trasporto di passeggeri e relativa responsabilità civile Neppure è accoglibile l’argomentazione che sostiene l’interdizione dall’esercizio dell’attività di Uber violativa dell’art. 1 protocollo n. 1 della CEDU, che tutela di diritto di proprietà, poiché questo non pregiudica il diritto di uno Stato di applicare le leggi ritenute necessarie per disciplinare l’uso dei beni in modo conforme all’interesse pubblico.

In Belgio, il Tribunal de Commerce de Bruxelles, con una ordonnance molto sintetica, ha interdetto il servizio di UberPop perché non corrispondente alla disciplina della ‘Ordonnance du 27 avril 1995 de la Région de Bruxelles-Capitale, relative aux services de taxi et aux services de location de voitures avec chauffeurs, applicando la misura dell’astreinte di 10.000€ per ogni infrazione constatata al divieto stabilito giudizialmente.

In Spagna, anche lo Juzgado de lo Mercantil di Madrid ha dichiarato illegittimo il servizio taxi con autisti senza licenza di UberPop per concorrenza sleale, ma ha adottato una misura ulteriore e innovativa rispetto alle decisioni delle quali si è a conoscenza ordinando la chiusura del sito Internet di Uber e il blocco della app, con la quale gli utenti ottengono il servizio, da parte di App Store, Google Play, Windows Store e tutti gli servizi che consentono il download e l’utilizzo di siffatto software.

Al contrario, in Francia, il Tribunal de Commerce de Paris non ha deciso immediatamente sulla legittimità di UberPop, ma ha sospeso il procedimento inviando alla verifica della Cour de Cassation due questioni di costituzionalità relativamente alla violazione del principio di uguaglianza e alla tutela della libertà di impresa da parte della loi Thévenoud che disciplina il servizio privato di trasporto pubblico. In ogni caso il Tribunal de Commerce intimato a Uber di modificare le modalità di comunicazione e di interazione con i possibili passeggeri, considerando illegittimo l’uso di fermarsi sulle strade pubbliche in attesa dei clienti.

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