Global warming: i primi contenziosi climatici sul riscaldamento globale

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico il 27 luglio 2015

La prima causa “pilota” su questo argomento, è stata segnalata in Olanda, dove il Rechtbank Den Haag (Tribunale di prima istanza dell’Aja) decidendo una class action promossa da 900 cittadini, ha ordinato al governo olandese di tagliare le emissioni di gas serra del 25% entro il 2020 rispetto al 1990, invece del 17% prestabilito. I giudici del Tribunale dell’Aja sostengono è che è dovere dello Stato operare per invertire il cambiamento climatico, poiché esso concerne il dovere di garantire la protezione ambientale. Ulteriormente, i giudici hanno rigettato le difese governative secondo le quali da un lato il contrasto al cambiamento climatico è un problema globale la cui soluzione non dipende soltanto dagli sforzi olandesi; poiché, ogni percentuale di riduzione delle emissioni contribuisce alla prevenzione dei pericoli dovuti al cambiamento climatico. Dall’altro lato i giudici del Tribunale dell’Aja sostengono che tale problema non è di competenza esclusiva della politica in quanto l’ordinamento giudiziario deve garantire la protezione giuridica dell’ambiente, anche contro l’azione governativa. Tuttavia, i giudici olandesi danno atto che il governo mantiene una propria discrezionalità politica pertanto reputano ragionevole limitare l’ordine in questione alla riduzione del 25% invece che del 40% come stabilito dagl accordi dell’VII conferenza internazionale sul clima svoltasi a Bali (Indonesia) nel 2008.

In Nuova Zelanda la Supreme Court of New Zealand ha confermato il rigetto di una richiesta per lo status di rifugiati politici al ricorrente e alla sua famiglia, composta dalla moglie e da due figli, nati sul territorio neozelandese. La vicenda inizia nel 2007, quando il ricorrente giunge nel Paese da Kiribati, uno stato insulare, facente parte dell’Oceania e situato a cavallo dell’Equatore e della Linea internazionale del cambiamento di data. Il ricorrente e la sua famiglia ottengono un permesso di soggiorno valido fino al 2010, non più rinnovato, tuttavia il gruppo familiare continua a permanere illegalmente in Nuova Zelanda. Arrestato, richiede lo status di rifugiato motivando la richiesta che nella sua località di origine (South Tarawa, capitale di Kiribati) l’ambiente è ormai compromesso dagli effetti di catastrofici eventi ambientali, in particolare tempeste, nonché dal lento e continuo innalzamento del livello del mare che provoca erosione costiera e salinizzazione dei terreni coltivati con strumenti e metodi di sussistenza. La Corte Suprema neozelandese ha confermato il rigetto della domanda di rifugiato per motivi climatici argomentando che, seppure nessuno sminuisca la gravità degli effetti del cambiamento climatico sulla vita delle persone, che si tratta di una preoccupazione rilevante per la comunità internazionale, la protezione propria dello status di rifugiato non è estensibile a casi diversi da quelli stabiliti dalla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici.

In Canada, la Supreme Court of British Columbia ha trattato di riscaldamento globale in via indiretta, attraverso una causa per diffamazione via Internet intentato da uno scienziato che si è sentito diffamato e offeso da alcuni articoli pubblicati da un giornale online e dai relativi commenti. Il punto giuridico rilevante concerne il riconoscimento della responsabilità dell’editore per gli diffusione degli articoli e dei commenti diffamatori, con un congruo risarcimento del danno a favore dello scienziato diffamato. Tuttavia questa decisione permane di interesse poiché sull’argomento il dibattito scientifico sul riscaldamento globale è accesissimo e non ha ancora raggiunto posizioni condivise tra chi afferma che il cambiamento climatico è dovuto all’attività umana e chi invece nega tale influenza.