A new biography reveals just how sad and lonely Mandela was at the end of his life

Originally posted on Quartz:

For me Zelda La Grange’s Good Morning, Mr. Mandela, long and repetitive, was a labor to readBut it’s been called a great success for good reason: it’s an important edition to the Nelson Mandela canon. La Grange adds to the account of Nelson Mandela as a man, not an icon: The distant father, whose absence must have sowed seeds of resentment in his kids; the lonely man who was comforted by the love of a younger woman, and at the end, the old man losing the grip on his mind and his family. Good Morning, Mr. Mandela’s unassuming power then is in its author’s unabated openness.

La Grange was the orbit to Nelson Mandela’s moon. She became his personal assistant in her early 20s and served in this post until late into his retirement when some members of his family sidelined her as he was losing his…

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Domani

With Modiano’s Nobel Prize, the French continue to dominate the literary world

Originally posted on Quartz:

Patrick Modiano, a French writer renowned for his novels about memory and identity, has been awarded the 2014 Nobel Prize in Literature. He’s the 11th French writer to win, the most of any other country.

Nobel Prize in Literature, ranked by country of origin

And he’s the 14th winner to write in French, the most of any language other than English.

Nobel Prize in Literature, ranked by language

The permanent Secretary of the Swedish Academy—the organization that hands out Nobel prizes—said that Modiano was honored for “the art of memory with which he has evoked the most ungraspable human destinies and uncovered the life-world of the occupation.”

Modiano is perhaps best known globally for his 1978 novel Rue des Boutiques Obscures (called Missing Person in the English version) about a detective who loses his memory, which won the Prix Goncourt.

The Nobel Prize in Literature has long been criticized for being too Eurocentric and possibly having an anti-American bias. American literary titans Cormac…

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Matrimoni same-sex, nulla di fatto. La Corte d’appello di Firenze annulla la trascrizione

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 2 ottobre 2014

Il caso

Il decreto del 3 aprile 2014 impugnato presso la Corte d’Appello di Firenze dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Grosseto riguardava l’ordine di trascrizione di un matrimonio tra persone del medesimo sesso celebrato a New York nei registri dello stato civile del comune di Grosseto. Il giudice di prime cure rilevava che in presenza di una forma corretta, in mancanza di espressi impedimenti e di violazione dell’ordine pubblico internazionale, “si impone(va)” nella specie la trascrizione del matrimonio come richiesto dall’articolo 65 della legge n. 218 del 1995, per cui hanno effetto in Italia i provvedimenti stranieri relativi alla esistenza di rapporti di famiglia di diritti purché non fossero contrari all’ordine pubblico. Il tribunale toscano rilevava che la trascrizione “non ha natura costitutiva ma soltanto certificativa e di pubblicità di un atto già valido”. A questo proposito, il medesimo giudice sottolineava che non poteva essere considerata contraria all’ordine pubblico una prescrizione giuridica, come la nozione di vita familiare contenuta negli artt. 8 e 12 CEDU, interpretata dalla Corte di Strasburgo (nella sentenza 24 giugno 2010, Shalk e Kopf contro Austria) afferente ad un ordinamento sovranazionale al quale l’Italia ha aderito ormai da molti anni.

Tuttavia, siffatta ricostruzione era occasione per aprire un vivacissimo dibattito sul tema: da un lato le voci contrarie si rifacevano alle note sentenze 138/2010, e successivamente 170/2014, secondo le quali il paradigma eterosessuale del matrimonio fosse insuperabile, dall’altro alcuni sindaci (come nel caso dei comuni di Fano, Napoli e Bologna, registravano di propria spontanea iniziativa siffatti matrimoni nei registri di stato civile comunali, ai sensi di legge nell’apposita sezione dedicata ai matrimoni celebratisi all’estero con la loro trascrizione sull’atto di nascita.

In dottrina si è iniziato a discutere sulla produzione di effetti di siffatti provvedimenti di trascrizione (sia spontanea, sia ordinata dai tribunali) alla luce delle interpretazioni apportate dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 4184/2014, il cui principio giuridico si ricorda affermare che: il matrimonio contratto all’estero da due cittadini italiani dello stesso sesso non può essere trascritto nei registri di stato civile italiano non in quanto ”inesistente” bensì in quanto inidoneo a produrre effetti giuridici in ambito nazionale”. Nel frattempo va segnalato che il Tribunale di Milano ha rigettato due istanze analoghe a quella grossetana di trascrizione di same-sex marriage celebrati all’estero proprio fondandosi sull’esclusiva inefficacia nazionale di siffatti matrimoni, tralasciando del tutto la loro rilevanza in ordine al diritto dell’Unione Europea.

