Scots aren’t the only ones voting on whether Scotland should become independent

Originally posted on Quartz:

Nearly 4.3 million people have registered to vote in Scotland’s referendum on independence, the largest electorate ever recorded in the country. With polls showing the Sept. 18 vote as too close to call, the campaigns are appealing to every niche in that electorate in hopes of tipping the balance.

One constituency that could prove decisive, given the tight margins, is non-Scots. Some 500,000 English, Welsh, and Northern Irish will vote in the referendum, and polls show they favor maintaining the union by a large margin. But since the referendum will follow the same rules as local elections, the voters also will include more than 100,000 people from elsewhere in the EU and Commonwealth who are resident in Scotland.

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The latest polls show non-Brits also favor the “No” (to independence) camp, but by a smaller margin than Brits born outside of Scotland. Scottish National Party leader Alex Salmond…

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La tutela dei diritti degli animali presso le corti straniere

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico l’8 settembre 2014

Uno dei dibattiti più vivaci del mondo giuridico riguarda la possibile titolarità di diritti in capo agli animali, specie quelli domestici, già considerati nel nostro ordinamento quali “esseri senzienti” dalla legge 4 novembre 2010 n. 201 di ratifica della Convenzione europea per protezione degli animali da compagnia. Siffatta normativa ha già trovato applicazione nei Tribunali italiani, ad esempio con un decreto del Tribunale di Milano secondo cui “l’animale non può essere più collocato nell’area semantica concettuale delle “cose” dovendo essere riconosciuto come “essere senziente”. Analogo orientamento è stato adottato dalla Court of Queen’s Bench of Alberta, Canada, in un contenzioso tra un condominio e una condomina il cui gatto, abituato a gironzolare per le parti comuni, specie nella lavanderia, provocava irritazione da parte degli altri abitanti, alcuni sofferenti di allergia al pelo felino. Nonostante il condominio si fosse dichiarato “friendly” nei confronti degli animali domestici degli abitanti e che molti di essi avessero ottenuto un permesso scritto dal board per tenerli presso di sé in casa, i condomini hanno citato in giudizio la proprietaria per allontanare l’animale perché la convenuta non aveva ottenuto un permesso scritto che l’autorizzasse a tenerlo con sé. Va notato che il board del condominio non è mai stato parte in causa. La Corte canadese, seppure osservando che secondo la legge nessun animale potesse vivere né negli appartamenti, né nelle parti comuni senza autorizzazione scritta, ha affermato che “pets are not simply chattels”, cioè che gli animali da compagnia non sono semplicemente dei beni mobili, soprattutto in considerazione del rapporto tra il gatto e la sua proprietaria. Pertanto, nel bilanciamento tra i vari interessi, il giudice ha rigettato l’istanza dei ricorrenti, tuttavia dichiarando la necessità per la proprietaria del gatto di ottenere l’autorizzazione scritta del board a tenerlo con sé.

Negli Stati Uniti, la Corte Suprema dell’Oregon è stata ancora più netta nel caso State v. Arnold Nix, nel riconoscere il diritto degli animali, in particolare degli animali domestici, ad essere titolari di una posizione giuridica “iure proprio”. In particolare gli animali, nel caso specifico 20 cavalli e una capra, non sono considerabili come “property” ovvero meri oggetti di proprietà, ma hanno assunto una posizione giuridica autonoma che li considera come “legal victims” del loro proprietario che non li nutriva a sufficienza, facendoli quasi morire di fame maltrattandoli. Il suddetto proprietario, denunciato più volte, è stato arrestato. Sulle medesime considerazioni, la stessa Corte, nel caso State vs. Linda Fessenden and Teresa Dicke, ha affermato che le autorità di polizia avevano il diritto di entrare nella fattoria delle proprietarie di un cavallo malnutrito per poterlo prelevare e trasportare da un veterinario presso una struttura di cura perché l’animale rischiava di morire di stenti. Seppure abbia asserito che le autorità di polizia debbano sempre ottenere un mandato per entrare nella proprietà privata altrui, il giudice ha osservato che nel frattempo l’animale avrebbe potuto anche morire, quindi l’emergenza della sua tutela è qui prevalsa sui diritti delle proprietarie.

