Google, diritto all’oblio e diffamazione online: gli orientamenti delle Corti straniere

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 15 luglio 2014

A seguito della ormai notoria decisione Google v. AEPD della Corte di giustizia che ha delegato l’enforcement del c.d. diritto all’oblio direttamente a Google, il quale deve valutare l’attualità e la onorabilità delle informazioni personali degli utenti, qualora questi ne richiedano la rimozione dai risultati del motore di ricerca, il gigante di Mountain View ha adottato una interessante strategia aprendo una consultazione pubblica su “Come dovrebbe essere bilanciato il diritto all’oblio di una persona con il diritto del pubblico di sapere?”. Chiunque può scrivere cosa pensa della suddetta sentenza, indipendentemente dalle sue specifiche competenze tecniche, poiché si tratta di un tema che coinvolge tutti gli utenti dei servizi di Google stessa.
Nel frattempo gli organi istituzionalmente deputati ad occuparsi della materia, cioè i giudici, continuano a pubblicare decisioni. In Canada, la Supreme Court of British Columbia ha ordinando a Google di rimuovere dai risultati alcuni risultati riconducibili a prodotti ritenuti contraffatti. Nella motivazione i giudici supremi del British Columbia hanno analizzato approfonditamente due problemi: da un lato i limiti della giurisdizione nazionale nei confronti di un operatore globale come Google, dall’altro, i conseguenti problemi sull’enforcement delle decisioni dei giudici nazionali tanto di common law quanto di civil law. Nello specifico hanno analizzato l’applicabilità al caso di specie della c.d. Mareva injunction, un provvedimento di sequestro preventivo tipico del common law che può essere eseguito anche nelle giurisdizioni straniere.
Il caso deciso dal Tribunale di Messina concerne la responsabilità penale del direttore della testata giornalistica online per le affermazioni diffamatorie postate da anonimo tra i commenti di un articolo. Il giudice ha stabilito che il commento in questione, seppure postato il giorno successivo alla pubblicazione dell’articolo online e quindi non più in prima pagina con un numero ridotto di letture, è stato rimosso solo dopo molto tempo (circa quattro mesi). Altresì, il giudice osserva che pure essendo lesivo della reputazione detto commento era comunque anonimo e pertanto “non può avere una portata diffamatoria analoga a quella che la stessa circostanza avrebbe ove inserita, ad esempio, in un articolo giornalistico, trattandosi, in modo evidente, di commenti inseriti da soggetti anonimi senza alcun filtro o vaglio di verosimiglianza”. Ciò nonostante, il giudice condanna il convenuto al risarcimento di 300€ a favore dell’attore in virtù della ritardata cancellazione dell’affermazione lesiva.
Negli Stati Uniti, il caso deciso dalla United States Sixth Circuit Court of Appeals riguarda la pubblicazione su un sito che pubblica anonimamente gossip dei suoi stessi lettori, TheDirty.com, di due post relativi a una insegnante di scuola superiore accusando la stessa di vivere promiscuamente e di diffondere malattie sessualmente trasmissibili. La donna ha inviato molte email per chiedere di rimuovere i contenuti diffamatori, ma il gestore del sito si è rifiutato. Di fronte alla Corte la donna ha richiesto, oltre alla rimozione dei materiali, la condanna per diffamazione e il risarcimento del danno alla reputazione e per lo stress subito. Nel frattempo, la donna è stata accusata formalmente di fronte al Grand Jury di comportamento inappropriato e di indurre minorenni a attività sessuali. In primo grado le richieste della donna vennero accolte negando l’immunità ai sensi del §230 del Communication Decency Act. La ricorrente si è vista anche riconoscere in primo grado 380.000 dollari a titolo di danno punitivo, mentre in appello, la decisione è stata ribaltata per erronea applicazione della suddetta norma.
In Francia, la decisione emanata dal Tribunal de grande instance di Parigi riguarda la supposta diffamazione lamentata da una compagnia assicuratrice attraverso commenti pubblicati da un cliente su un forum. I giudici francesi hanno assolto il consumatore perché questi si sarebbe limitato a lamentarsi della scarsa diligenza e l’inefficacia della compagnia nella risposta alle sue richieste. Secondo i giudicanti si sarebbe trattato di un fatto specifico, che non è dannoso per l’ onore o la reputazione della società.
In Australia, la District Court of New South Wales ha rigettato l’istanza di inammissibilità una causa per diffamazione proposta da un campione aborigeno di surf che si è sentito diffamato dall’uso nei suoi confronti dei termini “apeist” e “Cro-Magnon” in un articolo di giornale poi ripubblicato su Internet. Seppure i convenuti avessero fondato la loro richiesta di inammissibilità della domanda del ricorrente affermando che non è diffamatorio sostenere che qualcuno sia brutto, il giudice australiano ha sottolineato come sostenere che qualcuno abbia una faccia scimmiesca sia diffamatorio e lesivo dell’onorabilità.