La decisione della Corte d’Appello di Firenze

La decisione della Corte d’Appello di Firenze è interessante sia per quanto afferma sia per ciò che tace. Infatti, i giudici d’appello fiorentini hanno annullato il decreto rinviando gli atti al Tribunale di Grosseto che dovrà nuovamente pronuciarsi dopo aver sanato un preciso vizio procedurale. Nello specifico, la Corte di appello ha ritenuto che di fronte al Tribunale il ricorso sia stato erroneamente notificato al Comune nella persona del Sindaco, mentre avrebbe dovuto essere notificata al Sindaco in qualità di ufficiale di Governo. Secondo siffatta ricostruzione normativa, la questione era di competenza statale, in quanto inerente ai registri di stato civile, e non comunale. Siccome tale vizio non è sanabile in appello, la causa è stata rinviata al giudice di prime cure, tralasciando completamente di pronunciarsi sul merito e sulle specifiche motivazioni addotte dal giudice grossetano nella sentenza annullata in merito alla validità in re ipsa dei matrimonio same-sex celebrati all’estero.

Le conseguenze

Come avveniva per la tela di Penelope, il giudice d’appello ha disfatto il provvedimento sulla trascrivibilità nei registri dello stato civile del matrimonio tra persone dello stesso sesso celebrato all’estero, ma non ha potuto influire sulla valenza “sociale” e culturale di siffatto provvedimento. Esso, infatti, è stato l’apripista di un dibattito di natura giuridica aperto tra gli operatori del diritto, magistrati ed avvocati, in merito agli effetti interni riconoscibili a detti provvedimenti stranieri. Tale dibattito, per il solo fatto di esistere, comporterà una evoluzione e quindi un perfezionamento dell’esperienza degli operatori in materia ai fini di riconoscere efficacia giuridica concreta nella quotidianità delle persone coinvolte nella richiesta di tutela delle loro situazioni giuridiche.

Corte d’Appello di Firenze, 23 settembre 2014, decreto, De Simone, Pres e rel.

Subire gli stereotipi

quando culturalmente non ti riguardano, può essere una esperienza sconvolgente, a tal punto da agire in giudizio e chiedere i danni.

Il caso, radicato in questi giorni presso una corte dell’Illinois, riguarda una coppia lesbiche bianche si rivolge ad una banca del seme, solo che questo istituto fornisce loro il seme di un donatore nero e quindi la neonata non è bianca come sua madre e la sua compagna. Loro assicurano che la amano comunque, tuttavia la madre agisce in giudizio per lamentarsi non soltanto della malpractice medica, ma pure del danno conseguente nell’affrontare gli stereotipi razziali qui la notizia e qui documenti relativi all’azione legale.

35,000 walruses have mobbed the Alaskan coast—because there’s no sea ice left to rest on

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It’s exhausting, being a walrus. Seals can swim indefinitely. Not walruses. After a day cruising Arctic water for food, they like to plant their tusks onto an ice floe, haul their blubbery selves up, and have a snooze. But it’s been hard to find a comfy chunk of sea ice this summer. So walruses are opting for the next best thing: Alaska.

arctic global warming climate change rising temperatures ice In this aerial photo taken on Sept. 23, 2014 and released by NOAA, some 1500 walrus are gather on the northwest coast of Alaska. Pacific walrus looking for places to rest in the absence of sea ice are coming to shore in record numbers, according to NOAA. (AP Photo/NOAA, Corey Accardo This June 2014 released by the U.S. Fish and Wildlife Service shows Pacific walruses in the Chukchi Sea off the coast of Alaska. Researchers are trying to get a better handle on the size of the Pacific walrus population ahead of an expected decision by the U.S. Fish and Wildlife Service on whether the animals need special protections. (AP Photo/U.S. Fish and Wildlife Service

Alaska’s new herd of walruses.