In Australia, la Corte Suprema della Tasmania, ha trattato il caso di un imputato condannato a 8 diverse pene reclusive, per 140 delle 184 accuse di maltrattamento degli animali, nonché condannato al pagamento di 111,227.25 AUSD per i costi di sequestro, cura e mantenimento del suo bestiame, tra cui molti bovini, oltre all’interdizione dalla custodia del bestiame per 10 anni. Nello specifico la Corte ha affermato che molti bovini sono stati trascurati e non adeguatamente nutriti per mesi provocando la loro debilitazione e incapacità a rialzarsi. Seppure non vi fosse stato motivo di pensare che la crudeltà dell’allevatore fosse intenzionale, si tratta di un grave caso di reiterato abbandono. I giudici osservano che l’imputato avrebbe potuto prendere provvedimenti opportuni alla salvaguardia del bestiame, come venderlo o cedere la fattoria. Pertanto, la Corte conclude che la severità della reclusione inflitta deve servire da deterrente alla comunità e a tutti coloro che, impegnati nelle attività agricole, a causa di mancanza di mezzi o di capacità, o entrambi, trascurino di fornire assistenza e cura appropriata degli animali gestiti negli allevamenti dei quali sono responsabili.

Adozione e orientamento omosessuale del genitore: sì alla step-child adoption anche in Italia

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 2 settembre 2014

Il caso

La famiglia della quale si è occupato il Tribunale per i Minorenni di Roma è composta da una bambina di cinque anni, la sua madre biologica e la sua cónyuge, infatti le due donne si sono sposate in Spagna ai sensi della legge colà vigente, nonché registrate come coppia convivente presso l’apposito registro delle unioni civili tenuto dal municipio della città di residenza. La minore, concepita in Spagna, è figlia della più giovane delle cónyuges che l’ha partorita cinque anni fa. Durante la causa il Tribunale per i Minorenni romano ha effettuato una approfondita istruttoria per verificare come la bambina sia affettuosamente legata ad entrambe le donne, da lei ambedue chiamate “mamma”, e stia crescendo serena e amorevolmente seguita. La coppia ha già preso degli accordi di natura privatistica per disciplinare la loro relazione, anche con riguardo alla bambina, tuttavia la partner della madre ha presentato domanda di adozione della bambina ex art. 44 lettera d) Legge 184/1983.

L’adozione in casi speciali ex art. 44 lett. d) Legge 184/1983 e la c.d. “step-child adoption”.

L’art. 44 della legge 184/1983 disciplina l’adozione c.d. “in casi particolari”. Come ha osservato autorevole dottrina esperta della materia, siffatta norma è già stata oggetto di interpretazione giurisprudenziale al fine di consentire l’adozione da parte di singoli ovvero di coppie non sposate “nel caso in cui sussista di fatto una relazione genitoriale con il minore” (M. Gattuso, Tribunale per i minorenni di Roma: sì all’adozione del figlio del partner ed al doppio cognome, l’omogenitorialitá é “sana e meritevole d’essere riconosciuta”, pubblicato sulla rivista telematica online “Articolo 29, il 30 agosto 2014). Pertanto, se tale adozione è ammissibile per le coppie eterosessuali non coniugate e per i singoli, sarebbe tanto discriminatorio quanto illegittimo rifiutarla a persone omosessuali singole ovvero stabilmente conviventi. Inoltre, come già stabilito dalla giurisprudenza di Cassazione con la nota sentenza 601/2013, l’orientamento sessuale del genitore non incide negativamente sulla crescita dei minori, né vi è ragione alcuna per dubitare in astratto della capacità genitoriale delle persone omossessuali.

