Vaccini: cosa succede all’estero?

Pubblicato il 2 maggio 2017

Il tema dell’obbligo vaccinale è di grande importanza nel dibattito pubblico perché concerne una presunta prevalenza della autodeterminazione delle scelte genitoriali sulla salute dei figli. Infatti, una sempre maggiore fetta dell’opinione pubblica pensa che si tratti di una scelta inerente alle libertà terapeute individuali, mentre questo rilevante tema attiene alla protezione della salute pubblica, perché connesso sia con la eradicazione di potenziali epidemie, sia con la protezione di altri soggetti deboli impossibilitati a vaccinarsi loro stessi per ragioni di immunodepressione. Sotto un profilo giuridico, la questione riveste l’ulteriore interesse relativo alla valutazione giuridica della prova scientifica.
In Inghilterra, la High Court of Justice, Family Division (Lincoln) ha affrontato un caso di controversia tra i genitori relativamente all’adempimento dell’obbligo vaccinale. Il caso in esame vede i genitori separati di due bambini in disaccordo sulla vaccinazione del figlio minore, dopo che quello maggiore ha subito alcuni effetti collaterali a seguito dell’assunzione vaccinale obbligatoria. Ciò ha comportato che la madre affidataria dei minori, vegana e sostenitrice delle “terapie alternative”, decidesse di sospendere la somministrazione al primo figlio e la impedisse del tutto nei confronti del secondo figlio. Il padre, accusato dalla madre di essere problematico e poco presente nella vita dei figli, ha adito la Corte affinché emanasse una ingiunzione ai sensi dell’art. 8 del Children Act 1989 che costringesse la vaccinazione dei bambini. Durante l’istruttoria il giudice si è ampiamente occupato della testimonianza indipendente dell’esperto pediatra chiamato a sostegno delle posizioni materne secondo cui gli effetti della vaccinazione sulla salute dei bambini nel lungo periodo siano sconosciuti, pertanto i rischi potenziali siano maggiori rispetto ai benefici che i bambini possano trarre. Ciò è desumibile dal fatto che i figli della resistente siano entrambi sani, guariti dalla varicella e godano di buona salute con un sistema immunitario forte. Il giudice ha invece affermato che il pediatra chiamato dalla donna non rappresenti la posizione scientifica corretta cui fare riferimento in simili casi in quanto la sua opinione è basata su affermazioni troppo generali, non specificamente inerenti al caso in esame. Inoltre, la materia scientifica inerente alla vicenda non concerne la pediatria, ma l’immunologia e solo un immunologo, con rilevante preparazione accademica, può essere considerato esperto in tema di salute pubblica e vaccinazioni, invece di un pediatra professionista. Pertanto il giudice, rifacendosi alla conoscenza scientifica accademicamente accertata, accoglie l’istanza del padre ai fini dell’emanazione di un order che costringa la madre a vaccinare entrambi i figli.
Analoga situazione si è presentata in Canada di fronte alla Supreme Court of Nova Scotia, Family Division perché durante una complessa separazione tra i genitori è emerso che la madre non era d’accordo a far somministrare i vaccini prescritti al figlio minorenne. Nella stesura della decisione, il giudicante osserva che seppure la madre dimostri una certa abilità nella ricerca di studi medici, non è qualificata per interpretarli. Inoltre, la donna manifesta una carenza di obiettività e di approfondimento, mentre le sue rigide convinzioni non sono supportate dalla letteratura scientifica. Nelle motivazioni decisorie, il giudicante pone in evidenza le posizioni della Public Health Agency of Canada e dell’Organizzazione mondiale della sanità che raccomandano le vaccinazioni a sostegno della salute pubblica, mentre le opinioni contrarie della signora non sono supportate da alcuna evidenza scientifica. La decisione della Corte riguarda l’adempimento dell’onere della prova da parte della madre in relazione al fatto che la somministrazione vaccinale sarebbe contraria alla tutela del best interest del minore. Il giudicante afferma che la madre non solo non ha soddisfatto tale onere, ma che quella che lei ha specificato essere essere una scelta attendista e prudente nel procrastinare la somministrazione del vaccino, in realtà è contraria alla tutela della salute del figlio e quindi alla protezione del suo best interest.
La vicenda decisa in Francia dalla Court d’appel de Montpellier concerne invece la richiesta del risarcimento del danno biologico per l’asserita insorgenza della sclerosi a placche a seguito dell’intervenuta vaccinazione contro l’epatite B nel 1996, mentre la parte ha agito in giudizio per il risarcimento del danno da vaccino nel 2012. Nonostante abbia sollevato l’eccezione di prescrizione dell’azione civile, la società produttrice del vaccino è stata condannata in primo grado al pagamento di quasi seicentocinquantamila euro di danno biologico e a diecimila euro di danno morale. Il giudice di primo grado ha emanato tale condanna sulla base di indizi gravi precisi e concordanti rispetto all’insorgenza del nesso causale tra la somministrazione del vaccino e l’insorgenza della malattia, tenendo conto della prossimità temporale tra la somministrazione del vaccino e l’insorgenza della malattia. In risposta all’appello della società soccombente, la Corte d’appello di Montpellier ha ribaltato l’esito della vicenda accogliendo l’eccezione della prescrizione dell’azione. Infatti, le condizioni dell’esercizio dell’azione di responsabilità introdotte nei confronti del produttore di un prodotto difettoso devono essere interpretate alla luce della direttiva 85/374/CEE non ancora attuata nel momento della produzione del vaccino, in applicazione delle regole interpretative del diritto nazionale; come avvenuto in questo caso, di un contenzioso relativo ad un danno successivo alla data di recepimento della direttiva stessa, in attesa della protezione garantita dalla norma comunitaria.
In Australia, il National Centre for Immunisation Research & Surveillance ha pubblicato il rapporto Child Deaths from Vaccine Preventable Infectious Diseases, NSW 2005–2014, secondo il decremento della copertura vaccinale ha comportato un aumento delle morti infantili causate dalla recrudescenza di quelle stesse malattie.

