“La festa di chi ti vuole bene”

Dalle cronache torinesi emerge una storia molto interessante. Riferisce la Stampa (qui) che le maestre di una classe prima di una scuola primaria della città abbiano avuto l’idea di sostituire la “festa della mamma” con la “festa di chi ti vuole bene”. L’intento era di essere inclusivi, di non discriminare nessuno, ad esempio i piccoli che vivono nelle “nuove” famiglie o chi ha perso la mamma. L’iniziativa riguardava la semina di un fagiolo e la cura della piantina durante l’anno, metafora dell’accudimento dei più piccoli, cosicché a maggio la si potesse consegnare alla persona più amata dal bambino, che si sarebbe potuto supporre essere la madre. Invece no. Da cosa viene riferito nell’articolo sopra linkato, tra i destinatari del dono vanno annoverati “tata, nonni, zii o altri parenti, un animale domestico oppure l’amichetto del cuore che non vedevano da tanto tempo“, ma non mamma e papà, o meglio meno di quanto ci si aspettasse, di certo non l’unanimità.

A settembre, quando la proposta venne fatta, nessuno obiettò, ma all’avvicinarsi della ricorrenza i genitori contrari si sono fatti sentire. C’è chi ha protestato su Facebook, scrivendo: «Ritengo molto sbagliato eliminare due figure simbolo, la madre e il padre, a favore di un vago e fuorviante, nonché ipocrita, “chi ti vuole bene”», ha scritto su Facebook una delle mamme che ha animato la protesta. Papà e mamma, ha aggiunto, «sono due cardini, due archetipi, due certezze intorno ai quali si è costituita la nostra società. Dovere della scuola è radicare certezze nelle figure di riferimento, non aumentare la confusione e disorientare i bambini».

Davvero peccato che le sensibilità dei bambini e quelle degli adulti siano molto diverse, i bambini neppure sanno, né percepiscono cosa sia il concetto di “archetipo”, loro percepiscono l’affetto, l’amore, l’interesse e la cura, senza mediazioni o sovrastrutture culturali. Si dovrebbe riflettere molto di più su questo punto e dedicare maggiore spazio e attenzioni alla qualità dei sentimenti nei confronti dei più piccoli, spazzando tutte le doppiezze e ambiguità che avvolgono questo argomento. Inoltre, i bambini si disorientano per i comportamenti delle persone a loro più vicine, non certo – o meglio non ancora – per quelli della società, concetto per loro lontano ed astratto. L’equivoco è abbastanza comune e riguarda il fatto di traslare su di loro concetti o comportamenti che a loro ancora non appartengono, ma riguardano il mondo degli adulti.