Il caso Uber: gli ultimi orientamenti giurisprudenziali

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 21 novembre 2016

Il funzionamento di Uber è a tutti noto. Esso si può sintetizzare come segue: tale servizio di trasporto privato californiano si serve di una apposita app per smartphone per mettere in relazione i driver, generalmente guidatori non professionali che utilizzano auto proprie, con gli utenti. Tutti, driver e utenti, devono preventivamente registrarsi sull’app, Uber fissa il prezzo della corsa addebitandola direttamente sulla carta di credito dell’utente, senza che il driver possa influire in qualche modo su questo passaggio. Inoltre, l’utente può commentare il servizio ricevuto dal driver incaricato di trasportarlo,valutando il percorso fatto o il comportamento del conducente.

Nonostante l’apparente silenzio delle cronache nazionali, Uber continua ad interessare la giurisprudenza comparata, soprattutto sotto il profilo delle novità del rapporto che lega l’azienda ai suoi driver. In questo senso è interessante la decisione del Employment Tribunals in Inghilterra, seppure si inserisca in un orientamento abbastanza consolidato in diritto comparato. Si osserva che in Inghilterra i driver di Uber si conterebbero nel numero di quarantamila, dei quali trentamila nella sola Londra, dove la compagnia avrebbe circa due milioni di passeggeri registrati. Nella causa svolta di fronte al giudice del lavoro, i driver chiedevano di applicare la normativa da lavoro dipendente appropriata alla loro posizione, in particolare per quel che concerne l’estensione ai driver del trattamento riservato ai lavoratori dipendenti, in particolare per quel che concerne la garanzia di ferie e liquidazione, oltre che a un salario minimo. Nonostante l’opposizione di Uber, il quale ha sostenuto che i driver vogliono essere indipendenti nella gestione della loro attività, il giudice del lavoro inglese ha dato ragione ai ricorrenti.

In Canada si sono registrati alcuni interessanti contenziosi. Per esempio, davanti alla Cour du Québec si è rivolto un driver di Uber al quale era stata sospesa la patente per sette giorni per trasporto illegale di passeggeri. In altri termini, si contestava al ricorrente di essere un taxista abusivo, né di avere l’appropriata patente per il trasporto pubblico di passeggeri. Ai sensi della normativa quebechese sul trasporto pubblico, l’onere della prova di possedere i requisiti, pertanto anche l’appropriata patente, idonei all’esercizio del servizio di trasporto publico è a carico del conducente. Pertanto, la Corte quebechese rigetta le argomentazioni del ricorrente in merito ad una possibile interpretazione restrittiva della norma, perché si tratta di disposizioni di natura amministrativa e non penale. Sempre la medesima Corte ha autorizzato il dissequestro di un’auto utilizzata per i servizi di Uber dietro pagamento di una cauzione, nonché ha autorizzato una perquisizione per motivi fiscali presso Uber. Mentre la quarta decisione che si propone in lettura, proveniente dalla Superior Court of Justice dell’Ontario riguarda la possibile (ma negata) dismissione di una class action contro Uber per motivi di conflitto di interesse tra i patrocinatori legali di Uber, pertanto la vertenza prosegue.