An estimated 35,000 have overrun the coast north of Point Lay, in northwest Alaska, according to the National Oceanic and Atmospheric Administration.

arctic global warming climate change rising temperatures ice In this aerial photo taken on Sept. 23, 2014 and released by NOAA, some 1500 walrus are gather on the northwest coast of Alaska. Pacific walrus looking for places to rest in the absence of sea ice are coming to shore in record numbers, according to NOAA. (AP Photo/NOAA, Corey Accardo This June 2014 released by the U.S. Fish and Wildlife Service shows Pacific walruses in the Chukchi Sea off the coast of Alaska. Researchers are trying to get a better handle on the size of the Pacific walrus population ahead of an expected decision by the U.S. Fish and Wildlife Service on whether the animals need special protections. (AP Photo/U.S. Fish and Wildlife Service

A pocket of several hundred walruses gather near Point Lay.

Walruses in the Bering Sea use ice floes as floating home bases between dives to the sea bottom, where they snack on clams and other mollusks. In the winter, that’s no problem. And until recently, it wasn’t an issue in summer, either. Normally, female walruses and their young follow the sea ice north into the relatively…

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I cinguettii di Twitter nelle aule dei tribunali stranieri

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico il 29 settembre 2014

Twitter è uno dei social network più diffusi attraverso il quale è possibile divulgare velocemente e con immediatezza fatti e opinioni dei generi più vari. Le sue caratteristiche principali sono la sintesi del messaggio che deve essere contenuto in 140 caratteri e la modalità di reperimento sul social network che avviene attraverso specifici hashtag anche tra titolari di account che non siano direttamente connessi tra loro, al contrario di Facebook. Seppure coinvolto meno sovente in casi giudiziari rispetto a Facebook o Google, le fattispecie ad esso relative risolte dalle corti presentano sempre interessanti spunti.
In Francia un noto uomo politico ha citato Twitter di fronte al Tribunal de Grande Instance de Paris affinché rivelasse i dati e le password di un account fake che, usurpando la sua identità, annunciava falsamente il suo ritiro dalla vita politica. La falsa notizia venne ripresa dalla stampa. Twitter si è difesa affermando che secondo le disposizioni contrattuali del servizio i dati personali dei sottoscrittori degli account vengono cancellati dopo 30 giorni dalla chiusura del medesimo. Nel caso di specie detto periodo è spirato prima che il ricorrente depositasse la sua istanza, pertanto Twitter chiede il rigetto dell’istanza attorea. Il Tribunale parigino accoglie la domanda attrice e, insieme, condanna Twitter al risarcimento del danno per 4000€ poiché la richiesta informale del ricorrente era stata reiteratamente presentata antecedentemente al termine di cancellazione dei dati.
Anche negli Stati Uniti, presso la Supreme Court of New York, Kings County, è stato affrontato il caso di un account fake di Twitter. In questa specifica fattispecie il fake ha usurpato l’identità di un soggetto e pubblicato sul profilo twitter di questi la foto di abusi su minori mostrati durante un processo per violenze su bambini in corso presso una corte newyorkese, nonostante la proibizione del giudice di scattare immagini durante le udienze. Con questa sentenza il giudice newyorkese, oltre a scagionare completamente l’attore-vittima del falso account, ordina a Twitter di svelare i dati personali del gestorre dell’accont fake.
Il caso affrontato dalla High Court of New Zealand riguarda la campagna “Climate Voter” organizzata da Greenpeace nel giugno 2014 in vista delle elezioni del 20 settembre 2014. La campagna consisteva nel lancio di un sito web (www.climatevoter.org.nz) e con collegati profili Facebook e Twitter (nello specifico, @ClimateVoterNZ). Secondo la Electoral Commission neozelandese, siffatta campagna aveva ad oggetto argomenti politici, nonché costituiva propaganda elettorale e pertanto doveva obbedire alle disposizioni dell’Electoral Act 1993. Tuttavia la Corte ha accolto le regioni di Greenpeace affermando che le campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica in materia ambientale non costituiscono propoganda elettorale e sono protette della libertà di manifestazione del pensiero.
In Sudafrica, la North Gauteng High Court ha affrontato un caso relativo alla diffusione via blog e Twitter di allegazioni e insinuazioni negative sulle capacità professionali del ricorrente, un soggetto piuttosto noto a livello locale, secondo le quali il ricorrente era coinvolto in frodi ovvero condotte illegittime. Prima che la causa giungesse in decisione, il convenuto ha pubblicato una rettifica sui contenuti diffamatori precedentemente diffusi insieme alle scuse, pertanto il convenuto instava per lo stralcio del contenzioso, rimanendo tuttavia in sospeso la questione delle spese legali. Il giudice ha preso atto delle scuse e delle rettifiche, tuttavia ha posto a carico del convenuto l’intero costo delle spese legali sostenute dall’attore.
Presso la Court of Final Appeal di Hong Kong è giunta in decisione una causa relativa alla diffusione online di un messaggio ritenuto istigatore alla violenza politica. Oltre al rigetto dell’appello del condannato autore del suddetto messaggio, questa decisione è interessante per la critica alla carenza di stringenti norme sul controllo della decenza, offensività e opportunità dei contenuti pubblicati, facendo specifico riferimento a due norme legislative che, seppur rivolte a regolare i mezzi di comunicazione, non contengono alcun riferimento a Internet, lasciando la Rete senza appropriata regolamentazione. Nelle note a piè pagina, si fa riferimento a Twitter proprio come caso esemplare nella divulgazione incontrollata di contenuti.

