Gli ultimi orientamenti statunitensi in tema di copyright

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 12 novembre 2015

Negli Stati Uniti è in corso un dibattito, piuttosto acceso, sull’utilizzo delle azioni giudiziarie in materia di copyright per l’uso di musiche o immagini al fine di ottenere giudizialmente la rimozione, e quindi la censura, di video o filmati critici pubblicati su Internet, soprattutto in considerazione che i futuri mesi vedranno lo svolgersi di una combattuta campagna elettorale in vista delle elezioni presidenziali del 2016.

Questo tipo di istanze vengono esplicitamente censurate dalla United States District Court, Central District of California di Los Angeles nella causa City of Inglewood v. Joseph Teixeira, dove il convenuto ha utilizzato un video delle riunioni del consiglio comunale aggiungendoci dei commenti beffardi riferiti al sindaco. A seguito di ciò Mr Teixeira è stato citato in giudizio per la violazione del copyright, tuttavia la Corte ha rigettato l’istanza affermando che 1. tale azione rappresenta un abuso della protezione del copyright trattandosi di un tentativo di censura verso opinioni critiche, proibito dal Primo Emendamento; 2. che l’utilizzo dei suddetti video è legittima perché ricade sotto l’eccezione del fair use; 3. che l’accusa contro il convenuto di aver alterato le immagini non è sostenuta da alcuna prova, la quale, per altro, avrebbe dovuto essere prodotta dall’attore.

Analoga questione di abuso del copyright nel tentativo di censurare opinioni sgradite è stata decisa dalla Court of Appeals for the Eleventh Circuit di Atlanta. La vicenda oggetto di giudizio riguarda privati: il ricorrente è proprietario di diversi centri commerciali in Florida e ha poco gradito come una blogger utilizzasse in modo irrispettoso sue fotografie in post che criticavano le sue politiche commerciali. Il ricorrente ha citato in giudizio la blogger per violazione del copyright sulla sua immagine. Già in primo grado il ricorrente ha avuto torto e la Corte d’appello ha rigettato l’azione censoria dichiarandola contraria al Primo Emendamento e sanzionando il comportamento reiteratamente abusivo della protezione del copyright da lui utilizzato “come uno strumento di censura contro critiche indesiderate”. Ulteriormente, la Corte d’appello ha confermato la decisione di primo grado, la quale affermava che le foto fossero protette dal fair use in quanto la blogger, attivandosi nell’informazione al pubblico sulle pratiche malvagie dell’attore, non ha tratto profitto commerciale dal loro uso.

Sempre in tema di fair use, si segnala la decisione della United States Court of Appeals for the Ninth Circuit di San Francisco sul caso “Lenz v. Universal”, noto anche come “Dancing baby Lawsuit”, cioè “la causa del bambino danzante”. Come è noto, si tratta di una controversia sorta nel 2007 quando Stephanie Lenz postò su YouTube un breve video che mostra suo figlio di pochi anni ballare nella sua cucina sulle note della canzone di Prince “Let’s Go Crazy” riprodotte dallo stereo domestico. La casa discografica Universal Music Group notificò a YouTube una violazione dei suoi diritti patrimoniali ai sensi del Digital Millenium Copyright Act (DMCA) proprio per quelle note che si sentivano in sottofondo nel video e YouTube rimosse il video. Contro questa iniziativa, la Signora Lenz, con il supporto della EFF (Electronic Frontier Foundation) citò in giudizio la Universal affermando di essere vittima di un abuso del DMCA da parte della Universal, in quanto il caso in questione ricadeva sotto l’eccezione del fair use. Dopo alterne vicende processuali, la Corte distrettuale californiana ha accolto le rimostranze attoree affermando che prima di effettuare notifiche per violazione del copyright, i detentori dei diritti sono tenuti a valutare propriamente l’eccezione di fair use soprattutto quando, come nel caso in esame, la parte resistente non sia riuscita a dimostrare una effettiva perdita economica conseguente all’utilizzo dei suoi materiali musicali come sottofondo di video come quello in discussione.

Sempre in materia di fair use, la US Court of Appeals for the Second Circuit di New York ha deciso che il progetto “Google Books” relativo alla digitalizzazione e pubblicazione online degli “snippets” (ritagli) di milioni di libri delle biblioteche pubbliche da parte della nota azienda di Mountain View rientra nei casi consentiti di fair use. Si tratta di una operazione lecita poiché consente all’utilizzatore di accedere ad adeguate informazioni affinché possa valutare se il contenuto del testo sia o meno utile ai suoi scopi. Al contempo, siffatta modalità non lede l’interesse dell’autore e dell’editore alla tutela del copyright in quanto la parte svelata non fornisce sufficienti materiali per la circolazione clandestina dei testi protetti. È molto probabile che la Corte Suprema venga investita della questione.

Il notissimo brano musicale “Happy Birthday” è stato al centro di un contenzioso giudiziario recentemente risolto dalla United Stated District Court for the Central District of California di Los Angeles. La ricostruzione del caso partiva da una situazione piuttosto confusa. Da un lato la questione giuridica concerneva il copyright del brano, in particolare i suoi diritti di riproduzione, che, nell’ambito dello spettacolo, soprattutto nel cinema, hanno una rilevanza economica annuale notevole. Secondo la ricostruzione processuale, la musica era caduta nel pubblico dominio già nel momento della stesura dei due testi della filastrocca da parte delle autrici, le due sorelle Patti e Mildred Hill. Infatti, una prima versione della canzone, scritta nel 1893, si intitola “Happy Morning to All”, mentre la seconda versione, interessata dalla controversia, è la nota “Happy Birthday to you”. Essa è stata composta nel 1912 ed è stata formalmente iscritta presso il competente registro nel 1935 da parte di una società, la quale venne acquisita dalla Warner nel 1988. Sulla base di tale acquisizione la Warner rivendicava l’escussione del copyright fino al 2030. Tuttavia, il giudice californiano ha affermato che sulla base di una ricostruzione così incerta delle origini del testo la Warner non può richiederne il pagamento del copyright sulla sua esecuzione, ma solo su alcuni arrangiamenti. La quantificazione del danno e la restituzione dell’indebito saranno esaminati in una successiva fase del contenzioso, mentre la soccombente ha già dichiarato di ricorrere in appello.

Infine, è curioso uno dei passi della motivazione della decisione con la quale la United States Court of Appeals for the Ninth Circuit ha risolto a favore della società detentrice del copyright una controversia relativa all’auto di Batman. Tale società era contrapposta a un meccanico che costruiva esatte copie dell’auto del noto supereroe vendendole al prezzo di 90 mila dollari l’una. Affermando che l’auto di Batman è da considerarsi essa stessa un personaggio autonomo, il giudicante ha citato ironicamente ed esplicitamente i personaggi del fumetto e dei film affermando “As Batman so sagely told Robin, ‘In our well-ordered society, protection of private property is essential”.