W Google Translate

Leggo qui di questo divertente esperimento: la traduzione di Shakespeare con Google Translate. L’ideatrice Davina Sammarcelli scopre che in francese Hamlet si tradurrebbe con “Jambonlaiseé e in effetti non fa una grinza: Ham-let! 

L’idea mi diverte molto e la prendo in prestito traducendo con Google Translate in italiano uno dei miei brani preferiti: il discorso di San Crispino. 

Originale:

What’s he that wishes so?
My cousin Westmoreland? No, my fair cousin:
If we are mark’d to die, we are enow
To do our country loss; and if to live,
The fewer men, the greater share of honour.
God’s will! I pray thee, wish not one man more.
By Jove, I am not covetous for gold,
Nor care I who doth feed upon my cost;
It yearns me not if men my garments wear;
Such outward things dwell not in my desires:
But if it be a sin to covet honour,
I am the most offending soul alive.
No, faith, my coz, wish not a man from England:
God’s peace! I would not lose so great an honour
As one man more, methinks, would share from me
For the best hope I have. O, do not wish one more!
Rather proclaim it, Westmoreland, through my host,
That he which hath no stomach to this fight,
Let him depart; his passport shall be made
And crowns for convoy put into his purse:
We would not die in that man’s company
That fears his fellowship to die with us.
This day is called the feast of Crispian:
He that outlives this day, and comes safe home,
Will stand a tip-toe when the day is named,
And rouse him at the name of Crispian.
He that shall live this day, and see old age,
Will yearly on the vigil feast his neighbours,
And say ‘To-morrow is Saint Crispian:’
Then will he strip his sleeve and show his scars.
And say ‘These wounds I had on Crispin’s day.’
Old men forget: yet all shall be forgot,
But he’ll remember with advantages
What feats he did that day: then shall our names.
Familiar in his mouth as household words
Harry the king, Bedford and Exeter,
Warwick and Talbot, Salisbury and Gloucester,
Be in their flowing cups freshly remember’d.
This story shall the good man teach his son;
And Crispin Crispian shall ne’er go by,
From this day to the ending of the world,
But we in it shall be remember’d;
We few, we happy few, we band of brothers;
For he to-day that sheds his blood with me
Shall be my brother; be he ne’er so vile,
This day shall gentle his condition:
And gentlemen in England now a-bed
Shall think themselves accursed they were not here,
And hold their manhoods cheap whiles any speaks
That fought with us upon Saint Crispin’s day.

Tradotto con Google Translate:

Qual è colui che vuole così?
Mio cugino Westmoreland? No, mio cugino fiera:
Se siamo mark’d a morire, siamo Enow
Per fare la nostra perdita paese; e se per vivere,
Il minor numero di uomini, la quota maggiore di onore.
Il volere di Dio! ti prego, non voglio un uomo in più.
Per Giove, io non sono avido per l’oro,
Né cura io che doth di alimentazione sul mio costo;
Mi anela Non se gli uomini mie vesti di usura;
Queste cose esteriori non abitano nei miei desideri:
Ma se è un peccato desiderare onore,
Io sono l’anima più incriminato vivo.
No, la fede, il mio cugino, non vogliono un uomo dall’Inghilterra:
La pace di Dio! Non vorrei perdere così grande onore
Come un uomo di più, mi pare, avrebbe condiviso da me
Per la migliore speranza che ho. O, non vogliono un altro!
Piuttosto proclamarla, Westmoreland, attraverso il mio padrone di casa,
Che colui che ha lo stomaco per questa lotta,
Separi pure; il suo passaporto deve essere effettuata
E corone per convoglio messo nella sua borsa:
Noi non sarebbe morto in compagnia di quell’uomo
Che i timori la sua borsa di studio a morire con noi.
Questo giorno è chiamata la festa di Crispian:
Colui che sopravvive ancora oggi, e torna a casa al sicuro,
Si leveranno in piedi una punta di piedi quando il giorno è chiamato,
E lo svegliare al nome di Crispian.
Chi vivrà questa giornata, e vedere la vecchiaia,
Sarà ogni anno la vigilia festa suoi vicini,
E dire ‘Domani è San Crispian:’
Poi sarà lui a nudo la manica e mostrare le sue cicatrici.
E dire ‘Queste ferite che ho avuto il giorno di Crispin.’
I vecchi uomini dimenticano: ancora tutto è dimenticato,
Ma si ricorderà con vantaggi
Che gesta ha fatto quel giorno: Allora i nostri nomi.
Familiar in bocca come parole domestiche
Harry il re, Bedford e Exeter,
Warwick e Talbot, Salisbury e Gloucester,
Essere nelle loro tazze fluenti appena remember’d.
Questa storia deve il buon uomo insegnare al figlio;
E Crispin Crispian deve mai passare,
Da questo giorno per la fine del mondo,
Ma noi in esso deve essere remember’d;
Noi pochi, noi pochi felici, noi banda di fratelli;
Per lui oggi che getta il suo sangue con me
Sarà mio fratello; essere lui mai così vile,
Questo giorno deve delicata la sua condizione:
E signori in Inghilterra ora a-letto
Deve pensare se stessi maledetti non erano qui,
E tenere le loro manhoods buon mercato whiles qualsiasi parla
Che hanno combattuto con noi al giorno di San Crispino.