Il più raro fiore

di Dietrich Bonhoeffer

Non solo i frutti maturi, anche i fiori sono belli.
Se servano i fiori ai frutti o i frutti ai fiori chi lo sa?
Il più prezioso, il più raro fiore
è all’amico l’amico.
Lontano o vicino, nella felicità o nell’infelicità,
l’uomo riconosce nell’altro

colui che fedelmente aiuta alla libertà e a essere uomo.

MH17 also claimed the life of a pillar of AIDS research

Originally posted on Quartz:

Among the 298 passengers aboard Malaysian Airlines flight 17 were nearly 100 AIDS researchers, activists, and medical personnel (seven of whom have been confirmed dead) headed to the 20th International AIDS Conference in Melbourne, Australia.

One of the top scientists who died in the crash was Dr. Joep Lange, who spent over 30 years researching HIV and was head of the department of global health at the University of Amsterdam. Quartz talked to Dr. Diane Havlir, the chief of the HIV/AIDS Division at the University of San Francisco in California, and long-term colleague of Lange and others lost in the tragedy. Havlir remarked on what his death means for the future of AIDS research:

This tragedy is a devastating loss for the AIDS community. Dr. Joep Lange was a pioneer in the field, a leader in global access for HIV treatment, and a visionary.

A former president of the International AIDS Society…

View original 158 more words

Gary, Indiana

Gary è una città fondata nel 1906 per alloggiare i lavoratori della sua enorme acciaieria, costruita sulle rive del lago Michigan, e ne ha seguito le fortune con un grande sviluppo fino agli Anni Sessanta. Inoltre è nota per essere il luogo di nascita di Michael Jackson (e pure dei suoi fratelli), di due premi Nobel per l’economia (Paul Samuelson e Joseph Stiglitz) e un sacco di gente importante tra cui attori (Karl Malden), astronauti (Frank Borman) e molti altri. Poi a partire dagli Anni Settanta è arrivato un lento, ma inesorabile declino con il calo del 55% della popolazione e l’abbandono di interi quartieri. Oggi è una inquietante città quasi fantasma che ha il poco invidiabile primato di essere una delle più violente degli Stati Uniti. Era sulla nostra strada e durante il nostro passaggio abbiamo scattato alcune foto.

Le Corti e la surrogazione di maternità

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 7 luglio 2014.

 

Nonostante il divieto posto dall’art. 4, co. 3, della legge 40/2004, il ricorso alla maternità surrogata da parte delle coppie italiane continua, essendo uno dei motivi del c.d. “turismo procreativo”. Recentemente la giurisprudenza di merito italiana si è confrontata con siffatta realtà, soprattutto per la verifica della commissione del reato di alterazione di stato ex art. 567, co. 2, c.p. da parte di coppie che dichiarano come propri i figli partoriti attraverso la surrogazione di maternità, poiché il neonato risulterebbe essere figlio di una madre che non lo ha partorito. Si ricordano sul tema:, C. App. Bari, 13 febbraio 2009; Trib. Napoli, 1 luglio 2011; Trib. Brescia, 26 novembre 2013; Trib. Milano, sent. 8 aprile 2014. In quest’ultima decisione, il giudice ambrosiano ha evidenziato come da un punto di vista comparatistico, (…) l’attribuzione della maternità e della paternità non è più un fatto naturale, ma un “fatto istituzionale”, dipendente dalle scelte del Legislatore.

A questo proposito, è proprio in prospettiva comparatistica che si presentano alcune interessanti sentenze in materia di maternità surrogata. Ad esempio in Inghilterra una recente decisione della Civil Division della England and Wales Court of Appeal ha riguardato una disputa familiare relativa ad una coppia di donne che ha vissuto una relazione sentimentale per alcuni anni, durante i quali la ricorrente ha donato alla compagna i propri ovuli, fecondati con lo sperma di donatore anonimo, e impiantati nella partner, la quale ha dato alla luce due gemelli in qualità di madre surrogata. Uno degli embrioni sovrannumerari è stato successivamente utilizzato dalla ricorrente donatrice per dare alla luce una sua figlia propria. Pertanto i tre bambini, seppur nati da madri diverse, sono geneticamente e biologicamente fratelli. Tuttavia, ai sensi della Sect. 27 (1) dello Human Fertilisation and Embryology Act 1990 (HFEA) la resistente è la madre dei gemelli. La controversia nasce sulla qualificazione di “vera madre” dei gemelli e sull’attribuzione della responsabilità genitoriale sugli stessi a seguito della rottura della relazione sentimentale nella coppia. Nella decisione i giudici inglesi osservano che già nella giurisprudenza si sono affermati principi interpretativi nell’applicazione dello HFEA, perciò sia necessario tener conto da un lato delle possibilità mediche accessibili alle coppie che vogliono procreare, dall’altro lato della necessaria equiparazione della coppia lesbica e dei loro figli esattamente nella situazione giuridica di altri genitori e bambini. In questo specifico caso i giudici sottolineano che prioritario in siffatte situazioni è sempre il miglior interesse del minore. In questo caso tale interesse consiste nel mantenere costante il contatto tra i fratelli; pertanto la decisione impugnata è stata annullata e la causa è stata rinviata in primo grado affinché venga riconsiderata alla luce di questo principio.

