Uso di droni: le prime decisioni delle corti straniere

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 23 febbraio 2017

In Francia il Tribunal de Grande Instance di Bourges ha condannato due appassionati di aereomodellismo e di droni per aver sorvolato con un loro apparecchio una zona interdetta al volo e per non aver verificato le specifiche condizioni di interdizione al volo di quell’area. La fattispecie riguarda il sorvolo nel perimetro di cinque chilometri della centrale nucleare di Belleville-sur-Loire. Tuttavia, i due imputati hanno goduto dei benefici premiali previsti dalla legge generale, invece che la specifica imputazione prevista dall’art. L6232-2 del codice dei trasporti che vieta “sorvolo con aeromobili di zone interdette”. Tale benevolenza della corte è stata giustificata dal fatto che i due imputati fossero professionisti altrimenti irreprensibili, incensurati nonché che il danno all’immagine della parte lesa (la società proprietaria della centrale sorvolata) è stato solo simbolico. Inoltre i giudici hanno stabilito che la carcerazione preventiva, insieme al procedimento rieducativo, oltre alla confisca dei droni, considerati oggetti pericolosi, siano stati rimedi sufficienti ad impedire la reiterazione futura del reato, anche in considerazione della personalità dei rei. Infatti, i giudici hanno sottolineato che i due prevenuti fossero semplicemente dei grandi appassionati di volo con i droni e di aereomodellismo e che non avessero alcuna intenzione di filmare gli ambienti della centrale.
In Germania, il caso deciso dall’Amtsgericht di Potsdam riguardava il sorvolo non autorizzato con un drone attrezzato con fotocamera su una proprietà privata confinante, recintata con un’alta siepe. Tale operazione avrebbe disturbato il vicino dell’imputato, impegnato nella lettura straiato su di un lettino all’interno della suddetta proprietà. Prima del procedimento penale vero e proprio, conclusosi con un ammonimento e la comminazione di una multa, tra le parti era fallito un tentativo di conciliazione. Nelle successive udienze l’imputato aveva negato i fatti attribuitigli, ma alcuni testimoni avevano confermato quanto affermato dal querelante. La Corte ha quindi stabilito che il drone ha sorvolato la suddetta proprietà ad un’altezza di circa sette metri con un’attrezzatura in grado di riprodurre le immagini in tempo reale sulla strumentazione dell’imputato. Secondo la Corte tale comportamento è violativo del diritto alla privacy, protetto dalla Grund Gesetz tedesca. Ulteriormente, tale comportamento integra una forma di bullismo, atteso sia il rapporto di vicinato, sia il fatto che la proprietà fosse protetta dalla siepe. Nondimeno, la Corte ha sostenuto che l’imputato avrebbe potuto praticare il suo hobby sulla sua proprietà e la difesa ha sbagliato nel dolersi del divieto di volo attraverso i droni rispetto alla legittimità dell’uso di aquiloni o altri modellini aerei. Infatti, la pervasività e lesività degli strumenti tecnologici di ultima generazione sono incomparabilmente più elevate rispetto ai tradizionali giochi infantili.
Negli Stati Uniti la decisione della United States Court of Appeals for the Federal Circuit concerne un contenzioso in materia di brevetti e relative spese legali. Nello specifico, i giudici d’appello affermano che il giudice di prime cure ha correttamente negato la mozione di una società produttrice di droni amatoriali di dismettere l’istanza di violazione brevettuale. Tuttavia, il giudice d’appello ha rilevato errori procedurali della corte inferiore che avrebbe abusato della sua discrezionalità sia nell’espletare la discovery probatoria sia nell’imporre sanzioni di default.
Sempre negli Stati Uniti, il caso deciso dalla United States District Court for the District of Connecticut riguarda le indagini effettuate dalla Federal Aviation Administration (FAA) relativamente all’uso di droni posseduti da alcuni privati cittadini. La FAA ha richiesto al giudice federale l’emanazione di due subpoena (mandati di comparizione di fronte ad una corte) contro altrettanti soggetti accusati di aver armato due droni, averne filmato l’utilizzo e postato i video su YouTube, dove sono stati ampiamente condivisi e commentati. Il giudice federale ha accolto la richiesta della FAA e il processo è in corso.

Advertisements