Best interest of the child: alcune importanti sentenze delle Corti internazionali

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 3 gennaio 2017

Il “best interest of the child” è un concetto riconosciuto a livello internazionale dall’art. 3 della Convenzione di New York sulla protezione di diritti del fanciullo del 1989. Abitualmente ci si riferisce ad esso nel diritto di famiglia, specie quando si tratta di affidamento del minore ovvero quando il bambino è coinvolto in un procedimento di adozione, tuttavia tale principio si applica in tutte le situazioni che vedono coinvolto un fanciullo. La giurisprudenza comparata delle corti internazionali ne ha recentemente affrontate alcune.
In Germania, il Bundesverfassungsgericht ha concesso una ingiunzione sospensiva provvisoria in merito al procedimento di adozione di un minore per la fondatezza delle censure di costituzionalità, in particolare per quel che concerne la protezione dell’interesse del minore e dei suoi diritti fondamentali. La fattispecie oggetto del ricorso costituzionale ha visto un bambino in tenerissima età conteso tra i genitori biologici (ritenuti dalle autorità non in grado di badare a lui) e i genitori adottivi. Il piccolo di 16 mesi ha conosciuto allocazioni differenti, con ripetuti cambi di abitazione, assistenza di differenti operatori sanitari che gli hanno provocato una forte sofferenza emotiva. Il rischio censurato dalla Corte costituzionale tedesca riguarda il fatto che, di fronte all’impugnazione contro la procedura di adozione proposto dai genitori biologici, il bambino avrebbe dovuto affrontare un nuovo cambiamento dell’ambiente familiare di riferimento. In ogni caso si sarebbe trattato di una circostanza inaccettabile tanto di fronte al possibile successo del ricorso dei genitori biologici, quanto di fronte al fallimento del suddetto ricorso, provocando nuovo mutamento dell’ambiente di riferimento del bambino. Pertanto, in attesa dell’esito del processo, la Corte ha stabilito che il minore permanga nel suo ambiente attuale al fine di prevenire un ulteriore deterioramento delle sue condizioni psichico-fisiche.
In altra vicenda, sempre il Bundesverfassungericht ha affermato che la potestà genitoriale non può essere trasferita con un provvedimento provvisorio della Corte medesima attraverso un ricorso costituzionale.
In Inghilterra la Family Court ha deciso un delicato caso dove il best interest del minore è stato violato dalle autorità di polizia. Nello specifico, durante indagini per contrastare la pedopornografia, gli investigatori si sono imbattuti in 5000 immagini indecenti conservate sul computer del padre delle minori. L’uomo è stato arrestato e successivamente ha confessato il reato. Una di queste immagini ritraeva una donna nell’atto di abusare una minorenne infratredicenne. Gli stessi investigatori hanno supposto “al 90%”, riferendosi alla sola somiglianza, che tale donna fosse la madre e la minore abusata una delle figlie della coppia. Sulla base di legittimi timori che le bambine fossero in pericolo le minori sono state portate via dalla casa familiare e allontanate anche dalla madre, poiché gli investigatori hanno mantenuto ferma la loro convinzione sull’alta probabilità dell’identificazione della madre con la donna autrice delle violenze e della figlia come la vittima delle medesime, senza approfondire ulteriormente le indagini. Pertanto, le minori sono state allocate presso una famiglia affidataria e alla madre è stato impedito di vederle. Durante il successivo procedimento penale, l’investigatore che si è occupato del caso è stato vagliato quale “testimone ostile” dalla corte poiché è emersa evidente la fallacia del quadro accusatorio contro la madre delle minori, che veniva prosciolta e successivamente si ricongiungeva con le figlie. A seguito di ciò madre e figlie instavano azione risarcitoria sulla base dello Human Rights Act 1998 per la violazione dell’art. 6 (diritto ad un processo equo) e art. 8 (protezione della vita privata e familiare) perché le autorità investigative non hanno tenuto in appropriata considerazione l’interesse delle minori a mantenere una relazione stabile con la loro madre, alla quale è stata coinvolta in una indagine per pedopornografia solo sulla base di mere impressioni degli investigatori. La Corte ha riconosciuto alla madre un risarcimento del danno pari a 10.000 sterline e a 5.000 sterline per ciascuna figlia.
In Australia, la Supreme Court of Victoria ha emanato una interessante sentenza, ricca di citazioni comparatistiche e riferimenti alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani, in merito al trasferimento di detenuti minorenni, alcuni molto giovani, in carceri di massima sicurezza per adulti dopo che i ragazzi avevano provocato disordini e danni nel riformatorio che li ospitava. La Corte australiana ha affermato che siffatto trasferimento è contrario alla protezione del best interest dei minorenni coinvolti perché violativo dei diritti garantiti dalla Convenzione internazionale per la protezione del fanciullo, tra cui il diritto dei minori, seppur detenuti, a mantenere un costante contatto con i propri familiari e a fruire di programmi rieducativi.

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