Il Bundesverfassungsgericht tedesco e l’interpretazione conforme alla luce della decisione Åkerberg Fransson

(Pubblicato negli Scritti in onore di G. Tesauro, Vol. II, Napoli, 2014, pp. 1203-1204)

La recente sentenza del Bundesverfassungsgericht del 24 aprile 20131 attira l’attenzione degli studiosi del tema per l’esplicita citazione della sentenza Åkerberg Fransson. Si tratta di una decisione relativa alla pronuncia di parziale incostituzionalità della legge Antiterrordateigesetz-ATDG”. Attraverso detto breve riferimento il BVerfG si premunisce di circoscrivere la portata dell’influenza della decisione Åkerberg Fransson alla sola materia relativa all’evasione dell’imposta sul valore aggiunto, senza che essa possa estendere gli effetti in via generale in materia di diritti fondamentali2.

Come hanno osservato i primi commentatori3, il BVerfG, appellandosi al precedente della Corte UE CILFT4, ha scelto di non sollevare una questione pregiudiziale alla corte di giustizia rivendicando il diritto di arrogarsi l’ultima parola5 in materia di rapporti tra fonti multilivello e interpretazione conforme. Secondo i giudici di Karlsruhe sul punto non è neppure applicabile la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea perchè la discussa legge ATDG avrebbe ratio e origine esclusivamente interni, non influenzabili dal diritto dell’Unione Europea, nonostante la protezione comunitaria dei dati personali e della riservatezza persegua fini analoghi. A fondamento di questa tesi, il BVerfG argomenta che l’ATDG è una legge emanata a seguito degli attentati terroristici, fortunatamente sventati, contro la sicurezza dei trasporti ferroviari tedeschi. L’esigenza di tutela della sicurezza ha persuaso il Governo federale a creare una banca dati per lo scambio di informazioni sulla sicurezza tra le istituzioni nazionali. Tuttavia questa ricostruzione non convince appieno sotto due profili. Da un lato si osserva una mera evidenza fattuale, ovvero non è più possibile esautorare il ruolo delle autorità europee in materia di protezione dei dati personali e tutela di sicurezza in una società connessa e complessa come quella attuale riconducendolo a mero compito nazionale, soprattutto alla luce dei più recenti scandali internazionali di sorveglianza indebita in materia di dati personali6. Dall’altro lato, ricondurre l’applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea a mero elemento residuale rispetto alla Costituzione nazionale tedesca, seppur prestigiosa e innegabile modello per l’architettura della Carta medesima, significa destabilizzare la costruzione raggiunta fino ad oggi delle istituzioni europee. Ulteriormente, argomentare che la lettura espansiva della sentenza Åkerberg Fransson realizzerebbe un eccesso di potere ponendo addirittura in pericolo la tutela dei diritti fondamentali negli Stati membri7, significherebbe giustificare l’inversione del concetto stesso di interpretazione conforme. In altri termini, quello che apparentemente viene richiesto dal BVerfG ai suoi giudici nazionali è di interpretare l’art. 51 (1) della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea alla luce dei valori fondamentali del GrundGesetz8.

Il BVerfG sembrerebbe quindi assumere il ruolo di campione delle Corti costituzionali nazionali contro i loro progressivo “esautoramento” della verifica del rispetto delle norme nazionali in materia di diritti umani9. Qualora il BVerfG proseguisse su questo percorso interpretativo rischierebbe la soccombenza, non soltanto perchè la Carta viene lentamente e costantemente applicata anche dai giudici nazionali, ma per una questione di natura politica su cosa e come davvero si vuole realizzare l’Unione. I giudici nazionali, soprattutto quelli di merito, anche grazie all’interpretazione conforme, hanno un ruolo di primo piano nella costruzione e unificazione dell’Unione Europea dei diritti.

1Gesetz zur Errichtung einer standardisierten zentralen Antiterrordatei von Polizeibehörden und Nachrichtendiensten von Bund und Ländern (Antiterrordateigesetz – ATDG) vom 22. Dezember 2006 (BGBl I S. 3409). Si tratta di una normativa emanata dopo gli attentati terroristici sventati su treni a Koblenz e Dortmund nell’agosto 2006. Promotore dell’iniziativa legislativa è stato il Governo federale tedesco al fine di creare una banca dati comune efficace per lo scambio di informazioni tra i servizi di intelligence nazionali. Infatti, ai sensi del secondo il § 1 comma 1 ATDG il database anti-terrorismo ha lo scopo di assistere le autorità coinvolte nello svolgimento dei loro compiti nelle indagini e la lotta al terrorismo internazionale.

2S. Manacorda, Dalla Carta dei diritti a un diritto penale “à la carte”, in Dir. Pen. Contemp. 2013, pp. 10-11.

3F. Fontanelli, Anti-terror Database, the German Constitutional Court reaction to Åkerberg Fransson – From the spring/summer 2013 Solange collection: reverse consistent interpretation, www.diritticomparati.it, 3 maggio 2013.

4BVerfG, 1 BvR 1215/07, 24 aprile 2013.

5R. Müller, Das letzte Wort, Frankfurter Allgemeiner Zeitung, 24 aprile 2013, http://www.faz.net/aktuell/politik/inland/urteil-zur-antiterrordatei-das-letzte-wort-12161061.html

6 Ci si riferisce allo scandalo internazionale “PRISM” Programma di sorveglianza internazionale elettronica clandestina realizzato dalla National Security Agency statunitense, svelata attraverso interviste al Guardian e al Washington Post dal “contractor” Edward Snowden (B. Gellman, L. Poitras,”US Intelligence Mining Data from Nine U.S. Internet Companies in Broad Secret Program”. The Washington Post, 6 giugno 2013).

7F. Fontanelli, Anti-terror Database, cit.

8F. Fontanelli, op. cit.

9F. Fontanelli, op. cit.