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Le capacità genitoriali delle persone disabili: la parola delle Corti straniere

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 9 aprile 2018

Nel Regno Unito, la Family Court, sezione di Bournemouth, ha trattato il caso di tre minori: A (12 anni), K (3 anni) e T (2 anni). La madre, 35enne, soffre di sordità parziale da entrambe le orecchie e difficoltà cognitive. I bambini erano stati concepiti con due uomini diversi poiché la primogenita è rimasta orfana del padre all’età di tre anni, mentre suo marito, padre degli ultimi due minori non ha disabilità, è il caregiver registrato della donna da quando sono sposati e si è dichiarato disponibile ad adottare la primogenita. Gli assistenti sociali avevano già richiesto l’assistenza e un ordine di collocamento per il primogenito e il secondogenito, i quali già risiedevano presso un’altra famiglia affidataria dal maggio 2017, mentre la coppia genitoriale contestava tale ordine sostenedo di essere in grado di prendersi cura dei due minori con un sostegno appropriato.

Durante il procedimento la madre era supportata da un intermediario, un mediatore e assistita da due traduttori del linguaggio dei segni. I servizi sociali avevano segnalato che entrambi i ricorrenti soffrivano di depressione. Le udienze si sono svolte nel mese del novembre 2017 e concernevano il ritorno dei due minori in affidamento presso i ricorrenti ovvero se fossero dovuti essere dichiarati adottabili.

Con specifico riferimento alle difficoltà di apprendimento della madre, il giudicante ha osservato che un tribunale deve assicurarsi che un genitore non sia svantaggiato semplicemente a causa della sua disabilità. La domanda è se tale genitorialità può essere considerata appropriata nel caso in cui venisse fornito un adeguato supporto. Il giudicante fa riferimento ai precedenti: Re D (A Child) (No 3) [2016] EWFC 1 e Re Guardian and A (Care Order: Freeing Order: Parents with a Learning Disability) [2016] NIFam 8 i quali hanno stabilito i seguenti principi:

  • i genitori con difficoltà cognitive possono essere genitori sufficientemente adeguati se dotati del necessario supporto emotivo e pratico;
  • l’idea di “genitori con supporto” deve essere l’approccio adottato nei confronti dei genitori con difficoltà cognitive;
  • i genitori con difficoltà cognitive non devono perdere la cura dei propri figli sulla base di prove che non resisterebbero allo scrutinio giudiziario se riferite a genitori senza tali difficoltà e la corte deve essere consapevole del rischio di discriminazione diretta e indiretta con i genitori senza difficoltà cognitive;
  • Il lavoro coordinato dei diversi operatori coinvolti è fondamentale per fornire un supporto efficace e il tribunale ha il dovere di garantire che ciò avvenga;
  • le argomentazioni relative alla tutela del best interest of the child benessere non dovrebbero oscurare i bisogni del genitore a causa della disabilità e dell’impatto sulla capacità genitoriale:
  • i tribunali dovrebbero garantire che “la presunta incapacità dei genitori di cambiare non sia … un artefatto dell’inefficacia dei professionisti nel coinvolgere i genitori in modo appropriato”.

Nel caso in esame, il giudicante ha accolto l’istanza genitoriale poiché le critiche nei confronti delle autorità locali erano fondate soprattutto in considerazione alla carenza di aiuto offerto alla madre. Nello specifico, è emerso che l’autorità locale non aveva un protocollo per trattare con i genitori con difficoltà cognitive, né era stata elaborata una strategia di supporto programmato per mantenere unita la famiglia. Ciò nonostante è emerso che “tutti i professionisti hanno fatto del loro meglio”.

In Canada, il caso deciso dal Queen’s Bench del New Brunswick riguarda due minori nati nel 2012 e 2017 nati da genitori tossicodipendenti già noti alle autorità per episodi di violenza genitoriale. I bambini sono stati affidati al Minister of Families and Children (di seguito “il Ministro”) con ordinanza di custodia dall’ottobre 2016. Il Ministro ha chiesto alla Corte di concedergli la tutela dei minori, senza alcun diritto di visita riconosciuto ai genitori. Mentre il padre, seppur debitamente notificato, non è comparso per i procedimenti di tutela, la madre si è opposta alla richiesta di tutela, e ha instato per l’emissione di un’ordinanza secondo la quale i minori restino sotto la custodia del Ministro per un ulteriore periodo di massimo sei mesi, o in alternativa, nel caso in cui non venisse concessa la tutela, di mantenere il suo diritto di visita ai minori. Il giudicante afferma che l’ordine di tutela permanente a favore del Ministro è il risultato della valutazione del migliore interesse dei minori. Il giudicante fonda la sua decisione sulla base del fatto che a sei e quattro anni, i bambini sono abbastanza grandi da rendersi conto delle perdite subite relativamente all’assenza dei genitori biologici nelle loro vite, tuttavia il giudicante si dice non convinto che ci siano sufficienti benefici per i minori nel preservare il contatto la madre, in quanto costei non ha affrontato i suoi problemi di salute mentale e dipendenza. Negli ultimi due anni è stata una presenza incoerente nella vita dei bambini, e per la maggior parte delle visite che si sono svolte, anche se sorvegliate, non sono state costruttive a causa del temperamento e della stanchezza della madre che non è stata in grado di concentrarsi completamente sui figli.

