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Parelio

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RICCARDO
Non posso rallegrarmi finché non abbia cognizione di ciò che è accaduto al nostro padre valoroso. Lo vidi aggirarsi per il campo di battaglia, e notai che individuava Clifford come suo bersaglio. Mi parve che si portasse nel fitto della mischia, come un leone in una mandria di bestiame, o come un orso braccato dai cani tutto intorno; l’orso ne azzanna alcuni, quelli guaiscono, e gli altri ringhiano tenendosi alla larga.
Così si comportava nostro padre con i suoi nemici,così i suoi nemici schivavano il mio padre bellicoso; credo che sia premio sufficiente essergli figlio. Guardate come l’alba spalanca i suoi cancelli dorati e prende commiato dal sole glorioso; quale somiglianza con la gioventù in boccio agghindata come un ragazzo che fa il pavone con l’innamorata! (Tre soli appaiono in cielo.)

EDOARDO
Sono offuscati i miei occhi o vedo tre soli?

RICCARDO
Tre soli gloriosi, ciascuno un sole perfetto; non separati dalle nubi vorticose, ma disgiunti nell’aria tersa, fulgida e chiara. Guardate, guardate! Si uniscono, si abbracciano e sembrano baciarsi come a sancire un’alleanza indistruttibile; ora sono una sola luce, una sola stella, un unico sole: con questo prodigio il cielo allude a un qualche evento.

EDOARDO
Come è strano, non s’è mai udito di una tale meraviglia. Io penso che ci chiami alla battaglia, fratello, cosicché noi, i figli del prode Plantageneto, ciascuno già splendente per i propri meriti, però uniamo in un solo fascio le nostre luci a folgorare la terra, come questo sole il mondo. Qualunque cosa ne venga generata, da ora in poi porterò tre bei soli splendenti sul mio scudo.

(W. Shakespeare, Enrico VI, Parte III, Atto II, Scena I)

(No, il cielo non era terso, non era neppure l’alba, ma il tramonto. Ciò nonostante è comunque eccezionale vedere un parelio, fenomeno ottico conosciuto anche come “cani solari”. E’ accaduto oggi pomeriggio, non nei pressi di Wigmore, ma poco oltre San Giorgio Canavese).