Valore probatorio dei materiali pubblicati online: i documenti di Internet Archive (archive.org)

Pubblicata sul Quotidiano Giuridico del 24 dicembre 2019

Seppure settoriale, la giurisprudenza sul valore probatorio dei materiali online conservati nella banca dati free Internet Archive (consultabile sul sito archive.org) è di grande interesse perché concerne la memoria storica collettiva di documenti facilmente reperibili online, ma altrettanto evanescenti, quando i siti Internet di pertinenza vengono modificati o cancellati. Nello specifico, Internet Archive è una organizzazione no profit fondata nel 1996 a San Francisco. Lo scopo di questa organizzazione è raccogliere i contenuti digitali pubblicati su Internet, archiviandoli attraverso snapshot cronologici (istantanee delle pagine web) e preservandoli per consentirne l’accesso (agli studiosi e agli utenti generici), realizzando una sorta di biblioteca della Rete. A partire dal 1999 l’organizzazione ha iniziato ad archiviare, oltre alle istantanee delle pagine web (visionabili con la tecnologia Wayback machine), anche immagini, audio, video e software. Nel corso degli anni, le pagine di Internet Archive sono state oggetto di analisi istruttorie da parte delle corti per quel che concerne la loro valenza probatoria.
In questo caso specifico ci si occupa della giurisprudenza francese, la quale già in passato si era occupata di siffatto argomento. Infatti, nel 2010, affermò che i documenti tratti da archive.org (url di pubblicazione dei documenti raccolti da Internet Archive) non potevano valere come prove in quanto tale raccolta non era progettata per l’uso legale ovvero processuale poiché non veniva garantita l’assenza di interferenze di terzi. Nove anni dopo, i giudici francesi hanno cambiato orientamento: la Cour d’appel di Parigi,con una decisione del 9 luglio 2019, ha ammesso l’utilizzo delle pagine Internet conservate su archive.org in una causa relativa alla violazione del diritto d’autore e dei diritti dell’editore di una banca dati, purché il procedimento di salvataggio e registrazione di tali pagine sia stato certificato da un ufficiale giudiziario. I giudici parigini hanno sottolineato che i prerequisiti tecnici del sito erano stati validati, dato che l’ufficiale giudiziario aveva registrato nel dettaglio le operazioni eseguite, l’indirizzo IP, le modalità di navigazione, il browser e la rete di connessione utilizzate, indicando che la cache, la raccolta dei cookie, e la cronologia del computer erano state estrapolate descrivendo la navigazione necessaria per ottenere gli screenshot riprodotti. I giudici d’appello parigini hanno altresì affermato che, seppure in lingua inglese, le riproduzioni delle pagine tratte da archive.org, non dovevano essere tradotte e asseverate da un traduttore giurato perché non vi era motivo di dubitare della loro genuinità e rilevanza, in considerazione del dettaglio della relazione dello stesso ufficiale giudiziario sul suo operato.
In una decisione più recente, emanata il 4 ottobre 2019, la medesima Corte d’appello di Parigi ha deciso un caso di violazione di un brevetto, affermando che il valore probatorio di un estratto del sito web archive.org non può essere negato, “in assenza di elementi contrari che possano mettere in dubbio la sua affidabilità”.

Published by Elena Falletti

Uno sguardo critico e divertito d'intorno

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