Bitcoin: le soluzioni delle Corti straniere alle prime questioni sulla moneta virtuale

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 22 marzo 2018

Negli Stati Uniti, il caso CFTC v. Patrick K. McDonnell è stato sollevato dalla U.S. Commodity Futures Trading Commission (CFTC). La CFTC è una agenzia governativa statunitense indipendente creata nel 1974 dal Commodities Exchange Act (CEA), 7 U.S.C., §1 e ss. Essa si occupa della regolamentazione dei futures e dei contratti derivati. Questa disciplina, dalla vigenza più che quarantennale, proibisce le condotte fraudolente nella commercializzazione di tali contratti. Nella fattispecie in esame, il CFTC ha citato in giudizio gli imputati accusandoli di gestire un sistema di valuta virtuale “ingannevole e fraudolento” attraverso il quale si appropriavano indebitamente dei fondi dei clienti.

La CFTC ha instato per l’emanazione di una preliminary injuction, il risarcimento dei danni e la restituzione dei fondi sottratti. Il giudice federale ha impostato la sua decisione formulando due domande relative alla “novità concettuale” del Bitcoin, cioè:

a) se la valuta virtuale possa essere sottoposta alla giudizio della CFTC come una “commodity” (cioè una “materia prima”);

b) se le modifiche al CEA, apportate dal Dodd-Frank Wall Street Reform and Consumer Protection Act 2010, consentono alla CFTC di esercitare la propria giurisdizione anche su frodi che non riguardano direttamente la vendita di futures o contratti derivati.

In entrambi i casi la risposta è stata positiva. Da un lato, il giudice ha affermato che la valuta virtuale, come è il Bitcoin, rientra nella definizione di “commodity” stabilita dall’CEA. Infatti, lo statuto di “commodity” contiene non soltanto “prodotti agricoli”, ma “all other goods and articles … and all services, rights and interests … are presently or in the future dealt with”. Pertanto, tali valute virtuali possono essere trattati dalla CFTC come una materia prima, in quanto si tratta di “merci” scambiate in un certo mercato con qualità e valori uniformi.

Dall’altro lato, la Corte ha ricordato che seppure la giurisdizione della CFTC sia stata estesa anche alle frodi relative ai mercati e allo scambio dei futures, ciò non impedisce che anche altre agenzie federali possano rivendicare la loro giurisdizione sulle valute virtuali, poiché tale circostanza non rappresenta una limitazione all’autorità della CFTC. L’aspetto più interessante di questa decisione riguarda la circostanza che per quanto la tecnologia coinvolta sia innovativa, i principi generali dell’ordinamento non consentono l’esistenza di vuoti di disciplina.

In Canada un giudice quebechese ha rigettato per carenza dei presupposti una ingiunzione provvisoria al fine di ordinare al convenuto di trasferire i Bitcoin come richiesto dall’attore sulla base di un contratto di consulenza esistente tra le parti. Secondo il giudicante, infatti, la volatilità del valore dei Bitcoin non fonda i criteri di urgenza e di irreparabilità del danno previsti dalla legge. Inoltre, è noto che il valore speculativo del Bitcoin fluttua continuamente. Afferma il giudicante, che nel caso in cui le ragioni dell’attore siano fondate, egli avrà la possibilità di argomentare ampiamente la perdita di chance o di valore del suo pacchetto di Bitcoin nel processo ordinario. Infine, il giudicante afferma che, anche se ordinasse il trasferimento dei Bitcoin, la controversia tra le parti rimarrebbe insoluta.

