Nascita, procreazione assistita e gestazione per altri: le decisioni delle Corti straniere

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 2 marzo 2017

In Inghilterra, la Court of Protection (Re CA (Natural Delivery or Caesarean Section) [2016] EWCOP 51) ha deciso il caso di una donna ventiquattrenne sofferente di sindrome dello spettro autistico e di disturbi dell’apprendimento in procinto di diventare madre. La donna era di origine nigeriana ed ha subito mutilazioni genitali femminili, riferite da sua madre, perché la giovane aveva sempre rifiutato di farsi visitare. La questione affrontata dalla Corte riguardava se la donna dovesse essere assoggettata, anche forzatamente, ad un parto cesareo senza il suo consenso informato. La questione giuridica concerneva se tale operazione fosse stata o meno conforme alla tutela del suo miglior interesse.

Al contrario, la puerpera rifiutava di sottoporsi all’intervento cesareo affermando il suo desiderio di partorire naturalmente a casa propria, senza l’aiuto di personale medico o sanitario. Il giudicante affermava che la donna non si rendesse conto dei rischi che detto parto avrebbe comportato sulla sua salute e che la capacità di intendere e di volere della partoriente fosse limitata. Il giudice fondava la sua opinione sulla perizia depositata dall’unico medico che è riuscito ad ottenere la fiducia della paziente, ovvero uno psichiatra specialista nei disturbi dello spettro autistico.

Sulla base di siffatta opinione tecnica, il giudicante stabiliva che la partoriente non fosse in grado di valutare i rischi gravanti su di lei nel partorire il figlio secondo i suoi desideri. Pertanto, ai fini della tutela del miglior interesse della donna, il giudice emanava un ordine strutturato come segue:

a) l’ordine in questione dichiarava l’incapacità della donna di stare in giudizio da sé e di prendere decisioni sulla sua situazione sanitaria;

b) pertanto il giudice autorizzava il parto cesareo;

c) tale operazione doveva essere svolta in ospedale secondo le modalità più appropriate rispettose della dignità della partoriente; infine, d) prima, durante e dopo la nascita gli operatori sanitari erano tenuti a prendere ogni ragionevole misura per minimizzare sofferenza e disagio alla partoriente e a preservare la sua dignità.

In Spagna il Tribunal Supremo (Tribunal Supremo, causa: 2476/2016, 11.1.2017) ha confermato la condanna al risarcimento del danno a carico di una clinica privata specializzata in procreazione medicalmente assistita per aver effettuato un impianto di embrioni formati con materiale biologico diverso da quello del marito della paziente. I fatti di causa raccontano che la madre diede alla luce due gemelli nel 2007. Ciascun membro della coppia aveva già avuto figli dalle rispettive precedenti relazioni, ma il marito della donna era stato sottoposto a cure che avevano ridotto la sua capacità riproduttiva; pertanto era necessario ricorrere alla PMA affinché l’uomo potesse di nuovo essere padre biologico. Nel 2009 la coppia ruppe la relazione e la madre chiese giudizialmente all’ex coniuge il mantenimento per sé e la coppia di gemelli nati dalla PMA. Invece, il supposto padre sospettava che i figli non fossero suoi e chiese quindi che venisse effettuato il test del DNA in quanto il fattore RH dei bambini non poteva coincidere con il suo. Dato che il DNA confermò i sospetti, l’ex partner della donna alluse ad una sua possibile relazione con terzi. Questa tesi è stata rigettata dalla giustizia spagnola in tutti i gradi di giudizio. Il Tribunal Supremo ha infatti confermato la condanna della clinica, rigettandone il ricorso, per l’errore nella formazione degli embrioni impiantati. Tuttavia, la clinica, condannata a risarcire 315 mila euro, continua a contestare sui giornali spagnoli la ricostruzione confermata dal Supremo e nega errori nella catena di custodia del materiale biologico.

In Germania (Bundesverassungsgericht, 1 BvR 2322/16, 11.1. 2017) la decisione di rigetto dell’istanza di costituzionalità emanata dal Bundesverfassungsgericht (Tribunale costituzionale federale tedesco) riguarda l’attribuzione della paternità in un caso di gestazione per altri legalmente effettuato in California. Gli embrioni in questione sono stati prodotti con il liquido seminale del ricorrente e con ovuli donati da una terza persona. L’istanza di riconoscimento di paternità degli embrioni era già stata rigettata dalle corti di merito. Tale soluzione è stata confermata dai giudici costituzionali tedeschi, i quali hanno affermato che da un lato l’istanza di paternità in questione riguarda una fase prenatale; inoltre il preteso genitore nella sua istanza non specifica quali norme costituzionali sarebbero state violate nel suo caso. Dall’altro lato i giudici di Karlsruhe sostengono che il ricorso costituzionale non può essere considerato uno strumento giuridico fruibile per l’accertamento di uno status di paternità in una fattispecie realizzata all’estero. Infine, il giudice costituzionale osserva che la questione riguarda l’applicazione territoriale dei diritti fondamentali, visto che il ricorrente si è coscientemente rivolto ad un ordinamento giuridico di uno Stato straniero ai fini di eludere i divieti posti dalla legge nazionale tedesca per la tutela degli embrioni.

Negli Stati Uniti (Planned Parenthood Texas v. Charles Smith, 21.2.2017), la United States District Court for the Western District of Texas, Austin Division, ha bloccato i provvedimenti statali che avevano quale scopo la cancellazione dei finanziamenti dell’organizzazione che si occupa della pianificazione familiare “Planned Parenthood”.

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