Eutanasia, suicidio assistito e fine vita: gli orientamenti delle Corti straniere

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 9 giugno 2015

Dopo la triste ribalta mediatica del noto “Caso Englaro” il dibattito italiano in tema di disposizioni sul fine vita e sul testamento biologico si è assopito, tranne qualche eccezionale iniziativa proposta dalla dottrina più attenta, come nel caso della proposta del professor Paolo Zatti, “Per un diritto gentile”. Recentemente, invece, le Corti straniere si sono occupate di questo tema in diversi casi.

In primis, la Corte Europea dei Diritti Umani ha deciso il caso Lambert di fronte al quale si è divisa l’opinione pubblica francese. La causa riguarda un trentottenne rimasto paraplegico e in stato vegetativo permanente a seguito di un incidente motociclistico accaduto nel 2008. Da un lato la moglie ed alcuni fratelli si erano dichiarati favorevoli a sospendere i sostegni vitali, mentre i genitori e il resto della famiglia si erano opposti. Sul punto si era pronunciato il Conseil d’Etat francese, che dopo una complessa procedura, aveva autorizzato la sospensione dei trattamenti salvavita. Aditi dai genitori di Vincent Lambert, i giudici di Strasburgo hanno affermato che, seppure da un lato non esista tra gli Stati Membri un consenso in merito all’interruzione dei trattamenti di sostegno vitale, dall’altro lato vi sia consenso nonostante le differenti discipline sul rispetto della volontà del paziente nell’ambito dei processi decisionali tanto nell’ambito del fine vita, quanto in quello dell’inizio vita. Pertanto, gli Stati devono gestire il loro margine di apprezzamento non semplicemente in relazione alla sospensione o meno dei trattamenti di alimentazione e idratazione artificiale, ma soprattutto in considerazione delle modalità di realizzazione del bilanciamento tra la protezione del diritto alla vita dei pazienti e del diritto al rispetto della loro vita privata. In conclusione, nel caso Lambert la Corte di Strasburgo ha affermato che la procedura svolta di fronte alle autorità francesi è stata condotta in maniera meticolosa, quindi compatibile con l’art. 2 della Convenzione.

In Irlanda, la High Court of Ireland ha deciso un caso relativo a una donna di 26 anni, incinta di 15 settimane, fidanzata con il padre del feto, colpita da grave emorragia celebrale. Nonostante le condizioni della giovane facessero escludere tentativi di rianimazione in caso di arresto cardiaco, la giovane venne ricoverata nel reparto di terapia intensiva dove le vennero applicati il sondino nasogastrico per l’alimentazione artificiale, nonché venne sottoposta a tracheostomia e a ventilazione meccanica, con sedute di fisioterapia per l’espulsione delle secrezioni corporee e la cura muscolare e delle articolazioni. Il personale medico consigliò al padre di mantenere siffatte cure per tutta la durata della gravidanza per mantenere vitale il feto e consentirgli di raggiungere il compimento della gravidanza. Il padre invece ritenne che tali misure fossero irragionevoli e dovessero essere interrotte, poiché sperimentali e senza alcuna base etica, medica e giuridica adeguata. Pertanto si rivolse alla High Court per ottenerne l’interruzione.

Seppure in Irlanda il diritto costituzionale alla vita sia riconosciuto anche ai nascituri, il giudice ha reputato che fosse necessario verificare quale fosse l’utilità e la praticità nella prosecuzione delle misure di sostegno alla vita. Nel caso in esame, lo sfortunato feto si trovava nel grembo di una madre clinicamente morta, in condizioni di difficile stabilizzazione e dove i parametri vitali materni, dai quali dipendeva, erano estremamente deboli. Sotto un profilo medico, sottolineava il giudice, non era presente alcuna “reale prospettiva” di mantenere la stabilità dell’ambiente uterino, sia per la presenza di infezioni, sia per le quantità di farmaci dagli effetti collaterali potenzialmente lesivi che il corpo materno era costretto ad assumere. Inoltre, le condizioni di salute del corpo materno non erano in grado di supportare una adeguata prosecuzione della gravidanza, con il rischio che il feto venisse espulso troppo presto e non in grado di sopravvivere. Ulteriormente, la madre veniva mantenuta in vita ad un costo emotivo enorme per la sensibilità dei sentimenti della sua famiglia e dei suoi cari. Tali condizioni non erano considerabili dignitose e pertanto il giudice irlandese autorizzava i medici al distacco del sostegno vitale nel rispetto sia del miglior interesse del nascituro, sia di quello della madre.

In Canada, la Supreme Court of Canada ha affermato con una decisione unanime che il divieto al suicidio assistito è contrario alla Canadian Charter of Rights and Freedom. Secondo i principi della citata Carta, le persone adulte capaci di intendere e volere, che soffrano di infermità intollerabili e inguaribili, hanno diritto rivolgersi al medico per ottenere assistenza al suicidio. La Corte ha disposto una vacatio degli effetti della sentenza di 12 mesi per dar tempo al Legislatore di modificare le disposizioni del codice penale. La causa era stata promossa da due pazienti sofferenti malattie degenerative invalidanti.

In Sudafrica, la High Court of South Africa, Gauteng Division di Pretoria ha affermato che seppure nessun medico sia obbligato ad assistere una persona malata terminale, dalla breve aspettativa di vita, ma mentalmente capace di intendere e di volere nel commettere suicidio, il sanitario non sia perseguibile né sotto il profilo penale, né sotto quello deontologico nel caso agevoli le intenzioni del paziente. Nel bilanciamento degli interessi in gioco, il giudice sudafricano dà prevalenza alla tutela della dignità e dell’autodeterminazione del paziente terminale. Analoga decisione è stata emanata in Nuova Zelanda dalla High Court of New Zealand a favore di una paziente terminale di cancro al cervello.

Negli Stati Uniti, il Senato della California sta discutendo disegno di legge (Bill No. 128) formulato sul modello già presente in Oregon per quel che concerne la somministrazione di farmaci letali a pazienti terminali che ne abbiano fatto richiesta, dopo un accurato consulto medico.

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