Perkins v. LinkedIn: accordo milionario per il risarcimento da spamming indesiderato

pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 12 ottobre 2015

1. La fattispecie

Il caso in esame sorge nel 2013 dall’uso fatto da LinkedIn, il social network delle relazioni lavorative e professionali, di un proprio servizio, definito “Add Connections”, ai fini di aumentare il numero dei utenti. Il funzionamento consisteva nell’invio non sollecitato né autorizzato a nome dell’utente di una email dal seguente contenuto: “I’d like to add you to my professional network on LinkedIn” (Vorrei aggiungerti al mio network professionale su LinkedIn) avvisando il destinatario che il mittente volesse far parte del suo “personal network”. Gli indirizzi email venivano scaricati dalla rubrica dell’account di posta del mittente medesimo utilizzato al momento dell’iscrizione a LinkedIn. Qualora il destinatario non avesse riscontrato la email ricevuta, “Add Connection” inviava ulteriori due messaggi di promemoria. Il disappunto degli utenti LinkedIn in merito a questa pratica è descritto nell’atto introduttivo della class action, ove ricorrenti si definivano mortificati e imbarazzati dal fatto che LinkedIn spedisse email non autorizzate a loro nome. I ricorrenti lamentavano ulteriormente che, invece di migliorare le relazioni lavorative, scopo di questo social network, “Add Connection” consistesse in uno strumento di lesione della reputazione professionale e che fosse impossibile bloccare l’ulteriore invio delle email di promemoria.

2. La class action

Contro questa strategia di marketing, considerata scorretta e lesiva del diritto alla privacy, è stata organizzata una class action. Come è noto, negli Stati Uniti, la class action è regolata dalla Rule 23 delle Federal Rules of Civil Procedure, anche se le legislazioni statali possono affiancare ad essa normative proprie. Per essere iscritta a ruolo, la class action deve superare il controllo della sussistenza dell’interesse collettivo da proteggere. Tale verifica è effettuata dal giudice che deve valutare i quattro requisiti necessari, ovvero che la classe rappresenti gli interessi di un numero elevato di membri, che le questioni giuridiche siano comuni ai membri della classe, che le pretese e le difese dei rappresentati siano dello stesso tipo di quelle che connotano la classe e che, secondo le regole del due process, le parti rappresentanti degli interessi della classe garantiscano una corretta e adeguata protezione degli interessi della classe. Altro aspetto specifico della class action americana concerne la combinazione di questa con i danni punitivi.

3. L’antefatto giudiziario

L’antefatto rilevante del settlement con il quale LinkedIn e i querelanti hanno trovato un accordo per un risarimento di 13 milioni di dollari per l’invio della posta indesiderata riguarda la sentenza del 12 giugno 2014, con la quale il giudice federale californiano accoglie una parte delle istanze attoree. Infatti, basandosi sul precedente Fraley v. Facebook (Angel Fraley, et al. v. Facebook, Inc. and Does no. 11-CV-01726 (N.D. Cal., filed Apr. 4, 2011) la Corte premette che inviti o raccomandazioni pubblicitarie provenienti dai contatti sono molto più economicamente appetibili della pubblicità generica che non contenga suggerimenti provenienti da fonti famigliari o ritenute affidabili dal ricevente. Sotto questo aspetto il giudice sottolinea che la personalizzazione di una raccomandazione è economicamente misurabile e pertanto incentivante della vendita di pubblicità personalizzata, a scapito degli attori che però non vengono compensati. Tale aspetto si applica anche al caso inerente LinkedIn, dove quale elemento ultroneo, si sottolinea il valore aggiuntivo del viral marketing, superiore per efficacia alle altre forme di marketing, perché proveniente da amici o contatti nei quali il ricevente ripone la sua fiducia. Per questo l’intento di accrescere la base di iscritti utilizzando i propri utenti come inconsapevoli promotori di pubblicità fornisce un vantaggio per la società a scapito dei suoi stessi clienti, nonché rappresenta quel tipo di minaccia che la legge californiana sul “public publicity” intende proprio prevenire.

Ulteriormente, il giudice sottolinea come l’accesso ai contatti della rubrica effettuato da LinkedIn non fosse illecito, ma autorizzato a norma delle condizioni contrattuali sottoscritte al momento dell’accesso al servizio, insieme all’autorizzazione ad invitare ulteriori probabili conoscenti. Tuttavia ciò che risulta non essere legittimo è il successivo reiterato invio dei messaggi di promemoria. In questo modo il destinatario non riceveva una sola email di endorsment, ma addirittura tre, delle quali due non autorizzate, neppure durante il procedimento di iscrizione al social network in questione.

In conclusione la Corte afferma che i nomi degli individui hanno un valore economico quando utilizzati per raccomandare o pubblicizzare un prodotto presso amici e contatti. In questo modo il messaggio pubblicitario contiene “un imprimatur” di una fonte famigliare o fidata e ciò ha un valore concreto sul mercato. Pertanto, la Corte condivide l’assunto dei ricorrenti che i loro nomi siano stati utilizzati abusivamente da LinkedIn per creare raccomandazioni pubblicitarie personalizzate.

4. Il Settlement

Sulla base di ciò le parti hanno iniziato un procedimento di mediazione che ha portato all’emanazione dell’accordo di 13 milioni di dollari a favore di un fondo che verrà utilizzato a risarcire tuttii membri di questa azione di classe e di tutti coloro che faranno istanza per il risarcimento entro il 14 dicembre 2015. Per quel che concerne l’importo dei risarcimenti è stato stabilito che le spese legali relative alla causa avranno un importo massimo di 3.250.000, mentre ciascun ricorrente riceverà fino a un massimo di 1500 dollari. Tuttavia, l’ammontare del pagamento ai membri della classe che abbiano positivamente aderito all’accordo verrà calcolato successivamente su una base pro-rata. Qualora l’importo da versarsi a ciascun ricorrente fosse inferiore ai 10 dollari, LinkedIn si è impegnato a versare ulteriori 750.000 dollari al fondo. Infine, entro il termine del 2015, LinkedIn implementarà una nuova funzionalità che consentirà ai suoi membri di cancellarsi dal servizio di email contestato.

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