La responsabilità ambientale per inquinamento elettromagnetico di fronte alle Corti

pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 5 ottobre 2015

Nell’ordinamento italiano il tema dell’inquinamento elettromagnetico è disciplinato dalla L. 22 febbraio 2001, n. 36, relativa ai limiti a carico delle Amministrazioni comunali nell’esercizio del potere di pianificazione urbanistica. La giurisprudenza amministrativa sul punto ha affermato che il potere a contenuto pianificatorio dei comuni di fissare, a norma dell’art. 8, u.c., della legge n. 36 del 2001, icriteri localizzativi per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici non si può mai tradurre nel potere di sospendere la formazione dei titoli abilitativi formati o in corso di formazione ai sensi degli artt. 86 e 87 D.Lgs. 259/2003. Detta potestà dei comuni deve invece esplicarsi in regole ragionevoli, motivate e certe, poste a presidio di interessi di rilievo pubblico, senza comportare un generalizzato divieto di installazione in zone urbanistiche identificate.

Tuttavia il tema è molto ampio e concerne l’esposizione non soltanto alle onde elettromagnetiche provenienti dalle antenne telefoniche, televisive o satellitari, ma anche da strumentazione tecnologica in grado di emanare onde elettromagnetiche. Sul punto in diritto comparato si segnalano alcune decisioni che sono destinate a far discutere perché indagano su un ambito, non ancora scientificamente assodato, cioè la sussistenza, o meno, del nesso di causalità tra patologia sofferta e sottoposizione al campo elettromagnetico. Una delle primissime pronunce che si è espressa su tale sussistenza è stata emanata in Francia, dal Tribunal du contentieux de l’incapacité di Tolosa. Il 18 settembre scorso questa Corte ha riconosciuto un assegno sociale ad una donna di 39 anni che aveva una invalidità all’85% per la durata di due anni. Il consulente tecnico del giudice le ha diagnosticato una sindrome di ipersensibilità alle onde elettromagnetiche provocata dall’assenza di protezioni contro tali emissioni nel suo ambiente lavorativo. In conseguenza di tale disabilità, la signora avrebbe subito una compromissione funzionale che le impedirebbe di intraprendere un lavoro o anche solo attività di natura sociale. È interessante notare che il giudice riconosca che tale sindrome non sia prevista dal sistema sanitario francese, mentre lo sarebbe in quello di altri paesi, che però non vengono specificati. In realtà, la sussistenza di tale nesso di causalità non è scientificamente provata, tuttavia il giudice afferma che la sintomatologia scompaia nel momento in cui le cause vengono eliminate. Di fronte alle inesistenti certezze scientifiche è interessante il parere del giudicante, il quale giustifica la sua decisione affermando che “questa eliminazione impone un modo di vita e dei sacrifici che non consentono il minimo sospetto di simulazione”.

Al contrario, in Canada, il Social Benefit Tribunal ha rigettato l’appello di una signora di 62 anni che si è vista negare il riconoscimento di come persona disabile per “sensibilità ambientali”. Secondo le allegazioni di parte, soffrirebbe di ipersensibilità a “inquinanti ambientali, specificamente alle frequenze elettromagnetiche e alle radiazioni non-ionizzanti che bombardano le nostre città da migliaia di ubique antenne di telefonia mobile, telefoni cordless, Internet wireless e altre sorgenti”. L’appellante soffrirebbe altresì ipersensibilità a profumi e fragranze composte da neurotossine. Nel rigettare l’appello, il giudicante reputa che le allegazioni sottoposte alla sua attenzione non siano particolarmente persuasive, o che dimostrino il deterioramento (delle sue condizioni di salute).