“Maternità e tabù”

IMG_20170422_143709

L’incontro di ieri su “Maternità e tabù: le sfide delle donne nell’età contemporanea” svoltosi a Tempo di Libri è stato molto denso e sono convinta che tutti i partecipanti che affollavano la sala siano usciti arricchiti, indipendentemente da quale sia la loro opinione sia sulla gestazione per altri, sia sulla maternità in generale.

La maternità è uno strano tabù con la quale tutte le donne devono confrontarsi. Esiste un modello “sociale” di maternità, felice e senza problemi che però non corrisponde al vero. Non solo, nell’opinione comune esiste un unico “modo” di “essere” o “diventare” madri, cioè “partorire con dolore”. Tutti gli altri modi vengono “compatiti” in qualche modo, anche se in termini diversi: “non puoi capire il travaglio e poi la bellezza del momento della separazione tra te e tuo figlio/a” (viene detto a chi ha dato alla luce un figlio con il parto cesareo); tutti pensano che “tanto non è figlio suo” (quando la genitorialità si assume per adozione e/o affidamento); o vietati per legge (come nel caso della gestazione per altri).  Ma è soprattutto con questa unicità di pensiero che tutte le madri devono confrontarsi (e anche le non madri).

Come se ciò non bastasse, le madri vengono comunque lasciate al loro destino. Per esempio, nel caso esse siano lavoratrici, esse dovranno barcamenarsi con le difficoltà al rientro sul posto di lavoro (il mobbing al rientro dal congedo di maternità è uno dei fenomeni più diffusi in ambito lavorativo, per non parlare delle assunzioni con la firma di dimissioni in bianco!), oppure sotto il profilo sociale (scarsità di asili o costi proibitivi dei posti disponibili, scarsità di contributi economici, enormi aspettative sociali, devo continuare?), oppure spesso sotto il profilo della vita familiare perché le loro scelte educative vengono vagliate da tutti coloro con i quali esse interagiscono: parenti, insegnanti, amici, enti, eccetera.

Lo stigma che consegue ad ogni tabù emerge nettissimo quando le donne non hanno figli (siano esse childless, cioè che non possono avere figli, oppure childfree, cioè che scelgono di non avere figli), oppure si pentono di averli avuti. In entrambi i casi la “società” va in tilt, in particolare quando ci si deve confrontare con il pentimento, perché è ancora considerato inconcepibile che il “pentimento” (sentimento comune a tutte le persone, che prima o poi si pentono di aver fatto una certa scelta piuttosto che un’altra) possa coinvolgere la maternità (più che la paternità).

Per questo l’intervento di Orna Donath è stato “strepitoso” (per utilizzare il termine pronunciato da una spettatrice alla fine dell’incontro). Tutti gli interventi sono stati brillanti e carichi di significato (le domande di Michela Murgia, la volontà di ascolto di esperienze diverse dalla propria di Serena Marchi, l’ironia e l’autoironia di Veronica Pivetti), ma quello dell’autrice di “Pentirsi di essere madri” ha davvero colto nel segno e, in alcuni momenti, anche commosso la platea, che si è immedesimata nelle sue riflessioni.

Bisogna far emergere la consapevolezza di quel che si vuole essere come persone, che non è vero che il pentimento della scelta sulla maternità debba per forza significare l’odio verso il proprio figlio. Anzi, al contrario la chiarezza su questo sentimento aiuta a porsi sullo stesso piano e a riconoscersi vicendevolmente come persone, a capirsi, a comprendere i propri errori, evitando che altri (le figlie, soprattutto) li ripetano. Infatti, al centro del pentimento non vi è il figlio, ma il ruolo giocato ancora dalla maternità nella vita delle donne e le aspettative su di esso. E’ proprio il fatto che la maternità e la non maternità siano scelte ancora così condizionate da “fattori esterni” non le rende scelte completamente libere e consapevoli, quindi soggette a tali impatti emotivi che perdureranno “tutta la vita”.

Prossima presentazione

di Mio Tuo Suo Loro a Tempo di Libri, 22 aprile h. 14.30, Rho Fiera Milano, Pad. 4 Sala Gothic, con Orna Donath, Serena Marchi, Michela Murgia e Veronica Pivetti “Maternità e tabù. Le sfide delle donne nell’età contemporanea. Qui

17952488_1849439131960909_2289153122472986956_n