Separazione e divorzio delle coppie same-sex: le sentenze delle Corti straniere

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 23 dicembre 2015

La celebrazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso è stato uno dei temi più discussi del 2015, in considerazione della grande rilevanza ottenuta dalla sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti Obergefell v. Hodges. Sul punto, negli Stati Uniti sono dibattuti alcuni orientamenti ostativi dell’uguaglianza matrimoniale riconosciuta dai supremi giudici americani. In particolare nell’Indiana e nell’Arkansas sono in discussione leggi statali che consentano l’obiezione di coscienza in nome della libertà religiosa. Come si ricorderà, il tema è stato al centro dell’attenzione mondiale a seguito delle vicissitudini processuali di una impiegata statale che rifiutava di emanare le licenze matrimoniali alle coppie dello stesso sesso e per questo era stata incarcerata per aver commesso contempt of court, il reato di oltraggio alla corte che le intimava di emanare le suddette licenze.

La Supreme Court of Texas ha affrontato la questione se una coppia dello stesso sesso sposata in uno Stato possa ottenere il divorzio in un altro Stato. La questione di fondo inerisce il fatto che negli Stati Uniti se ci si può sposare in qualsiasi Stato, il divorzio può essere richiesto soltanto nello Stato dove una o entrambe le parti sono legalmente residenti. Questa controversia è sorta di fronte alle corti texane nel 2010, prima dell’emanazione delle decisioni Windsor e Obergefell della Corte Suprema. La questione posta riguardava se una coppia dello stesso sesso sposatasi in Massachusetts, ove il matrimonio egalitario era legale fin dal 2004, poteva ottenere gli effetti del divorzio, nel Texas, che invece considerava tale matrimonio nullo. La decisione della Corte Suprema del Texas è stata emanata pochi giorni prima della sentenza Obergefell e apparentemente, basandosi su questioni procedurali di giurisdizione e legittimazione a stare in giudizio, è sembrata attribuire efficacia al divorzio richiesto dalle ricorrenti, nonostante il Texas, al tempo, non avesse ancora ammesso il matrimonio per le coppie dello stesso sesso. Nello specifico, va osservato che le parti avevano raggiunto un accordo consensuale poi impugnato dall’Attorney General di fronte ai giudici statali. L’opinione di maggioranza giudici supremi texani ha negato che questo avesse legittimazione ad intervenire nella causa poiché le parti avevano già risolto la controversia con mutua soddisfazione. L’intervento dell’Attorney è stato considerato da un lato una forzatura diretta a procrastinare la lite delle parti e dall’altro lato un atteggiamento processuale contrario alle policy texane favorevoli alla conciliazione.

In Canada, la Supreme Court of Ontario ha deciso la controversia riguardante una coppia dello stesso sesso che aveva concluso nel 2009 nel Regno Unito una “civil partnership”, ai sensi del Civil Partnership Act 2004, in quanto il matrimonio egualitario è diventato legge solo nel 2013. Nel 2010 la coppia si trasferì in Canada e nel 2011 la relazione si interruppe, uno dei due partner presentò istanza di divorzio chiedendo la divisione dei beni comuni e il mantenimento all’altro coniuge. Questi si costituì chiedendo il rigetto delle domande perché ai sensi della legge canadese la coppia non era sposata. I giudici di merito hanno affermato, trovando conferma nella decisione della Corte Suprema dell’Ontario, che l’interpretazione e l’estensione dei termini “coniugi” e “matrimonio” anche alle coppie dello stesso sesso civilmente registrate è coerente con l’interpretazione del Divorce Act e della Family Law Act canadesi, poiché tale estensione garantisce alle parti un processo equo e certo per la soluzione delle questioni economiche relative allo scioglimento della loro unione.

In Spagna, la Audiencia Provincial di Madrid si è occupata del riconoscimento della filiazione dei figli minori di una coppia coniugata di donne omosessuali. I minori sono nati attraverso l’intervento della riproduzione assistita e della gestazione surrogata portata a termine da ciascuna delle due donne. La Corte ha richiamato la giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani (Menesson e altri contro Francia) secondo cui seppure un contratto di gestazione per altri è nullo ai sensi della legge nazionale (francese nel caso trattato dalla Corte di Strasburgo, spagnola nel caso in esame), la tutela del miglior interesse del minore è preminente e pertanto la filiazione dei nati da siffatti interventi di riproduzione artificiale è regolata dalle leggi civili spagnole in tema di filiazione.

In Olanda, il Gerechtshof Den Haag risolve una questione relativa ad una coppia dello stesso sesso di diversa nazionalità (olandese e turca) che controverte sulla divisione dei beni famigliari e sul mantenimento della coniuge economicamente più debole. I giudici olandesi affermano che la convenzione internazionale sulla legge patrimoniale approvata all’Aja il 14 marzo 1978 non è applicabile al caso in esame perché la Turchia, paese di cittadinanza di una delle coniugi, non ha ratificato tale convenzione. Tuttavia, la ripartizione dei beni familiari deve essere effettuata da un notaio olandese.