Instagram: le conseguenze giuridiche della condivisione di foto

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 28 settembre 2016

La condivisione delle fotografie personali sulla piattaforma di photosharing Instagram è sempre più diffusa. Ci si chiede a questo proposito se sia possibile applicare anche ad essa i principi giuridici elaborati dalla giurisprudenza per servizi analoghi, ovvero se essa abbia proprie peculiarità, specie in relazione all’uso combinato di social network e media più tradizionali, al fine di raggiungere una platea di utenti/ascoltatori il più vasta possibile. Il contenzioso in argomento è ancora scarso, tuttavia si possono delineare alcune linee attraverso l’esperienza giurisprudenziale già maturata in alcune giurisdizioni.

Ad esempio, in Nuova Zelanda, la Broadcasting Standards Authority of New Zealand ha emanato una interessante decisione sull’utilizzo promiscuo di mezzi di comunicazione tradizionali (radio) e social media (profilo Instagram). In questo caso, due conduttori della trasmissione “George FM Breakfast (Thane and Kara)” richiesero agli ascoltatori di aiutarli a effettuare un “social media intervention” relativo al profilo Instagram di due donne, A e B, che avevano pubblicato alcune foto che le rappresentavano in scene di vita privata. I conduttori si sono riferiti alle signore con appellativi insultanti e descrizioni delle foto non lusinghiere, pubblicamente bullandole, umiliandole e denigrandole, nonché contattando una di loro durante la trasmissione e rivolgendosi a lei in modo sessista,. Il dibattito tra i conduttori, le signore e gli ascoltatori si è ulteriormente sviluppato su Instagram. Successivamente il contenuto della trasmissione (e di conseguenza anche le conversazioni su Instagram) sono state oggetto di una controversia di fronte all’autorità neozelandese per le trasmissioni avente ad oggetto la violazione della riservatezza delle due donne nonché la loro diffamazione per “slut-shaming” perpetrata attraverso entrambi i mezzi di comunicazione. Durante il procedimento i conduttori e l’ente radiofonico si sono scusati con le vittime e con gli ascoltatori per il comportamento poco appropriato tenuto durante la trasmissione. Tuttavia, il procedimento è continuato e si focalizzava sulla possibile responsabilità della radio nella conduzione del programma e della gestione dell’account Instagram per quanto concerneva la violazione delle regole di correttezza, buon gusto ai sensi degli standard del “Radio Code of Broadcasting Practice”, nonché per quel che concerne la violazione protezione della privacy, discriminazione e denigrazione. Su questi punti l’Autorità ha preso una decisione strutturata. Innanzitutto, ha dichiarato violati gli standard di correttezza e buon gusto poiché le scuse trasmesse dalla radio e dai conduttori non sono state valutate sufficienti rispetto al comportamento tenuto. Inoltre, ha affermato che lo svelamento via radio dei nomi delle signore titolari dell’account Instagram avrebbe potuto incoraggiare prevedibili situazioni di molestie, anche sessuali e sessiste, in conseguenza della trasmissione stessa attraverso l’utilizzo diretto degli account Instagram pubblicizzati, data la facilità del reperimento dei medesimi online, oltreché violando la privacy delle titolari. Tuttavia, l’Autorità neozelandese ha rigettato l’istanza relativa alla violazione degli standard di discriminazione e denigrazione perché da un lato i ricorrenti non hanno specificato nel dettaglio tale punto in merito alla lesione dei parametri richiesti dallo Harmful Digital Communications Act 2015 per quel che concerne la pubblica intimidazione, umiliazione, discredito e diffamazione; dall’altro lato l’ente radiofonico non ha incoraggiato né la violazione della legge, né ha effettuato apologie di reato. Pertanto, la Broadcasting Standards Authority of New Zealand ha condannato i convenuti a versare ai sensi della Section 13(1)(d) 4000 e 2000 dollari neozelandesiciascuna alle due vittime per “privacy compensational fine di riconoscere la gravità dell’impatto che la trasmissione ha avuto sul benessere, reputazione e dignità delle vittime, ammonendo con una comunicazione all’emittente stessa che il bullismo, lo svelamento di dati personali e il trattamento scorretto delle persone è inappropriato e rappresenta una grave violazione dei doveri di tramissione e, infine, di pagare altri 2000 dollari neozelandesi di spese legali.

In Canada la Court of Quebec ha riconosciuto un danno di 5000 dollari canadesi per violazione del diritto d’autore perché le foto di un fotografo professionale scattate in occasione di una campagna di moda non sono state appropriatamente utilizzate con il suo “watermark” sul profilo Instagram di una ditta di moda. Quale difesa, seppur rigettata, la casa di moda ha prodotto una chat Facebook tra una propria impiegata e il fotografo stesso, sostenendo che dal tenore della conversazione online risultasse chiaro che il fotografo non sarebbe stato pagato.

A Hong Kong, la Court of First Instance ha affermato che, seppur generalmente Instagram è un social network utilizzato per pubblicare foto, esso può venire usato, come nel caso in parola, per pubblicizzare prodotti e invitare alla conclusione di acquisti. Pertanto si estendono ad esso precedenti già stabiliti per piattaforme quali Yahoo! Auction o eBay.