Oppure al contrario Dante dall’italiano trecentesco all’inglese di Google Translate. Perché no?

Canto I: Dante nella selva oscura

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Tant’ è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.

Io non so ben ridir com’ i’ v’intrai,
tant’ era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.

Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto,
là dove terminava quella valle
che m’avea di paura il cor compunto,

guardai in alto e vidi le sue spalle
vestite già de’ raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle.

Allor fu la paura un poco queta,
che nel lago del cor m’era durata
la notte ch’i’ passai con tanta pieta.

E come quei che con lena affannata,
uscito fuor del pelago a la riva,
si volge a l’acqua perigliosa e guata,

così l’animo mio, ch’ancor fuggiva,
si volse a retro a rimirar lo passo
che non lasciò già mai persona viva.

Poi ch’èi posato un poco il corpo lasso,
ripresi via per la piaggia diserta,
sì che ‘l piè fermo sempre era ‘l più basso.

Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta,
una lonza leggiera e presta molto,
che di pel macolato era coverta;

e non mi si partia dinanzi al volto,
anzi ‘mpediva tanto il mio cammino,
ch’i’ fui per ritornar più volte vòlto.

Temp’ era dal principio del mattino,
e ‘l sol montava ‘n sù con quelle stelle
ch’eran con lui quando l’amor divino

mosse di prima quelle cose belle;
sì ch’a bene sperar m’era cagione
di quella fiera a la gaetta pelle

l’ora del tempo e la dolce stagione;
ma non sì che paura non mi desse
la vista che m’apparve d’un leone.

Questi parea che contra me venisse
con la test’ alta e con rabbiosa fame,
sì che parea che l’aere ne tremesse.

Ed una lupa, che di tutte brame
sembiava carca ne la sua magrezza,
e molte genti fé già viver grame,

questa mi porse tanto di gravezza
con la paura ch’uscia di sua vista,
ch’io perdei la speranza de l’altezza.

E qual è quei che volontieri acquista,
e giugne ‘l tempo che perder lo face,
che ‘n tutti suoi pensier piange e s’attrista;

tal mi fece la bestia sanza pace,
che, venendomi ‘ncontro, a poco a poco
mi ripigneva là dove ‘l sol tace.

Mentre ch’i’ rovinava in basso loco,
dinanzi a li occhi mi si fu offerto
chi per lungo silenzio parea fioco.

Quando vidi costui nel gran diserto,
«Miserere di me», gridai a lui,
«qual che tu sii, od ombra od omo certo!».

Rispuosemi: «Non omo, omo già fui,
e li parenti miei furon lombardi,
mantoani per patrïa ambedui.