Le Corti e l’inquinamento atmosferico: principale preoccupazione delle amministrazioni pubbliche

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 2 marzo 2018

Nel Regno Unito, la England and Wales High Court ha stabilito che l’Air Quality Plan 2017 predisposto dal DEFRA (Department for Environment, Food & Rural Affairs) e applicato in 45 enti locali non contiene misure sufficienti adottabili da tali enti per assicurare un livello di protezione adeguato rispetto alla direttiva 2008/50/EC (del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008 , relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa), implementata nel 2010 nel diritto britannico. Questa decisione si segnala per la posizione quasi “politica” adottata dal giudicante, Mr Justice Garnham, il quale ha esplicitamente affermato che negli otto anni trascorsi dall’effettiva implementazione della Direttiva del 2008 quello contestato di fronte alla Corte è il terzo tentativo del Governo di adottare un “Air Quality Plan” conforme alla direttiva e alle leggi nazionali. Altresì, il giudice osserva che tali tentativi sono stati contestati in giudizio da un piccolo ente di beneficienza (charity) per il quale i costi di tale contenzioso costituiscono una sfida significativa. Nel frattempo, i cittadini del Regno Unito sono stati esposti a rischi significativi per la salute. Prosegue il giudice: “Mi sembra che sia giunto il momento che la Corte consideri di esercitare una giurisdizione di vigilanza più flessibile in questo caso di quanto non lo sia normalmente. Tale richiesta mi è stata presentata al momento della sentenza del novembre 2016. L’ho rigettata in quell’occasione, optando per una forma più convenzionale. Date le circostanze attuali, tuttavia, inviterò tutte le parti a inoltrare osservazioni, sia per iscritto che oralmente, per stabilire se sia appropriato che la Corte conceda ulteriore validità all’applicazione, in modo che il ricorrente possa rimettere la questione davanti al tribunale, nel presente procedimento, qualora esistessero elementi di prova del fatto che i convenuti non ottemperino ai termini dell’ordinanza della Corte”.

In Germania, il Bundesverwaltungsgericht ha accolto l’istanza attorea, presentata da una associazione ambientalista riconosciuta, relativamente all’attuazione del programma “Clean air” per le città di Düsseldorf e Stoccarda con l’obiettivo del rispetto delle norme di qualità dell’aria relativamente alla presenza nell’ambiente del biossido di azoto (NO2). La vicenda è nata dalla circostanza che il Verwaltungsgericht di Düsseldorf aveva imposto allo stato del Nord Reno-Westfalia, con sentenza del 13 settembre 2016, di modificare il piano “Clean air” per Düsseldorf in modo da adottare le misure necessarie nel modo più rapido possibile rispetto alla media di un limite per NO2 all’anno di i.H.v. 40μg/m³ nella città di Düsseldorf. Il convenuto è tenuto a prendere in considerazione ulteriori misure per limitare le emissioni dei veicoli diesel modificando il piano Clean Air. Anche il Verwaltungsgericht di Stoccarda ha intimato analoghe misure allo Stato del Baden-Württemberg, con sentenza 26 luglio 2017. Lo Stato in questione dovrà adottare, anche immediatamente, il divieto di circolazione per tutto l’anno per tutti i veicoli a motore con benzina o motori a benzina a gas sotto l’emissione standard Euro 3 e tutti gli autoveicoli con motore diesel sotto la classe di emissioni Euro 6 nella zona ambientale di Stoccarda.

In Canada, la Quebec Superior Court ha accolto una class action contro la Volkswagen e la Audi a seguito del noto scandalo sulla calibrazione del software che quantifica le emissioni di gas inquinanti da parte dei motori diesel delle case automobilistiche tedesche. Tale class-action prevede l’attribuzione di 35$ a titolo di risarcimento del danno a favore di ogni residente del Quebec. Il giudicante ha affermato che la class action associazione ambientalista Association québécoise de la lutte contre la pollution atmosphérique (AQLPA) mira a risarcire il diritto ad un ambiente salubre di ogni persona che ha vissuto in Quebec dal 1 gennaio 2009 al 21 settembre 2015. Tali 35$ sarebbero riconosciuti a titolo di danno punitivo legato al fatto che durante quel periodo di tempo entrambe le case automobilistiche vendettero diversi modelli TDI equipaggiati con software che distorcevano i risultati dei test sull’emissione di gas inquinanti. Va segnalato che il giudice ha rigettato l’istanza del riconoscimento di ulteriori 15$ di compensatory damage, poiché sarebbe impossibile dimostrare che i residenti quebechesi hanno sofferto lesioni personali a seguito della scoperta dello scandalo. Volkswagen ha presentato appello contro tale decisione.

In India, la Supreme Court ha rigettato l’istanza di modifica del divieto di vendita di petardi e castagnole in occasione della festa tradizionale del Diwali dal 9 ottobre al 1 novembre, poiché i fumi di tali fuochi artificiali hanno un effetto nefasto sulla salute pubblica, specie su quella dei bambini, i cui polmoni sono maggiormente soggetti a patologie respiratore come polmoniti e bronchiti.