Danno da vacanza rovinata e pacchetti turistici: uno sguardo a UK e Irlanda

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 14 giugno 2017

In Inghilterra, il caso deciso dalla England and Wales High Court (Commercial Division) concerne i risarcimenti conseguenti una intossicazione alimentare, provocata da un virus,occorsa ai passeggeri della nave da crociera “Marco Polo” nel 2009. Una compagnia tedesca ha noleggiato tale nave e poi ha stipulato un accordo con un organizzatore di viaggi per commercializzare crociere sulla nave stessa. A sua volta tale organizzatore ha sottoscritto contratti con agenzie al fine di vendere i viaggi in crociera ai consumatori. L’organizzatore di viaggi ha riconosciuto il risarcimento del danno da vacanza rovinata ai passeggeri che hanno sofferto l’epidemia ma ha cercato di rivalersi sul noleggiatore e sul vettore. La domanda è stata respinta dalla Corte inglese per i seguenti motivi: 1. la Convenzione di Atene sul trasporto marittimo stabilisce che il risarcimento del danno a favore dei passeggeri che avevano stipulato il contratto con i vettori. Tuttavia, in questo caso il vettore, organizzatore del viaggio, non aveva contrattato direttamente con i passeggeri ma con i singoli tour operator, che ai fini della Convenzione di Atene, risultavano essere i vettori finali. 2. l’organizzatore di viaggio seppure chiamato in causa come co-responsabile, non poteva essere considerato noleggiatore, infatti l’indicazione dell’organizzatore del viaggio come co-assicurato nella polizza non ha avuto alcuna conseguenza giuridica, in quanto da un lato non gli è stato attribuito alcun premio aggiuntivo, e dall’altro lato non è stata fornita alcuna indicazione della copertura assicurativa. Ne consegue che la sola indicazione del ricorrente come co-assicurato non costituisce una presunta responsabilità automaticamente conferita dalla polizza.

In una diversa decisione della England and Wales High Court (Queen’s Bench Division) si affronta il tema della responsabilità per fatto altrui nell’ambito dell’applicazione della normativa inglese relativa al “Package Travel, Package Holiday and Package Tour Regulations 1992”. La ricorrente fa istanza per danni da lesioni personali sorti a seguito di uno stupro commesso da un dipendente di un operatore turistico avvenuto durante una vacanza tutto compreso in Sri Lanka, acquistata presso un organizzatore di viaggi. La tesi della ricorrente sostiene da un lato che l’organizzatore di viaggi fosse contrattualmente tenuto a risarcirla perché le condizioni contrattuali di viaggio prevedono da un lato che il convenuto aveva accettato la responsabilità per i danni alla persona causati dagli atti negligenti ovvero criminali effettuati dai dipendenti dell’hotel; dall’altro lato che la violenza sessuale da parte di un dipendente alberghiero in servizio rappresenta una violazione dei servizi contrattuali che il convenuto aveva accettato di fornire con ragionevole competenza e cura. La tesi dell’organizzatore di viaggi convenuto si sviluppa su tre punti principali, cioè: 1. le responsabilità per lesioni contrattuali da parte del dipendente dell’operatore turistico riguardavanolo svolgimento di mansioni correlate con le attività svolte durante la vacanza, non le circostanze impreviste e imprevedibili che i singoli agenti o fornitori non avrebbero potuto né anticipare, né impedire; 2. lo stupro di una cliente da parte di un dipendente non raffigurava un inadempimento contrattuale ai sensi dell’art. 15, par. 2, lett. c) della Package Travel, Package Holiday and Package Tour Regulations 1992; 3. l’imputato di violenza sessuale era dipendente dell’operatore turistico (hotel) non dell’organizzatore del viaggio, ulteriormente quando è avvenuto lo stupro, l’imputato non stava svolgendo mansioni inerenti al suo lavoro di elettricista dell’albergo. La Corte ha accolto le difese dell’organizzatore di viaggi e rigettato l’istanza della ricorrente.

In Irlanda, il caso deciso dalla High Court of Ireland è peculiare e, seppure inerente al danno da vacanza rovinata, concerne le conseguenze di un processo irragionevolmente lungo. La ricorrente si è recata a Lanzarote nel 1998 per una vacanza organizzata che include una serie di attività sportive, tra cui una escursione ciclistica. L’organizzatore del viaggio ha reclutato gli istruttori che avrebbero dovuto accompagnare i turisti nell’escursione e fornito il materiale sportivo. Durante la gita la ricorrente è caduta e si è procura profonde ferite al viso, suturate da un medico locale nell’immediatezza dell’incidente. Ritornata a casa la signora contesta all’organizzatore del viaggio: 1. la difficoltà del percorso, senza che ciò fosse specificato prima della partenza, 2. le biciclette non appropriate per l’escursione. Dal canto suo l’organizzatore risponde che la colpa fosse esclusivamente a carico della ricorrente e pone a fondamento della sua asserzione la testimonianza del medico che l’ha curata nel momento del sinistro e al quale nell’immediatezza dei fatti, la signora avrebbe detto di aver sbagliato nell’utilizzare i freni della bicicletta. Il caso è giunto in giudizio. Nonostante la ricorrente avesse depositato la sua istanza l’anno successivo, cioè il 1999, la causa è rimasta pendente per circa vent’anni, dei quali più di dieci di giacenza, giungendo a giudizio nel 2017, nel frattempo il principale testimone dei convenuti, cioè il medico, è morto nel 2015. La High Court of Ireland rigetta le istanze della ricorrente stigmatizzando il suo silenzio ultradecennale durante il quale aveva, almeno apparentemente, deciso di abbandonare la causa, mentre giustifica il comportamento prudente dell’operatore turistico. Infatti, afferma la Corte, sia la costituzione sia l’art. 6.1 della CEDU affermano che è diritto di ogni persona a un processo, sia penale sia civile, equo ed entro un termine ragionevole. Pertanto, nell’equilibrata valutazione della posizione delle parti, secondo la corte irlandese è ragionevole respingere la domanda della parte attrice negligente nel far valere le sue ragioni rispetto alla strategia dei convenuti “di aspettare e vedere” la strategia processuale avversaria.

Advertisements