Per quel che concerne nello specifico l’istituto dell’adozione, va sottolineato che non bisogna confondere l’adozione legittimante con quella in casi particolari. La prima riguarda “l’adozione”, nel senso comune del termine, ovvero quella (nazionale o internazionale) che consente l’adozione di minori in stato di abbandono ai sensi dell’art. 6 della legge 183/1984. Essa è consentita solo alle coppie sposate da almeno tre anni, pertanto è interdetta a singoli o conviventi, siano questi etero ovvero omosessuali.

L’”adozione in casi particolari” è invece prevista dall’art. 44 della medesima legge che ne disciplina compiutamente i casi specifici nelle lettere a), b), c) e d), le quali concernono ipotesi in cui sia già presente un legame tra il minore e l’adulto che si prende cura di lui come se ne fosse il genitore, pertanto essa è consentita anche alle persone singole e alle coppie conviventi. In questi casi lo Stato dà rilevanza giuridica e protegge una relazione tra il bambino e chi si occupa di lui. Non vi è situazione di abbandono, al contrario, vi è necessità di formalizzare una situazione di cura e di accoglienza attribuendo piena efficacia giuridica.

Questa situazione è comparabile con la “step-child adoption” (ovvero l’adozione del figlio naturale ovvero adottivo da parte del partner del genitore), già conosciuta in diritto comparato. Essa ricorre in diverse pronunce giurisprudenziali della Corte europea dei diritti umani su questo tema. A questo proposito si ricordano la decisione X e altri contro Austria del 19 febbraio 2013, dove si affermava la discriminazione e la violazione degli artt. 8 e 14 CEDU a sfavore delle coppie omosessuali conviventi che non potessero accedere all’analogo istituto al pari delle coppie eterosessuali conviventi; ovvero la decisione Salgueiro da Mouta da Silva contro Portogallo del 21 dicembre 1999 secondo la quale l’omosessualità non influisce sulle capacità genitoriali, come riscontrato in numerosi studi scientifici. Accanto a questi precetti convenzionali va ricordato ed applicato anche l’art. 3 della Convenzione di New York di protezione dei diritti del fanciullo (recepita in Italia con Legge 27 maggio 1991, n. 17).

La decisione del Tribunale per i Minorenni di Roma

Questa decisione del Tribunale per i Minorenni di Roma si evidenzia per la dettagliata ed esaustiva spiegazione del ragionamento logico giuridico effettuato in relazione al caso concreto al fine di giungere al riconoscimento dell’adozione ex art. 44 lett. d) legge 183/1984 nei confronti della conyuge della madre della bambina. I giudici analizzano concretamente e compiutamente le circostanze di questa vicenda e decidono secondo il miglior interesse della bambina a veder tutelato il rapporto con la persona che insieme a sua madre ne segue la crescita e lo sviluppo, curandola, istruendola, educandola e mantenendola come se fosse il suo genitore biologico, indipendentemente dal suo orientamento sessuale. La miglior risposta alla canea di critiche ideologiche e astratte contro questa decisione risiede proprio in siffatta analisi concreta e fattuale effettuata alla luce del miglior interesse del minore seguendo la normativa vigente e i precetti costituzionali e convenzionali europei nonché internazionali relativi ai principi di non discriminazione e della tutela del miglior interesse del minore.

Tribunale per i Minorenni di Roma, 30 luglio 2014, Pres. Est. Dott.ssa Cavallo.

How to follow the eruptions of volcanoes in Iceland and Papua New Guinea

Originally posted on Quartz:

Two minutes past midnight this morning, after weeks of rattling Iceland with hundreds of earthquakes, the volcano Bárðarbunga finally erupted. Magma breached the surface in a lava field in Holuhraun, the Icelandic Meteorological Office reported, in what’s called a “fissure eruption,” seeping through a roughly one-kilometer crack that had formed days before.

