Igiene e sicurezza alimentare: la giurisprudenza delle Corti straniere

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 19 dicembre 2016

Negli Stati Uniti, un recente caso di condanna a una rilevante somma di danni punitivi ha fatto molto scalpore, non soltanto nelle cronache giudiziarie. Il fatto riguardava un noto ristorante di cucina francese. Nel piatto (un “coq au vin”) servito in sala era presente una setola di una spazzola metallica per pulire le piastre da cucina. Inavertitamente il cliente l’ha ingoiata rimanendogli conficcata in gola, costringendolo a ricorrere alle cure del pronto soccorso e a sottoporsi a un delicato intervento chirurgico di rimozione del corpo estraneo, oltre alle cure antibiotiche per una sopravvenuta infezione. Una giuria insediata presso la Southern District Court di New York ha emanato un verdetto nei confronti del noto ristoratore stellato condannandolo a risarcire il cliente per un milione di dollari in danni punitivi oltre a 450 mila dollari per colpa e lesioni fisiche e morali, dato che il cliente ha subito danni psichici, oltre a 10.000 dollari a favore della moglie nonché le spese legali.

In Canada un lodo arbitrale ha risolto una controversia sindacale in merito alle nuove direttive aziendali sul vestiario, in particolare dei guanti, e dei monili, indossati da dipendenti di una catena di caffetterie. I dipendenti trovavano che le nuove divise e le linee guida adottate dalla direzione fossero troppo rigide e impedissero loro di esprimere se stessi, in particolare per quel che concerne la vestizione di anelli, make-up, unghie estetiche o artificiali, piercing e altri tipi di monili. Durante l’istruttoria arbitrale, l’arbitro aveva ascoltato un esperto secondo il quale le nuove regole aziendali erano conformi agli standard internazionali dell’HACCP (acronimo di Hazard Analysis Critical Control Point). Il consulente tecnico assicurava che soltanto lavarsi regolarmente le mani garantirebbe l’effettiva igiene nel trattamento del cibo; al contrario l’adozione di guanti non escluderebbe che i medesimi siano sporchi, bucati, abrasi o addirittura rotti e che quindi potesse realizzarsi un passaggio di microbi o batteri al cibo. Inoltre, anelli, orecchini, piercing e monili simili potrebbero comunque cadere negli alimenti. Ascoltate le ragioni delle parti, l’arbitro evidenziava come la tutela della sicurezza alimentare fosse essenziale per garantire la salute pubblica e si era chiesto se e come fosse possibile bilanciarla con il diritto di ciascun dipendente di esprimere se stesso e la sua personalità con vestiario e monili di suo gusto. Egli ponderava la sua decisione distinguendo categoria per categoria i monili vestibili dai dipendenti, interdicendo l’uso di quelli che potessero avere un contatto diretto con il cibo, anche solo cadendo dal capo come gli orecchini, o dai capelli come i fiocchi o i fermacapelli, (a meno che non siano indossati sotto cuffie o cappelli), oppure potessero essere inseriti sotto la divisa, come le collane. Infine, confermava la proibizione della vestizione di unghie artificiali ed estetiche, anelli e fedi nuziali, orologi e braccialetti, nonché del make up “eccessivo”.

In Australia, il Queensland Civil and Administrative Tribunal si è occupato della emissione di una nuova licenza ad un ristorante di cucina etnica. Si tratta della verifica della conformità ai requisiti HACCP dei locali e del personale adetto al contatto con il cibo, in particolare con la specifica analisi dei corsi di formazione e adempimento delle formalità ai sensi del Food Safety Act 2006 (che recepisce gli standard HACCP) da parte dei responsabili e del personale del locale pubblico.

In Inghilterra, il caso deciso dalla England and Wales High Court (Chancery Division) riguarda l’uso non autorizzato di informazioni confidenziali nella produzione di un olio di semi edibile. Secondo i ricorrenti, detentori della ricetta di tale olio, l’utilizzo di informazioni riservate relative al processo produttivo può comportare rischi anche sotto il profilo della tutela della sicurezza alimentare in quanto relative alla corretta proporzione degli ingredienti e a specifiche tecniche produttive. Il giudice ha accolto le loro ragioni, emanato una injunction contro i convenuti e rinviato la causa per la quantificazione dei danni.

Advertisements