Diffusione di foto offensive o inappropriate su Instagram e Twitter: la tutela della privacy

Pubblicato il 22 febbraio 2016

La grande diffusione di app per device o smartphone che consentono la elaborazione grafica di immagini e la successiva condivisione sui social network quali Facebook, Istangram, Twitter sta provocando i primi contenziosi giudiziari, a causa delle criticità nella tutela della riservatezza.

Ad esempio, negli Stati Uniti, la United States District Court Southern District of Florida ha riconosciuto la fondatezza dell’azione promossa contro un famoso sportivo, ex campione di basket dell’NBA, Shaquille O’Neal. L’attore soffre di una displasia ectodermica che ne ha stravolto i connotati del viso. L’atleta convenuto aveva pubblicato sul suo profilo Instagram e su quello Twitter una elaborazione fotografica che raffigurava l’accostamento di una sua foto in atteggiamento beffardo e derisorio nel tentativo di imitare gli effetti della patologia con l’immagine dell’attore stesso e intitolata “SMILE PEOPLE”. Tale elaborazione fotografica è stata ampiamente condivisa; infatti ha ricevuto migliaia di “like” tra i milioni di followers di entrambi i profili, ed è stata variamente commentata. Dapprima l’attore ha citato in giudizio il convenuto presso la Corte distrettuale del suo luogo di residenza, cioè il Michigan. Detto giudice però ha rigettato la giurisdizione poiché Shaquille O’Neal risiede prevalentemente in Florida. Riproposta l’azione, l’attore ha richiesto il risarcimento del danno per appropriazione della propria immagine, risarcimento del danno per lo stress emotivo subito e per l’arricchimento ingiustificato del convenuto. La Corte ha accolto le istanze attoree affermando la sussistenza dello stress emotivo poiché la condotta in questione è configurabile come oltraggiosa, soprattutto alla luce della rilevante discrepanza di potere tra il notissimo campione di basket e la parte debole, il paziente raffigurato. Per quel che concerne l’ingiustificato arricchimento, la Corte osserva che l’attore non necessita di dimostrare il valore commerciale della propria immagine, considerato che in questo specifico caso tale immagine è stata utilizzata nel contesto della presenza del “brand” di Shaquille O’Neal sui social network. Infine, la Corte rileva che l’utilizzo dell’immagine dell’attore senza il suo consenso sui social media è iniqua alla luce delle specifiche circostanze del caso.

In Francia, il Tribunale de Grande Instance de Nanterre ha deciso un interessante caso di protezione dell’anonimato delle persone presenti ad avvenimenti pubblici. Nello specifico, un signore stava assistendo alla partita di tennis tra Roger Federer e Dimitri Tursunov al Roland Garros di Parigi ed era seduto accanto ad una famosa attrice. La presunta coppia era stata fotografata con il teleobiettivo e raffigurata come se fosse legata da una relazione sentimentale, mentre ciò non corrispondeva a verità. Successivamente le immagini sono state divulgate via Internet con didascalie allusive. Nella realtà l’uomo era legato da PACS con un’altra persona e la diffusione di tali immagini ha provocato problemi nella sua vita di coppia. Di fronte a tale invasività, il Tribunal de Grande Instance ha riconosciuto il danno morale subito dall’anonimo signore sottoposto a una una notorietà sgradita, ottenendo 10.000 Euro di risarcimento del danno morale e 2000 Euro ai sensi dell’art. 700 del codice di procedura civile francese.

In Canada, la Supreme Court of the Northwest Territories ha affrontato un caso relativo alla esibizione in udienza di un processo penale delle foto riguardanti l’autopsia della vittima di un’aggressione sessuale, rendendole così visibili all’opinione pubblica. Il cadavere della vittima era irriconoscibile e particolarmente devastato risultava essere l’apparato anale. Di fronte ai giudici canadesi si sono contrapposte le ragioni della pubblica accusa secondo cui la pubblicazione di tali fogotrafie era necessaria per chiarire l’appropriata qualificazione del delitto di omicidio, per mostrare la violenza esercitata dall’imputato non da una prospettiva meramente feticistica, ma empatica con la vittima e i suoi famigliari. La difesa si manifestava contraria all’esibizione poiché a suo dire, avrebbe provocato nella giuria reazioni emotive eccessive nei confronti dell’imputato, aggravandone la posizione processuale oltre ogni ragionevolezza. La Corte Suprema ha affermato che è vero che “una foto valga più di mille parole”, tuttavia dipende da quali parole vegono utilizzate, pertanto il giudice ha dato maggior rilievo alle testimonianze dell’anatomopatologo ripetto alle foto, tra le quali ha effettuato una scelta in considerazione della necessità di razionalità e imparzialità della giuria.

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