Aerial view of Bárðarbunga's fissure.

Aerial view of Bárðarbunga’s fissure.

While the media’s eyes were glued to Iceland’s skyline, far to the east another volcano erupted. The volcano—Papua New Guinea’s Mount Tavurvur—has a reputation for being one of the region’s most active. It certainly looks that way:

Here’s how to keep tabs on both Bárðarbunga and Mount Tavurvur as the lava flows:

Bárðarbunga

The last time a big Icelandic volcano blew…

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Monaco di Baviera/1

Ritornare a Monaco di Baviera è sempre una grande gioia. Scoprire poi che la Heiliggeistkirche, una delle chiese più belle di Monaco con gli inconfondibili stucchi dei fratelli Asam, ospita una versione del Giardino dell’Eden creata da Gabriel Jilg è davvero una piacevole e gradita sopresa: qui. Raccomandata la visita per chi si trova da quelle parti.

Matsumoto

A Matsumoto, nelle Alpi Giapponesi, c’è un meraviglioso castello del XVI secolo, soprannominato “le ali del corvo” per il suo colore. A differenza di quello di Himeji, ancora parzialmente chiuso per restauri, abbiamo potuto visitarlo e sentirci un po’ ninja anche noi.

Tsukiji Market

Come è noto, il mercato del pesce di Tokyo è il più grande del mondo. Noi l’abbiamo visitato in una giornata di public holiday per trovarci meno confusione, tuttavia era comunque affollato e brulicante di attività.

(Avvertenza: ringrazio l’autore Vittorio Vb Bertola per avermi prestato alcuni suoi scatti fotografici per questo post)

It’s time to accept this fact: A really great marriage is rare

Originally posted on Quartz:

Greater gender equality leads to divorce. Women’s increased earning power leads to divorce. Men shouldering the burden of household chores leads to lower marital satisfaction and increased risk of divorce.

These are just a few examples of handwringing in the popular press about why women, and to a lesser extent men, are choosing divorce over what seem to be perfectly good marriages. It used to be that a  woman would stick with her husband unless he was abusing her or cheating on her. Nowadays, women leave perfectly kind, helpful husbands for reasons that seem mysterious.

There are many theories floating around about why greater gender equality have not put an end to divorce in America. Underlying most of these theories is an acknowledgment that expectations about marriage have changed. Prior to the late 20th century, it was difficult for women to prosper financially, express their sexuality or have children outside of…

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A che punto è il riconoscimento dei same sex marriage negli Stati Uniti dopo la decisione Windsor della Corte Suprema?

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 20 agosto 2014

La decisione Windsor v. United States della Corte Suprema degli Stati Uniti del 26 giugno 2013 evidenziava, seppur partendo dal trattamento di reversibilità del coniuge superstite, l’inaccettabile discriminazione tra “due diversi matrimoni”, quello eterosessuale in grado di godere pienamente i benefici garantiti dall’ordinamento, e quello omosessuale, ammesso in alcuni Stati, ma interdetto a livello federale, che invece non godeva del medesimo trattamento. Si trattava quindi di una distinzione non dignitosa e antigiuridica nei suoi effetti concreti, che si riverberavano in modo umiliante sugli sposi omosessuali coinvolti, ma soprattutto sulle migliaia di bambini che vivono nelle famiglie “arcobaleno”. Questa situazione era antitetica, e perciò intollerabile, rispetto alla garanzia previst dal Fifth Amendment della Costituzione Americana, che riguarda la libertà individuale di vivere la propria personalità.