Daytime photos capture the eerie quiet of Hong Kong’s central district

Originally posted on Quartz:

HONG KONG—On any given business day, Hong Kong’s 7.2 million people take 12.4 million journeys on public transport, many of them coming into and out of the area of the city known as Central.

The neighborhood is home to finance giants including Bank of China, HSBC, and Citigroup, as well as the Hong Kong Stock Exchange. It’s also the local headquarters of companies including Rolex and the law firm Clifford Chance, along with the city’s main government buildings and China’s People’s Liberation Army Force.

But since Hong Kong’s mass protests started, a daytime visit to Central or Wan Chai, the two neighborhoods abutting the agitation’s epicenter at Admiralty, has offered up glimpses of a post-apocalyptic Hong Kong. Because protesters have blocked roads and some businesses are keeping employees home, the neighborhoods during the day are eerily empty, with abandoned avenues and overpasses that normally teem with many of Hong…

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Gross contro Svizzera

La Grande Camera della Corte europea dei diritti umani ha dichiarato inammissibile l’istanza di revisione della decisione del 14 maggio 2013. In realtà si è scoperto che la ricorrente era venuta a mancare (dopo aver ottenuto i farmaci eutanasici, nonché assistita da una nota associazione favorevole all’eutanasia) già dal 10 novembre 2011. La Corte di Strasburgo ne ha ricevuto notizia soltanto il 7 gennaio 2014, pertanto l’impugnata decisione del 2013 non è divenuta definitiva. Qui il comunicato stampa

Si pronuncerà la Corte costituzionale

Sulla legittimità costituzionale del dell’art. 5, comma 1, e degli artt. 14, comma 3. 15, comma 2, e 16, comma 3, del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, nonché del comma 3 dell’art. 32 bis del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici approvato con decreto legislativo n. 117 dei 2005, come introdotto dall’art. 6 del decreto legislativo n. 44 del 2010 in relazione agli articoli 21, commi 2 e seguenti, 24 e 25, comma 1, della Costituzione.

In altri termini, si tratta delle norme sulle quali si basa il noto Regolamento AGCOM sulla protezione del diritto d’autore su Internet.

Nei commenti il testo completo dell’ordinanza.

In Texas

la Texas Court of Criminal Appeals Decisions ha stabilito che scattare fotografie è sempre protetto dal Primo Emendamento, ergo non è necessario il consenso dell’interessato, nè sono censurabili le foto “upskirt”, cioè quelle scattate al fine di eccitare l’attenzione sessuale di chi guarda: qui

Scots aren’t the only ones voting on whether Scotland should become independent

Originally posted on Quartz:

Nearly 4.3 million people have registered to vote in Scotland’s referendum on independence, the largest electorate ever recorded in the country. With polls showing the Sept. 18 vote as too close to call, the campaigns are appealing to every niche in that electorate in hopes of tipping the balance.

One constituency that could prove decisive, given the tight margins, is non-Scots. Some 500,000 English, Welsh, and Northern Irish will vote in the referendum, and polls show they favor maintaining the union by a large margin. But since the referendum will follow the same rules as local elections, the voters also will include more than 100,000 people from elsewhere in the EU and Commonwealth who are resident in Scotland.

