Internet è uno degli strumenti di trasmissione di cultura più efficaci a disposizione dell’umanità: esso ha consentito l’accesso alla cultura anche ad individui che tradizionalmente ne erano esclusi perché non avvezzi ai mezzi tradizionali di trasmissione culturale quali libri, enciclopedie, riviste scientifiche. Rispetto alla televisione, altro potente e rivoluzionario strumento di divulgazione, Internet ha ribaltato il ruolo del consumatore di beni culturali: da esclusivamente passivi gli utenti sono diventati attivi autori e produttori di idee da condividere con altri. Con questa rivoluzione copernicana, Internet valorizza la trasmissione orale della cultura. Da un lato la velocità e la potenza del mezzo non inducono alla ponderazione della riflessione: blog e forum hanno senso nell’immediatezza della pubblicazione online dei pensieri. Anche la modalità di espressione scritta ne risente poiché essa riflette pienamente le espressioni e la costruzione sintattica del linguaggio parlato. Dall’altro lato i testi pubblicati o, come si esprime certa dottrina, “affissi” in Rete, rimangono visibili e disponibili in via permanente alla lettura anche molto tempo dopo la loro prima pubblicazione. A questo proposito vi è chi ha osservato che “la cultura di Internet è un flusso permanente”.
Quali ripercussioni sta avendo questo fenomeno sulla diffusione della cultura e quindi sulla formazione dei valori condivisi di una società?
In antropologia è noto come sia la cultura a unire una società. L’antropologa Ruth Benedict ha affermato che cultura è ciò che unisce gli uomini, mentre questo concetto di collegamento è più ironicamente paradossale in Cliffort Geertz, il quale, riprendendo Weber, riteneva che “l’uomo è un tessitore di reti di significato destinato a rimanervi impigliato”.
Ci si può chiedere se Internet sia una società umana nella quale detto concetto di cultura sia rimasto immutato o si sia evoluto ed in qual senso. L’analisi che mi propongo di perseguire in questo contributo concerne l’impatto della Rete sulla diffusione della cultura popolare, al di fuori di quei circuiti accademici o ufficiali che condividano valori e posizioni nella formazione dell’opinione pubblica.
Qui il testo completo del mio contributo pubblicato su Ciberspazio e diritto 2009, Vol. 10, n. 3/4, pp. 325 – 339
