L’applicazione delle tecnologie telematiche alla P.A.: il voto elettronico

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico il 23 settembre 2015.

Acclamato da alcuni come una svolta positiva relativamente alla possibile partecipazione più ampia nelle decisioni politiche, paventato da altri per il rischio di possibili brogli e truffe elettorali, l’esercizio del diritto di voto attraverso strumenti elettronici è stato oggetto di interessanti decisioni giudiziarie su entrambe le sponde dell’Atlantico.

In Francia il Parti Pirate (Partito Pirata) ha impugnato il provvedimento del 27 aprile 2012 relativo al trattamento dei dati personali per la votazione elettronica dei deputati da parte dei cittadini francesi risiedenti all’estero. Tale modalità è prevista dall’art. 330-13 del code électoral. Secondo i ricorrenti le condizioni previste da tale decreto non garantivano veridicità e segretezza del voto.

Con la decisione del 27 luglio 2015 il Conseil d’Etat ha rigettato le argomentazioni dei ricorrenti affermando che “il ricorso al voto elettronico non può essere considerato come una modalità di voto che, per sua natura, è violativa degli impegni internazionali”, in materia di esercizio dei diritti elettorali, in particolare per quel che concerne l’art. 3 del Protocollo addizionale del 20 marzo 1952 alla CEDU e all’art. 25 del Patto internazionale sui diritti civili e politici stipulato a New York il 16 dicembre 1966.

Secondo il Conseil d’Etat l’utilizzo del voto elettronico nelle elezioni politiche di rappresentanti dei residenti all’estero ha lo scopo di garantire l’accuratezza del voto degli elettori e le dettagliate modalità di esercizio del voto, anche attraverso la cooperazione di esperti indipendenti incaricati di autenticare il voto e l’identificativo dell’elettore, non mette in pericolo la segretezza del voto stesso.

Negli Stati Uniti, la Corte Suprema della Pennsylvania ha rigettato l’istanza di un gruppo di elettori che, durante le elezioni del 2006, hanno presentato ricorso contro l’utilizzo di alcuni strumenti per la votazione elettronica. Infatti, in Pennsylvania vengono utilizzati sei modelli di strumenti per il voto elettronico. La questione concerneva nello specifico la registrazione elettronica del voto senza la simultanea stampa cartacea dei documenti certificativi l’avvenuta votazione, secondo quanto previsto dall‘Electoral Code dello Stato, e pertanto passibili di manomissioni fraudolente.

La Corte Suprema della Pennsylvania, all’unanimità, ha affermato che il controllo federale, precedente all’acquisto da parte delle autorità statali, di tutti gli strumenti elettronici adibiti alle votazioni è sufficiente per escludere l’utilizzo fraudolento di tali meccanismi. Ulteriormente, la Corte Suprema della Pennsylvania ha asserito che l‘Electoral Code dello Stato non prevede alcuna disposizione la quale richiesta che il sistema di voto elettronico stampi una scheda cartacea per ogni voto espresso. Al contrario, gli elettori manifestano la loro preferenza elettorale attraverso schermi video, utilizzando pulsanti o componendo caratteri a video, l’utilizzo della carta risulterebbe un aggravio rispetto ai vantaggi della tecnologia. Per quel che concerne le manomissioni, i giudicanti asseriscono che neppure il sistema di votazione tradizionale con schede cartacee è immune da manomissioni e completamente senza rischi di brogli elettorali.