Ottenuto questo risultato a livello costituzionale federale, le associazioni a tutela dei diritti umani e dei diritti delle persone LGBTI avevano impugnato di fronte ai giudici federali le costituzioni statali ovvero i divieti che interdicevano a una coppia di persone dello stesso sesso di contrarre matrimonio. Al momento il diritto delle persone omosessuali di sposarsi è stabilmente riconosciuto in California, Colorado, Connecticut, Delaware, Hawaii, Illinois, Iowa, Maine, Maryland, Massachusetts, Minnesota, New Hampshire, New Jersey, New Mexico, New York, Oregon, Pennsylvania, Rhode Island, Vermont, Washington e District of Columbia. Dopo l’emanazione della sentenza Windsor, il primo caso, Kitchen v. Herbert, è stato depositato di fronte alle Corti federali dello Utah, dove dapprima un giudice distrettuale dello Stato ha autorizzato l’emanazione delle licenze il 20 dicembre 2013, tuttavia, la decisione è stata impugnata di fronte al Tenth Circuit Court of Appeals, che però l’ha confermata. A causa della competenza territoriale di questa corte d’appello, siffatta decisione ha efficacia anche in Kansas e Wyoming. Analogo percorso giudiziario è avvenuto per l’Oklahoma con la causa Bishop v. Oklahoma, confermata dal Tenth Circuit il 18 luglio 2014. In Virginia, il 28 luglio 2014 la 4th U.S. Circuit Court of Appeals ha deciso il caso Bostic v. Rainey dichiarando incostituzionale il divieto di matrimonio per le coppie omossessuali. Questa sentenza è doppiamente significativa perché da un lato si tratta della prima decisione di questo tipo relativa ad uno stato del Sud; dall’altro ricalca l’esperienza relativa all’abolizione del divieto dei matrimoni interrazziali, che portò la Corte Suprema a emanare la notissima decisione Loving v. Virginia nel 1967.

In altri stati il contenzioso giudiziario ancora non si è concluso, infatti esso è in corso di fronte alle corti federali in Texas con il caso De Leon v. Perry, in Michigan con il caso DeBoer v. Snyder, per il quale la Corte distrettuale ha autorizzato l’emanazione delle licenze matrimoniali dal 22 marzo 2014. In Arkansas, il contenzioso riguarda due casi: Wright v. Arkansas e Smith v. Wright. In Idaho, l’appello relativo al caso Latta v. Otter è atteso per il giorno 8 settembre 2014 di fronte alla corte distrettuale del Nono Circuito. Nel Wisconsin il contenzioso in corso riguarda la causa Wolf v. Walker, mentre in Indiana l’appello sulla causa Baskin v. Bogan è pendente di fronte alla corte d’appello del Seventh Circuit. Nel Kentucky si è pronunciato il U.S. District Court for the Western District of Kentucky nella causa Love v. Beshear, ma al momento l’efficiacia di questa decisione è ancora sospesa.

Per completare il panorama va sottolineato che la materia matrimoniale è anche di competenza delle leggi tribali nelle riserve abitate dai nativi. Pertanto al momento sono dieci le giurisdizioni dei nativi che hanno riconosciuto il diritto di sposarsi alle coppie omosessuali, cioè: le giurisdizioni delle tribu Cheyenne, Arapaho, Colville, Coquille, Odawa, Mashantucket Pequot, Potawatomi, Puyallup, Ysabel, Ojibwe e Suquamish. La questione è attualmente sospesa presso la giurisdizione della tribu dei Chippewa.

Koyasan

Un luogo sito su un altopiano circondato da otto montagne, come se si trattasse di un fior di loto. Sacro ai buddisti giapponesi, è abitato da 4000 persone circa e ospita, oltre a molti templi, il Okunoin, il mausoleo del  monaco Kobodaishi, noto per aver divulgato il buddismo in Giappone. Il mausoleo è circondato da un immenso cimitero che conta circa duecentomila tombe, sparse nella foresta, come se ne fosse parte integrante, perchè nel credo dei fedeli, ogni essere, dopo aver vissuto, ritorna alla natura e all’universo.

Oltre questo ponte, dopo essersi purificati spruzzando d’acqua una delle statue, non è più possibile riprendere immagini. Solo silenzio e meditazione

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