Tutte le “email” di Mozart

In queste serate nebbiose sono alle prese con il corposo epistolario della famiglia Mozart. Si, proprio “quel” Mozart: Wolfgang Amadeus, insieme a suo padre Leopold, la sorella Nannerl, la madre Anna Maria e pure la cugina, impresari, nobili, principi e così via. No, mancano le lettere con Da Ponte, forse non sono mai state scritte, perché durante la stesura della loro trilogia (Don Giovanni, Nozze di Figaro, Così fan tutte) si incontravano a quattr’occhi.

Amo gli epistolari, in particolare questo. E’ una lettura interessante, forse un po’ gossippara con quasi duecentocinquanta anni di ritardo, ma il ritratto della società dell’Ancien Régime è perfetto proprio perché non è diretto, ma traspare nelle descrizioni dei luoghi, dei viaggi, delle locande, dei balli, dei corteggiamenti (non solo amorosi, ma anche quelli per ottenere un prestito o un incarico). La leggerezza anzi, lo spirito mozartiano aleggia tra queste carte, anche se ci sono momenti tristi e scene dolorose. Ma non divaghiamo.

E’ notizia di ieri che Yahoo!, l’importante Internet company che tra le prime ha fornito un diffusissimo servizio di email, ha subito un attacco hacker ad un miliardo di account email (The Guardian, qui). Ovvio che non sarebbe successo nel XVIII secolo, né voglio diventare all’improvviso luddista. La mia domanda è diversa: si sarebbero conservate? Anzi, riusciamo a conservare i nostri scambi di posta elettronica. Indubbiamente il linguaggio con il quale sono scritte è diverso, immediato, ridotto all’osso, forse involgarito, ma non per questo i contenuti trasmessi non meritano di essere conservati e nei casi più significativi tramandati. Cosa è possibile fare per questo?

La carta doveva e deve ancora sfidare il tempo, i parassiti e il fuoco, paradossalmente i messaggi di posta elettronica sfidano l’oblio immediato.

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