Uber: a Londra riaccende i motori, ma non a Parigi e a San Paolo

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 23 ottobre 2015

Uber, il controverso servizio di trasporto privato californiano che si serve degli smartphone per mettere in relazione la domanda e l’offerta di trasporto automobilistico urbano, è ancora al centro di controversie giurisprudenziali che lo vedono contrapposto ai taxisti e alle autorità del trasporto pubblico locale.

In Inghilterra, la England and Wales High Court (Administrative Court) ha emanato una decisione controcorrente a favore della società californiana argomentando che il servizio da questa fornito non è assimilabile all’attività esperita dai taxisti poiché viene esercitata senza tassametro. Nello specifico, la controversia si concentra sulla definizione di “Device for calculating fares”, ovvero dispositivo per il calcolo delle tariffe. Il giudicante applica una interpretazione strettamente letterale del §11 del Private Hire Vehicles (London PHV) Act 1998. Esso afferma che ai sensi del London PHV: 1. nessun veicolo senza licenza può circolare con un tassametro; 2. qualora circolasse il suo proprietario commetterebbe reato; 3. che ai sensi di siffatta legge, si definisce “tassametro” un dispositivo per il calcolo della tariffa applicabile a seconda della distanza e del tempo trascorsi dall’inizio del viaggio effettuato. Il giudicante ha afferma che uno smartphone (strumento utilizzato dagli utenti e dai guidatori Uber per mettersi in contatto con l’app) non è stato predisposto per lo svolgimento di tali funzionalità, anche se fornito di GPS: esso può essere considerato utile per l’indicazione dei luoghi, ma ciò non lo trasforma in tassametro. Accanto a tale argomentazione, il giudice aggiunge alcune considerazioni, rifacendosi anche a precedenti della House of Lords, sui criteri interpretativi applicabili in via analogica, tecnica da rifiutarsi quando si tratta di nuove tecnologie poiché si tratta di un criterio imperfetto, come in diritto penale, che consente l’applicazione di norme in ambiti per i quali tali disposizioni non erano state previste.

In Francia, il Conseil Constitutionnel ha emanato la sua decisione sulla question prioritaire de constitutionnalité proposta da Uber stesso. La questione riguardava la presunta (e da Uber asserita) sproporzionalità della fattispecie penale prevista dall’art. 3124-13 del Codice dei trasporti alla luce dell’art. 8 della Déclaration des droits de l’homme et du citoyen del 1789 (in Francia avente valenza costituzionale) in materia di certezza e proporzionalità della legge penale. Questo afferma che è punito fino a due anni di detenzione e di 300.000€ d’ammenda chi organizza un sistema di messa in contatto dei clienti con soggetti che saltuariamente si dedicano alle attività di trasporto a titolo oneroso senza essere delle imprese di trasporti automobilistici, ovvero guidatori professionali come i tassisti o gli autisti di servizi di noleggio. Il Conseil Constitutionnel ha affermato che tale disposizione non è contraria al menzionato articolo in quanto la fattispecie incriminatrice è correttamente definita sotto gli aspetti che il Legislatore vuole colpire, ovvero il trasporto a titolo oneroso non autorizzato, pertanto non è da considerarsi indeterminata né sproporzionata.

In Brasile, il Tribunal de Justiça do Estado de São Paulo ha affermato che Uber fornisce un servizio non autorizzato violando i diritti dei lavoratori, nella specie dei taxisti, gli unici autorizzati con licenza a fornire un servizio di trasporto su domanda, al contrario di Uber e del suo personale. Il provvedimento ha valore per tutto il Brasile e il giudice brasiliano ha altresì imposto a Google, Apple, Amazon e Samsung di interdire l’accesso alla app dai loro store online e di bloccare coloro che l’avessero già downloadata.