Nacqui sub Iulio, ancor che fosse tardi,
e vissi a Roma sotto ‘l buono Augusto
nel tempo de li dèi falsi e bugiardi.

Poeta fui, e cantai di quel giusto
figliuol d’Anchise che venne di Troia,
poi che ‘l superbo Ilïón fu combusto.

Ma tu perché ritorni a tanta noia?
perché non sali il dilettoso monte
ch’è principio e cagion di tutta gioia?».

«Or se’ tu quel Virgilio e quella fonte
che spandi di parlar sì largo fiume?»,
rispuos’ io lui con vergognosa fronte.

«O de li altri poeti onore e lume,
vagliami ‘l lungo studio e ‘l grande amore
che m’ha fatto cercar lo tuo volume.

Tu se’ lo mio maestro e ‘l mio autore,
tu se’ solo colui da cu’ io tolsi
lo bello stilo che m’ha fatto onore.

Vedi la bestia per cu’ io mi volsi;
aiutami da lei, famoso saggio,
ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi».

«A te convien tenere altro vïaggio»,
rispuose, poi che lagrimar mi vide,
«se vuo’ campar d’esto loco selvaggio;

ché questa bestia, per la qual tu gride,
non lascia altrui passar per la sua via,
ma tanto lo ‘mpedisce che l’uccide;

e ha natura sì malvagia e ria,
che mai non empie la bramosa voglia,
e dopo ‘l pasto ha più fame che pria.

Molti son li animali a cui s’ammoglia,
e più saranno ancora, infin che ‘l veltro
verrà, che la farà morir con doglia.

Questi non ciberà terra né peltro,
ma sapïenza, amore e virtute,
e sua nazion sarà tra feltro e feltro.

Di quella umile Italia fia salute
per cui morì la vergine Cammilla,
Eurialo e Turno e Niso di ferute.

Questi la caccerà per ogne villa,
fin che l’avrà rimessa ne lo ‘nferno,
là onde ‘nvidia prima dipartilla.

Ond’ io per lo tuo me’ penso e discerno
che tu mi segui, e io sarò tua guida,
e trarrotti di qui per loco etterno;

ove udirai le disperate strida,
vedrai li antichi spiriti dolenti,
ch’a la seconda morte ciascun grida;

e vederai color che son contenti
nel foco, perché speran di venire
quando che sia a le beate genti.

A le quai poi se tu vorrai salire,
anima fia a ciò più di me degna:
con lei ti lascerò nel mio partire;

ché quello imperador che là sù regna,
perch’ i’ fu’ ribellante a la sua legge,
non vuol che ‘n sua città per me si vegna.

In tutte parti impera e quivi regge;
quivi è la sua città e l’alto seggio:
oh felice colui cu’ ivi elegge!».

E io a lui: «Poeta, io ti richeggio
per quello Dio che tu non conoscesti,
a ciò ch’io fugga questo male e peggio,

che tu mi meni là dov’ or dicesti,
sì ch’io veggia la porta di san Pietro
e color cui tu fai cotanto mesti».

Allor si mosse, e io li tenni dietro.

 

Canto I: Dante in the dark forest
Halfway through the journey of our lives
I found myself in a dark wood,
For the straightforward pathway had been lost.

Ah, how to say What was it hard thing
savage forest and rugged
that in the very thought renews the fear!

Tant ‘is bitter that death is little more;
But to retell the good ‘I found,
I will tell of the other things ch’i ‘have I stocks.

I can not well repeat how ‘i’ entered,
tant ‘was full of sleep at that point
who abandoned the true way.

But after I ‘I was at the foot of a high hill,
where the valley terminated
Which I had with consternation pierced my heart,

I looked up and saw its shoulders
Vested already with that planet ‘s rays
Which leadeth others right by every road.

Then was the fear a little quieted,
that in my heart’s lake had endured
the night ch’i ‘I passed so piteously.

And as he, who, with distressful breath,
Forth issued from the sea upon the shore,
It turns to the water perilous and gazes,

so my soul, still a fugitive,
He backs to re-behold the pass
who never let a living person.

