I costi della giustizia: una prospettiva di giurisprudenza di common law

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 2 agosto 2017

Nel Regno Unito, la Corte Suprema ha emanato una importante decisione in tema di accesso ai tribunali del lavoro, specificamente sui costi per i lavoratori che si rivolgono a tale giurisdizione. Infatti, nella decisione R(on the application of UNISON) v Lord Chancellor [2017] UKSC 51, la Corte suprema ha affermato che le spese legali imposte dal Lord Chancellor per accedere ai tribunali del lavoro e alle relative corti d’appello sono illegali.
La causa è stata radicata nel 2013 dal sidacato UNISON, il quale raggruppa i dipendenti pubblici. Esso contestava l’imposizione delle spese legali dai contribuenti ai fruitori del servizio, in particolare i lavoratori, al fine di incentivare gli accordi tra le parti e cercando di contrastare le cause meramente dilatorie o infondate. Ciò nonostante la Supreme Court of United Kingdom ha condiviso le argomentazioni del sindacato, secondo cui siffatta modalità di attribuzione delle spese legali configurava una ingiustificata interferenza con il diritto di accesso alla giustizia sia alla luce del common law sia alla luce del diritto dell’Unione Europea, oltre a essere discriminatoria nei confronti di particolari categorie di lavoratori, come le donne. Secondo l’opinione di maggioranza l’accesso alla giustizia, in particolare per le questioni in materia di lavoro, deve permanere senza spese poiché si tratta di cause di elevato valore sociale, nonostante spesso abbiano un valore finanziario significativo o possano sembrare pretestuose. Alla luce di decisioni come questa emerge l’importanza dell’impatto del diritto dell’Unione Europea sul common law inglese, specialmente per quel che concerne il diritto antidiscriminatorio, confermando i timori di un detrimento di siffatta protezione successivamente alla compimento del Brexit.
In Canada la decisione dell’Ontario Court of Justice riguarda il computo del ritardo nello svolgimento di un procedimento per molestie sessuali a carico di un soggetto che ha richiesto il legal aid (istituto comparabile al “gratuito patrocinio” dell’ordinamento italiano) per affrontare il processo assistito da un avvocato. Il giudicante analizza tutte le fasi di istruzione processuale da un lato e il relativo comportamento dell’imputato dall’altro affermando che la procedura di concessione del legal aid non ha influito sul il ritardo maturato (più di diciotto mesi) nello svolgimento del procedimento penale.
In Australia, la Federal Court ha rigettato un appello relativo alla richiesta di indennizzo dei costi legali nei confronti della controparte nel caso in cui gli appellati erano difesi in giudizio da un ente rappresentativo degli interessi dei nativi ai sensi del Native Title Act, il quale consente l’accesso gratuito alla giustizia qualora la questione contenziosa riguardi titoli inerenti le popolazioni aborigene.
In India, la Supreme Court ha deciso un caso inerente ai costi legali collegati ad un processo per violenza domestica, seguito da successivo divorzio, esercitata sulla moglie che viveva con il marito in casa degli suoceri. Dato che secondo l’Hindu Marriage Act il divorzio deve essere radicato presso la Corte competente del luogo dove si è svolta la vita coniugale ovvero di residenza dei coniugi, accade molto spesso che le parti deboli, generalmente le mogli, non possiedano abbastanza risorse per recarsi in tribunale, come nel caso di specie. Infatti, la vittima che è tornata a vivere presso la sua famiglia di origine con la figlia, non ha denaro sufficiente per potersi presentare presso la Corte e difendersi. La Corte Suprema indiana osserva che tali situazioni sono molto diffuse e si domanda come questo problema possa essere scongiurato, anche per garantire una maggiore celerità ai procedimenti di questo tipo. In casi come questo la Corte potrebbe, di volta in volta, ordinare al marito il deposito di somme di denaro al fine di assicurare che la moglie non sia menomata nel suo diritto di difesa nel procedimento. In altri casi il marito potrebbe radicare il procedimento di fronte alla Corte dove la moglie si è spostata, ovvero soluzioni analoghe. Per questo la Corte reputa necessario ascoltare all’uopo l’Attorney General al fine che un suo rappresentante possa assisterla nella soluzione di questo specifico caso. A tal fine ha rinviato la causa a una successiva udienza.

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