Il caso deciso dalla Federal Court of Appeal del Canada, Canada (Citizenship and Immigration) v Kandola, riguarda la concessione della cittadinanza canadese al figlio nato all’estero da una coppia di genitori sterili attraverso un procedimento di procreazione assistita utilizzando ovuli e sperma da donatori anonimi e portato a termine per mezzo di una maternità surrogata. Ai sensi della sect. 3(1)(b) del Citizenship Act federale, un bambino nato al di fuori del Canada è cittadino canadese nel caso in cui uno dei suoi genitori sia cittadino canadese. Ai fini della concessione dello status di cittadino, l’Ufficio Cittadinanza e Immigrazione del Canada ha richiesto un test genetico dei ricorrenti e del loro figlio per dimostrare il collegamento genetico ai sensi di legge. Nel decidere l’attribuzione della cittadinanza al minore, l’Ufficio ha rigettato l’istanza dei genitori e questi hanno presentato ricorso dei fronte alle autorità giudiziarie. I giudici di primo grado hanno accolto l’istanza, mentre i giudici d’appello si sono soffermati sull’analisi dei concetti di “figlio”, “madre”, e “padre”, affermando che “genitore”, ovvero “madre” e “padre” di un bambino sono coloro che dimostrano un contributo verificabile al patrimonio genetico del figlio, pertanto hanno riformato la decisione di primo grado nel senso stabilito dall’Ufficio Cittadinanza e Immigrazione.

Il caso affrontato dalla Family Court of Australia riguarda il riconoscimento del rapporto di filiazione tra la coppia australiana committente una maternità surrogata avvenuta in India attraverso un contratto di surrogacy a titolo oneroso. Nonostante il giudice affermi che il minore si trovi in ottime mani, quelle dei genitori committenti, e che egli è tenuto a emanare il provvedimento di riconoscimento della filiazione a tutela del miglior interesse del minore, questa decisione si distingue per le considerazioni effettuate dal giudice. Infatti, il giudicante affronta la questione sotto un profilo più filosofico e psicologico che giuridico. In questo senso, il giudice manifesta la sua preoccupazione sui futuri effetti psicologici e sulla possibile crisi di identità che potrà colpire il bambino quando verrà a conoscenza di essere nato da una maternità surrogata a titolo oneroso. Altresì il giudice si dichiara preoccupato per quella che considera uno strumento di commercio internazionale di bambini.

 

A colazione (pranzo e cena) da (Louis Comfort) Tiffany

Questo soggiorno, tra le altre interessanti e meravigliose opportunità, mi ha offerto la possibilità di approfondire la conoscenza di Louis Comfort Tiffany (1848-1933). Sapevo già chi fosse, cioè un artista figlio del fondatore dell’omonima gioielleria, che si fosse occupato di Art Decò, ma non avevo ancora avuto l’occasione di vedere dal vivo le sue spettacolari vetrate. Dei veri capolavori che si possono trovare sparse per i musei d’America, ma che sono oggetto di particolare attenzione qui a Chicago, specie allo Smith Museum of Stained Glasses e pure all’Art Institute. L’ultima fotografia, una meravigliosa lampada decorata con libellule, è stata creata da Clara Driscoll, una delle principali figure tra i collaboratori di Tiffany.

Elevated

L’Elevated (o “L”) è la linea di trasporto rapido di Chicago a metà tra una S-bahn e una metropolitana. E’ assai caratteristica:la linea ferroviaria è costruita in ferro e passa all’altezza del secondo piano fuori terra degli edifici. Mentre si viaggia si può curiosare nei luoghi ove si svolge la vita altrui: c’è chi fa ginnastica o gioca a pallacanestro, chi segue una lezione, chi cucina, chi mangia, e così via per chilometri. La struttura in ferro rossastro che sovrasta le strade della città è molto bella e mi fa venire in mente la Schwebebahn (che però è una ferrovia sospesa) di Wuppertal.

Quattro luglio

Oggi è il 4 luglio, anniversario della Dichiarazione di Indipendenza e festa nazionale negli Stati Uniti. Mentre scrivo, dalla mia parete di vetro vedo tutta la sconfinata periferia di Chicago illuminarsi di fuochi d’artificio. Anche noi siamo andati a vedere quelli esplosi sul Navy Pier e terminati poco fa.

Di seguito alcuni scatti che ritraggono l’orgoglio e il patriottismo nazionale, davvero sentito e non una mera occasione di un ponte di fine settimana.

Bandiere lungo la Magnificent Mile

Nell’attesa, una birra e…

…il concerto di musiche patriottiche al Millenium Park

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.