Let him then placed a little my weary body,
again over the desert slope,
yes that ‘the firm foot ever was’ the lowest.

And here, almost where the ascent began,
a loin, and lends itself very slight,
that pel maculate was covered;

and not she from me before my face,
indeed ‘so he did impede my path,
ch’i ‘I to return often turned.

Temp ‘was the beginning of the morning,
and ‘the sun was mounting’ n with those stars
who were with him when the Love Divine

first he moved those beautiful things;
So I was to me occasion good hope
than fair in the skin Gaetta

the time of day and the sweet season;
But not so much that not give me fear
the aspect which appeared to a lion.

It seemed as if against me he were
with ‘high-test and with ravenous hunger,
So that it seemed the air tremors in.

And a she-wolf, that with all hungerings
Seemed to be laden in her meagreness,
and many folk has caused to live forlorn,

this handed me so much heaviness
with the terror of her views,
That I the hope of the height.

And as he is who willingly acquires,
and Reaches’ the time when he must lose,
that ‘in all his thoughts to weeping and despair;

this made me restless beast,
Which, coming ‘Encounters, gradually
It ripigneva where ‘the sun is silent.

While it ‘is ruining the lower site,
Before their eyes it was offered them
who for long silence seemed hoarse.

When I saw him in that vast wilderness,
“Have pity on me,” I called to him,
“Whatever thou art, or shade or real man.”

He answered me: “Not man; man once I was,
and my parents were of Lombardy,
Mantuans by country both of them.

He was born sub Julio, though late,
And I lived at Rome under ‘good Augustus
During the time of false and lying gods.

I was a poet, and I sang that just
Son of Anchises, who came forth from Troy,
then that ‘Ilion the superb was burned.

But why do you return to wretchedness?
why do they not climb the Mount Delectable
which is the source and cause of every joy? “.

“Or if ‘thou that Virgilius and that fountain
Which spreads abroad so wide a river of speech? ”
rispuos’ I him with bashful forehead.

“Or other poets honor and light,
Avail ‘long study and’ l great love
that impelled me to explore thy volume.

You if ‘my teacher’ my author,
thou ‘only one from whom’ I took
The beautiful style that has done honor.

See the beast ‘I turned;
Save me from her, famous Sage,
It makes me tremble the veins and wrists. ”

“Thee it behooves to take another road,”
Responded he, when he beheld me weeping,
“If you wish ‘campar of this savage wilderness;

Because this beast, at which thou criest,
no man to pass on his way,
But so ‘mpedisce that kills;

And has a nature so malign and ruthless,
that it can never sate her greedy will,
and after ‘the food is hungrier than before.

Many the animals with whom she weds,
and more will be still, until ‘the Greyhound
It Comes, who shall make her perish in her pain.

He shall not feed on either earth or pewter,
But upon wisdom, love and virtue;
and his nation be between felt and felt.

Of that low Italy shall health
for which the maid Camilla died,
Eurialo and Turn and Niso of ferute.

These will drive the right by every villa,
since that will throw it the ‘Hell,
There where ‘nvidia first dipartilla.

Ond ‘I for thy me’ think and judge
you follow me, and I will be your guide,
and lead thee hence through the eternal place,

Where thou shalt hear the desperate lamentations,
Shalt see the ancient spirits,
he to the second death every cries;

And thou shalt see those who contented are colored
Within the fire, because they hope to come
when it is to the blessed people.

To whom, then, if you want to go,
A soul shall be for that than I more worthy;
I’ll leave you with her at my departure;

Because that Emperor, who reigns above,
because ‘the’ was’ rebellious to his law,
He wills that ‘His city for me is vegna.

In all parts reigns and there holds;
There is his city and his lofty throne;
O happy he whom ‘chooses to be there. ”

And I to him: “Poet, I thee entreat
by that God whom thou didst never know,
what I may escape this woe and worse,

that thou wilt bring me there, where ‘or you said,
That I may see the door of St. Peter
and those whom you so much sad. ”

Then he moved on, and I behind him.

 

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