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The latest polls show non-Brits also favor the “No” (to independence) camp, but by a smaller margin than Brits born outside of Scotland. Scottish National Party leader Alex Salmond…

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La tutela dei diritti degli animali presso le corti straniere

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico l’8 settembre 2014

Uno dei dibattiti più vivaci del mondo giuridico riguarda la possibile titolarità di diritti in capo agli animali, specie quelli domestici, già considerati nel nostro ordinamento quali “esseri senzienti” dalla legge 4 novembre 2010 n. 201 di ratifica della Convenzione europea per protezione degli animali da compagnia. Siffatta normativa ha già trovato applicazione nei Tribunali italiani, ad esempio con un decreto del Tribunale di Milano secondo cui “l’animale non può essere più collocato nell’area semantica concettuale delle “cose” dovendo essere riconosciuto come “essere senziente”. Analogo orientamento è stato adottato dalla Court of Queen’s Bench of Alberta, Canada, in un contenzioso tra un condominio e una condomina il cui gatto, abituato a gironzolare per le parti comuni, specie nella lavanderia, provocava irritazione da parte degli altri abitanti, alcuni sofferenti di allergia al pelo felino. Nonostante il condominio si fosse dichiarato “friendly” nei confronti degli animali domestici degli abitanti e che molti di essi avessero ottenuto un permesso scritto dal board per tenerli presso di sé in casa, i condomini hanno citato in giudizio la proprietaria per allontanare l’animale perché la convenuta non aveva ottenuto un permesso scritto che l’autorizzasse a tenerlo con sé. Va notato che il board del condominio non è mai stato parte in causa. La Corte canadese, seppure osservando che secondo la legge nessun animale potesse vivere né negli appartamenti, né nelle parti comuni senza autorizzazione scritta, ha affermato che “pets are not simply chattels”, cioè che gli animali da compagnia non sono semplicemente dei beni mobili, soprattutto in considerazione del rapporto tra il gatto e la sua proprietaria. Pertanto, nel bilanciamento tra i vari interessi, il giudice ha rigettato l’istanza dei ricorrenti, tuttavia dichiarando la necessità per la proprietaria del gatto di ottenere l’autorizzazione scritta del board a tenerlo con sé.

Negli Stati Uniti, la Corte Suprema dell’Oregon è stata ancora più netta nel caso State v. Arnold Nix, nel riconoscere il diritto degli animali, in particolare degli animali domestici, ad essere titolari di una posizione giuridica “iure proprio”. In particolare gli animali, nel caso specifico 20 cavalli e una capra, non sono considerabili come “property” ovvero meri oggetti di proprietà, ma hanno assunto una posizione giuridica autonoma che li considera come “legal victims” del loro proprietario che non li nutriva a sufficienza, facendoli quasi morire di fame maltrattandoli. Il suddetto proprietario, denunciato più volte, è stato arrestato. Sulle medesime considerazioni, la stessa Corte, nel caso State vs. Linda Fessenden and Teresa Dicke, ha affermato che le autorità di polizia avevano il diritto di entrare nella fattoria delle proprietarie di un cavallo malnutrito per poterlo prelevare e trasportare da un veterinario presso una struttura di cura perché l’animale rischiava di morire di stenti. Seppure abbia asserito che le autorità di polizia debbano sempre ottenere un mandato per entrare nella proprietà privata altrui, il giudice ha osservato che nel frattempo l’animale avrebbe potuto anche morire, quindi l’emergenza della sua tutela è qui prevalsa sui diritti delle proprietarie.

In Australia, la Corte Suprema della Tasmania, ha trattato il caso di un imputato condannato a 8 diverse pene reclusive, per 140 delle 184 accuse di maltrattamento degli animali, nonché condannato al pagamento di 111,227.25 AUSD per i costi di sequestro, cura e mantenimento del suo bestiame, tra cui molti bovini, oltre all’interdizione dalla custodia del bestiame per 10 anni. Nello specifico la Corte ha affermato che molti bovini sono stati trascurati e non adeguatamente nutriti per mesi provocando la loro debilitazione e incapacità a rialzarsi. Seppure non vi fosse stato motivo di pensare che la crudeltà dell’allevatore fosse intenzionale, si tratta di un grave caso di reiterato abbandono. I giudici osservano che l’imputato avrebbe potuto prendere provvedimenti opportuni alla salvaguardia del bestiame, come venderlo o cedere la fattoria. Pertanto, la Corte conclude che la severità della reclusione inflitta deve servire da deterrente alla comunità e a tutti coloro che, impegnati nelle attività agricole, a causa di mancanza di mezzi o di capacità, o entrambi, trascurino di fornire assistenza e cura appropriata degli animali gestiti negli allevamenti dei quali sono responsabili.

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