E-book e brevetti digitali: le decisioni delle Corti americane

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 14 dicembre 2015

Negli Stati Uniti, la United States District Court, Southern District of New York ha deciso un caso relativo alla fornitura di servizi cloud, nello specifico se vi sia stata violazione del diritto d’autore da parte del gestore del servizio qualora un suo utente abbia conservato nel suo “digital locker”, uno spazio virtuale ove salvare una copia campione di un ebook downloadata durante il periodo di prova, ma successivamente utilizzata senza licenza. Nello specifico, la ricorrente è una autrice che ha concluso un accordo con un distributore online di ebook al fine di rendere disponibile il suo testo sia sul sito del distributore sia su quello dei suoi retailer collegati. Il convenuto di questa causa era uno di tali rivenditori. Ai sensi di tale accordo erano disponibili anche delle copie-omaggio del libro della ricorrente. Una volta ottenuta la copia attraverso il sito del convenuto, il cliente aveva accesso al testo nel suo “digital locker” collegato al suo account, il quale consentiva la consultazione del materiale anche in successive occasioni attraverso il software della piattaforma e il suo e-reader. Dopo qualche tempo, la ricorrente interrompeva il rapporto con il servizio di distribuzione di e-book, tuttavia tale circostanza veniva comunicata al convenuto solo dopo qualche mese, ma appena ricevutane notizia, il convenuto toglieva i materiali dal suo sito web, ma non dal “digital locker” dei suoi clienti che lo avevano scaricato e da allora il testo è stato consultato illegittimamente due volte. Per tali consultazioni la ricorrente ha citato il convenuto per violazione sia diretta sia indiretta del copyright. Entrambe le parti agivano in via sommaria e il giudice accoglieva le difese del convenuto applicando, per quel che concerne la violazione diretta, il precedente Cartoon Network v. CSC Holdings, 536 F.3d 121 (2 ° Cir. 2008), poiché la ricorrente non aveva provato la volontà del convenuto nel distribuire e riprodurre le copie downloadate. Infatti, il convenuto non rivestiva un ruolo attivo nella violazione del copyright, fondamentale deliberato, consistendo il suo servizio nella mera fornitura passiva di uno spazio nel quale le attività violative di copyright devono essere dimostrate da parte di chi se ne lamenta. Mentre per la violazione indiretta il giudicante applicava la notissima Sony-Betamax Rule [Sony v. Universal, 464 US 417 (1984)], affermando che l’utilizzo dei materiali conservati sul “digital locker” non era commercialmente rilevante.

Nella nota controversia USA v. Apple, la United States Court of Appeals for the Second Circuit ha affermato la violazione della Sezione 1 del Sherman Antitrust Act in materia di tutela della concorrenza e del mercato, sull’illecito accordo tra Apple e alcuni tra i più importanti editori per il prezzo degli ebook, a scapito della concorrenza nei confronti dei distributori di ebooks e di device elettronici per la loro lettura. In particolare, obiettivo di questa strategia era arginare l’innovativo approccio alla distribuzione degli ebook da parte di Amazon e del suo e-reader “Kindle”. La Court of Appeal afferma che gli accordi tra gli operatori di mercato sono illeciti di per sé, confermando pienamente la decisione di primo grado. Infatti, la Court of Appeal ha chiarito che la restrizione alla concorrenza violativa della Sect. 1 dello Sherman Act non riguardava gli accordi verticali con gli editori convenuti, ma l’accordo orizzontale pianificato ai fini aumentare i prezzi degli ebook.

Sempre in relazione con i contenziosi in materia di proprietà intellettuale che riguardano la società di Cupertino, si riporta che Apple e Samsung hanno raggiunto di fronte alla United States District Court, Northern District of California, San Josè Division, un accordo secondo cui Samsung si impegna a versare ad Apple 548.000.000 dollari entro il 14 dicembre 2015 per aver violato i brevetti di Apple. Tuttavia, Samsung ha altresì dichiarato che si aspetta il rimborso di quasi $ 400.000.000 nel caso venga accolto il suo ricorso alla Corte Suprema per quanto concerne le presunte violazioni in materia brevettuale sull’Iphone, mentre Apple rifiuta il riconoscimento di tali diritti. Va ricordato che nel mese di maggio 2015, la US Court of Appeals for the Federal Circuit aveva confermato le ragioni di Apple contro Samsung, riducendo però i danni richiesti da 1.050.000.000 dollari a 930.000.000 dollari. Tale transazione di 548.000.000 dollari è molto al di sotto dei danni stabiliti giudizialmente nel maggio 2015. A settembre 2015 Apple ha visto confermare a maggioranza dalla stessa United States Court of Appeals for the Federal Circuit la condanna di Samsung per la violazione di altri brevetti dell’Iphone, sottolineando l’importanza del diritto di esclusione in ambito brevettuale, quale espressione del diritto di proprietà, garantito dalla Costituzione americana.